Un convegno movimentato
Le lacrime di Feltri per Oriana Fallaci: «Non riuscii a parlarle, ho provato un dolore enorme»
Il ricordo della giornalista al Senato, tra aneddoti personali ed eredità culturale. Scintille tra Mentana e Nirenstein, Terzi di Sant'Agata lascia la sala: «Ora basta, me ne vado...»
La commozione di Vittorio Feltri, le scintille tra Enrico Mentana e Fiamma Nirenstein, lo sdegno di Giulio Terzi di Sant’Agata che lascia il convegno per le parole del direttore del Tg La7. La Fondazione Luigi Einaudi ha organizzato al Senato un convegno su Oriana Fallaci, nell’approssimarsi dei vent’anni dalla scomparsa, avvenuta nel settembre 2006. E sta forse più nelle reazioni che nelle parole la forza del ricordo della giornalista, che il segretario generale della Fondazione, Andrea Cangini, ha definito «un profeta», al maschile «perché lei amava definirsi uno scrittore e non una scrittrice».
«Un profeta, al maschile»
Fallaci, ha detto Cangini, «è stata un profeta perché ha costretto le coscienze occidentali, le opinioni pubbliche, le élite come le masse a riflettere sul tema della compatibilità dell’Islam con i valori democratici e liberali che, almeno fino ad oggi, hanno retto l’Occidente». «Lo ha fatto con la passione, la forza e anche la capacità divisiva che le apparteneva. Ma il fatto che a vent’anni dalla morte siamo ancora qui a ragionare delle sue tesi, evidentemente ci dice che ha centrato un punto nevralgico del nostro vivere civile».
La libertà come «dovere morale»
A parlare di “Oriana Fallaci, una donna: il dovere della libertà. La risposta dell’Occidente al fondamentalismo islamico” si sono ritrovati, in presenza e da remoto, nomi noti del giornalismo italiano e non solo che l’hanno conosciuta e frequentata, da Vittorio Feltri a Enrico Mentana, da Fiamma Nirenstein a Ernesto Galli della Loggia. In sala hanno preso la parola anche il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto e il senatore Marco Lombardo di Azione, che ha organizzato l’evento.
Il monito all’Occidente
Tutti sono stati accomunati dal ricordo dell’orgoglio e delle lotte portate avanti della giornalista, a partire da quella a difesa degli ebrei e contro l’antisemitismo. «Per lei la libertà non era un privilegio, ma un dovere morale», ha ricordato Benedetto, sottolineando che «comprese che l’Occidente poteva perdere se stesso per la debolezza delle proprie convinzioni, piuttosto che per la forza dei suo nemici».
Le lacrime di Feltri per Oriana Fallaci
Particolarmente toccante il ricordo di Feltri, che si è commosso nell’evocare i tanti aneddoti di vita vissuta con la giornalista ai tempi in cui entrambi lavoravano al Corriere della Sera. «I suoi articoli facevano impazzire la gente», ha sottolineato Feltri. «Le diedi un pacchetto di sigarette al giornale, che era rimasta senza, e diventammo amici, così quando veniva in Italia veniva da me. Lei decise di morire e scelse come ultima tappa casa mia…», ha raccontato ancora il direttore, ricordando anche che «un giorno mi invita al ristorante e mi regala un pacco, ho sbirciato ed era una pelliccia di visone, ho pensato fosse una moda americana e la tengo a casa mia come un simbolo, ogni mattina la vedo e penso a lei, che forse mi ha voluto bene, anche se ero un direttore…». «Prima che lei morisse fui ricoverato anche io e lei mi cercò, ma non riuscii a parlarle, ho provato un dolore enorme», ha poi confessato Feltri, tra le lacrime e gli applausi.
Le scintille tra Mentana e Nirenstein
Si è passati dalle lacrime alle scintille quando a lavori quasi terminati a Mentana è stato chiesto cosa avrebbe pensato oggi la Fallaci della vicenda della Flotilla, con i manifestanti sequestrati da Israele e dileggiati dal ministro per la sicurezza Ben-Gvir. Una risposta che Mentana ha spiegato di non poter dare, limitandosi a citare la condanna del capo dello Stato e sottolineando che parlare della Global Flotilla «come di qualsiasi manifestazione a difesa dei palestinesi di Gaza o di istanze che ci possono sembrare vicine o lontane, vuol dire parlare di un diritto che è delle democrazie».
Terzi di Sant’Agata lascia la sala: «Basta, me ne vado…»
«Vedi, Fiamma – ha poi aggiunto Mentana rivolgendosi a Nirenstein – io lo dico a te come lo dico a chiunque, adesso il parafulmine è diventato Ben-Gvir, ma Ben-Gvir che cosa ha fatto ieri? Ha filmato, con un video, quello che stava comunque succedendo, non sono le sue risate che fanno indignare in quel video, è il trattamento delle persone, che è nei protocolli di azione delle forze israeliane». Parole che hanno fatto sussultare la giornalista: «Ma no, non è così, scusa, è proprio vero il contrario», ha risposto, scuotendo la testa. «Ci sono le immagini», ha ribattuto Mentana, mentre i toni si accendevano anche in sala, dove si è sentito il senatore di FdI ed ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata dire «ora basta, me ne vado…», lasciando l’incontro.
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