L'intervista
«Le immagini di Modena fanno pensare alla strage di Nizza. A sinistra ci fu chi tentò di giustificarla». Parla Marion Maréchal
Dall’attentato del 14 luglio 2016 alle periferie francesi, l’eurodeputata di Reconquête avverte l'Italia e accusa la sinistra: «L’immigrazione incontrollata alimenta il radicalismo, ma loro vogliono sempre vedere nell'immigrato prima di tutto un oppresso»
«Ogni volta che si verifica questo tipo di attacco è difficile per noi non pensare al terribile attentato islamista di Nizza». Le immagini di Modena, con un’auto lanciata contro la folla, hanno riportato alla memoria di Marion Maréchal, eurodeputata francese di Reconquête-Ecr, il ricordo della strage che il 14 luglio 2016 causò 86 morti e oltre 450 feriti.
Onorevole, cosa le resta in mente di quei drammatici momenti?
«All’epoca ero consigliera regionale della Provenza-Alpi-Costa Azzurra e, nelle ore successive, ero al fianco dei nizzardi per condividere non solo il loro dolore, ma anche la loro rabbia. Non dimenticherò mai quella donna che mi stringeva a sé, in lacrime, perché sua figlia era morta, travolta da quel camion».
Nella sinistra italiana si fa fatica a riconoscere un nesso tra alcuni atti di violenza commessi da immigrati di prima o seconda generazione e la cattiva gestione dei fenomeni migratori. Riscontra il medesimo atteggiamento anche in Francia?
«La sinistra rimane imprigionata nei suoi vecchi concetti e nei suoi maestri di pensiero: vuole sempre vedere nell’immigrato – compreso il criminale, compreso il terrorista – prima di tutto un oppresso. Rimarreste sorpresi nel leggere le frasi deliranti che sono state scritte da alcuni intellettuali di sinistra per cercare giustificazioni (e talvolta scuse) per i terroristi islamisti, immigrati o figli di immigrati ai quali il nostro Paese aveva tuttavia offerto tutto».
Perché la seconda generazione può risultare più problematica?
«Il nostro Stato investe quasi 10 miliardi di euro all’anno nei 1.360 “quartieri prioritari” periferici. Il risultato è sempre più violenza, sempre più narcotraffico, sempre più radicalizzazione islamista e rifiuto della Francia. Il problema è la massa e la distanza identitaria. In Francia abbiamo un’immigrazione massiccia e incontrollata da Paesi extra-Ue e per lo più musulmani. Ciò crea gravi problemi di assimilazione, poiché il numero favorisce il comunitarismo e la possibilità di riprodurre da noi stili di vita stranieri. È lì che le reti islamiste fanno il loro lavoro».
Con quali effetti?
«Oggi, in tutti i sondaggi d’opinione, sono i giovani musulmani presenti in Francia a mostrarsi i più radicali, anche quando sono nati qui. Il 33% dei musulmani residenti in Francia prova simpatia per una delle correnti islamiste e tra i giovani figli di immigrati si sale al 42%. Il 3% nutre simpatia persino per il jihadismo. Si tratta di un bacino di reclutamento potenziale di oltre 140.000 persone…».
I tanti attentati terroristici che hanno attraversato la Francia segnalano il fallimento delle politiche di integrazione varate finora. Come invertire la rotta?
«Non solo bisogna fermare l’immigrazione di massa, ma anche considerare che gli stranieri presenti sul nostro territorio che però ci odiano o professano un’ideologia che ci minaccia – nel nostro stile di vita ma anche nella nostra sicurezza fisica – non hanno nulla da fare qui e devono quindi ripartire. Parallelamente, occorre condurre una guerra senza quartiere contro le reti islamiste radicali».
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