Le fuffa guru
La nuova frontiera del femminismo: le influencer che fanno cassa sull’ossessione per il patriarcato
Fioccano corsi su come "disimparare la sottomissione", "riconoscere le red flag", "guarire dal patriarcato interiorizzato" e si afferma la figura della "femminista coach": una forma di capitalismo emotivo con filtro lilla
La lotta al patriarcato è ormai un brand e tutto quello che gli gira intorno costituisce un modello di business estremamente remunerativo. È la nuova frontiera del femminismo e frutta bene, benissimo.
La nuova frontiera social del femminismo
I social, come al solito, hanno favorito una rapida e inesorabile evoluzione del fenomeno, fatta di consolidamento, per step, di slogan fatti assurgere a verità incontestabili: non perché siano in qualche modo comprovati, ma perché chiunque provi a discuterne è tacciato di negazionismo, di patriarcato e, ça va sans dire, di fascismo.
In principio fu «il figlio sano del patriarcato»…
In principio fu il figlio sano del patriarcato: ogni uomo come portatore di una sorta di gene maligno che lo rende colpevole in partenza, potenziale abusatore a prescindere, pericoloso in re ipsa. Ricordate quelle che «meglio in un bosco da sole con un orso che con un uomo»? Ecco. Partendo da un simile dogma, il passo successivo è obbligato: nel rapporto uomo-donna, il maschio è abusante per definizione. Ogni relazione è tossica, ogni litigio è violenza psicologica, ogni critica è manipolazione, ogni ex fidanzato è un narcisista patologico.
La guerra delle “fuffa guru” al maschio in quanto tale
L’approdo finale? Col maschio non si discute, non ci si confronta. Il maschio va distrutto, denunciato, sputtanato e lasciato in mutande. Perché è sempre la donna a decidere cosa sia molestia, cosa sia abuso, cosa sia reato. Parola delle “fuffa guru” del web, nuove profetesse dalle cui labbra pendono milioni di donne disposte a pagare per sentirsi dire, ad esempio, che un complimento diventa molestia se è la destinataria a deciderlo: «Lo dice il codice, lo dice l’articolo 306 del codice penale». Che poi l’articolo 306 punisca la banda armata è secondario. Parola di “avvocata” dei diritti e la sua parola è inconfutabile.
Il fatturato cresce insieme agli allarmi contro il patriarcato
Il punto è che dietro ai «decostruiamoci», ai corsi per «liberarsi dal maschile tossico», alle serie online che insegnano «la gestione finanziaria della coppia», gira un mercato gigantesco fatto di libri, podcast, coaching, consulenze, spettacoli teatrali, festival, masterclass, corsi online, merchandising emotivo e contenuti social che hanno un solo scopo: fare soldi sul disagio altrui. Più il patriarcato appare onnipotente, più il fatturato cresce.
La “femminista coach”
Non è un caso che negli ultimi anni sia esplosa la figura della “femminista coach”: «Disimpara la sottomissione», «Riconosci le red flag», «Guarisci dal patriarcato interiorizzato». Pacchetti premium, ovviamente. La parola chiave è sempre la stessa: empowerment. Che però, tradotto dal marketing all’italiano, significa spesso “compra il mio corso”.
Il meccanismo è perfetto. Prima si convince il pubblico di vivere immerso in una struttura opprimente invisibile ma onnipresente. Poi si vende il percorso per “liberarsene”.
L’industria dell’oppressione percepita
Ed ecco nascere l’industria dell’oppressione percepita. Naturalmente non si nega l’esistenza della violenza vera, delle discriminazioni reali, delle molestie autentiche. Sarebbe folle. Ma il punto è un altro: l’inflazione continua del concetto di abuso produce un cortocircuito culturale nel quale tutto diventa violenza e quindi nulla lo è più davvero. In compenso, l’industria globale del self-help cresce a dismisura proprio alimentando ansie identitarie e bisogni emotivi permanenti e il femminismo social finisce spesso per assomigliare al suo opposto speculare: i guru motivazionali della mascolinità alfa.
Il capitalismo emotivo con filtro lilla
Stesse tecniche, stesso linguaggio terapeutico, stessa monetizzazione dell’insicurezza. Cambiano soltanto i nemici.
Da una parte il “maschio tossico”. Dall’altra la “donna manipolatrice”. Il paradosso finale è che il patriarcato, forse, non è mai stato così redditizio. Lo si combatte con libri da ventidue euro, podcast sponsorizzati, tour teatrali sold out, corsi online in abbonamento e master di autocoscienza da 999,99 euro più Iva. Altro che rivoluzione. È capitalismo emotivo con filtro lilla.
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