A 10 anni dalla morte
La lezione di Pannella: quel memorabile duello con Almirante che insegna cos’è la democrazia
Il 19 maggio 2016 moriva il leader radicale. Sono trascorsi dieci anni e il ricordo va a una lontana sera di tanti anni fa che ha molto da insegnare. Stile, parola, visione, coraggio in una memorabile Tribuna politica condotta da Jader Jacobelli
Il 19 maggio 2016 se ne andava Marco Pannella. Sono trascorsi dieci anni e il ricordo va a una lontana sera di tanti anni fa.
Era il 3 aprile 1980 e Jader Jacobelli conduceva Tribuna politica con due ospiti d’eccezione: Marco Pannella e Giorgio Almirante. Quel confronto è conservato negli archivi di Radio Radicale come contraddittorio Rai tra i due leader, della durata di circa 23 minuti.
Fino ad allora quasi nessun leader politico aveva voluto misurarsi davvero, in un confronto diretto e paritario, con il segretario del Msi, un partito che sedeva in Parlamento, partecipava regolarmente alle elezioni, rappresentava milioni di italiani ma era considerato fuori dal cosiddetto “arco costituzionale”, espressione usata per indicare i partiti che avevano partecipato alla nascita della Costituzione repubblicana e dalla quale il Msi restava escluso.
Pannella e il confronto con Almirante: lezione di democrazia
Pannella, coerente con la sua idea radicale di libertà, volle invece confrontarsi con l’avversario. Non per legittimarlo ideologicamente ma per riconoscere un principio fondamentale: in democrazia non si cancella chi rappresenta una parte del popolo. Lo si combatte, lo si contesta, lo si incalza ma non lo si priva del diritto di parola. Per Pannella il rispetto democratico non poteva essere selettivo. Non poteva valere per “quasi tutti”. Doveva valere per tutti, anche per l’avversario più distante, anche per chi era considerato scomodo. Era questa la sua grande capacità: distinguere il confronto dalla scomunica, la polemica dalla demonizzazione, l’opposizione politica dall’annientamento morale.
Il riconoscimento dell’avversario: questione di onestà intellettuale
Pannella sapeva che la violenza degli anni di piombo nasceva anche dall’idea che esistessero cittadini, militanti, avversari politici da trasformare in bersagli, che colpire un fascista fosse meno grave o addirittura giusto, che l’appartenenza politica potesse degradare la persona a nemico assoluto.
Almirante, dal canto suo, con grande onestà intellettuale, riconosceva in Pannella un avversario coraggioso, capace di combattere battaglie che allora apparivano impossibili: il divorzio, l’obiezione di coscienza, i diritti civili, la giustizia, il carcere, la fame nel mondo. Spesso non le condivideva ma ne coglieva la forza morale e la radicalità e non si sottrasse al confronto.
Il confronto come metodo
In quella sera di aprile di tanti anni fa il terreno più interessante del dibattito fu il tema dei diritti sociali. Pannella guardava agli ultimi del mondo, ai popoli sofferenti per la fame, alle emergenze internazionali. Almirante replicava che l’Africa era anche “in casa nostra”, nei quartieri poveri, nel sottoproletariato italiano, nelle periferie abbandonate, tra i pensionati e i disoccupati, in chi si sentiva escluso dal benessere.
Il segretario rivendicava la vocazione sociale, nazionale, popolare della destra italiana, non liberista, non tecnocratica. Una destra che, come Almirante sottolineava, in tema di stato sociale non temeva confronti con altre forze politiche. E’ rimasta celebre la sua frase: “Se parliamo di Stato sociale nessuno è più a sinistra di noi”, intendendo con ciò sottrarre alla sinistra il monopolio morale della questione sociale.
Cultura, parola, visione, coraggio
Eppure ciò che rende memorabile quel confronto non è soltanto il contenuto politico. È il metodo. Pannella e Almirante erano lontanissimi.
Uno libertario, radicale, anticlericale, provocatore. L’altro era uomo di destra, identitario, legato a una comunità politica esclusa dal sistema. Ma entrambi avevano cultura, parola, visione, coraggio. Sapevano duellare senza insultarsi. Sapevano affrontare l’avversario con il fioretto e meritarsene il rispetto. Riuscirono, ognuno per la propria parte, a cambiare profondamente la politica italiana.
Oggi, a distanza di dieci anni dalla scomparsa di Pannella, va riaffermato che come Almirante riuscì, contro ogni previsione, a creare i presupposti per il ruolo di primo piano della destra nella politica italiana; così Pannella introdusse nella società concetti totalmente nuovi che entrarono a far parte del comune sentire degli italiani: il divorzio, il diritto all’aborto, l’importanza dell’Europa, il diritto alla conoscenza. Quella sera non andarono in scena due nemici ma due avversari. Ed è questa la differenza che oggi sembra smarrita. Il nemico non ha diritto di parola; l’avversario invece va ascoltato proprio per poterlo confutare. Il nemico è disumanizzato; l’avversario resta una persona, il rappresentante di un’idea e in quanto tale un interlocutore.
Quel confronto ebbe un valore civile enorme
In quegli anni l’Italia era attraversata dal terrorismo, dagli omicidi politici, dalle piazze contrapposte, dall’odio ideologico. Proprio per questo quel confronto ebbe un valore civile enorme: mostrò che il confronto politico poteva essere aspro senza essere brutale, inconciliabile senza essere incivile, appassionato senza essere fanatico. Durante quella tribuna politica in televisione pubblica andò in onda una lezione di democrazia e di stile. Jacobelli moderò senza diventare protagonista, non cercò l’applauso, non provò a interrompere per esibire se stesso, non trasformò il confronto in processo. Fece il moderatore. E già questo, visto con gli occhi di oggi, sembra rivoluzionario.
Scambio di battute memorabile
Resta memorabile lo scambio tra i due duellanti:
“Sei sempre così elegante ma oggi mi interrompi molto”, disse Pannella.
“Ti chiedo scusa”, replicò Almirante.
“Te ne prego”, rispose Pannella.
Poche parole, dentro un mondo: ironia, rispetto, misura. Al termine del confronto Jacobelli congedò gli spettatori con una frase significativa: da moderatore non poteva esprimere opinioni politiche ma da “impresario” si augurava che vi fossero altri confronti come quello. E aveva ragione.
Poi vennero le risse in prima serata, i conduttori di parte che si sostituirono ai politici cercando di zittirli, i giornalisti che iniziarono a intervistarsi tra loro, gli attacchi scomposti a cui oggi assistiamo sgomenti e che spesso nascondono il vuoto delle idee.
Per questo quella sera del 3 aprile 1980 resta una bella pagina di politica che ci restituisce l’immagine di due grandi personalità che da fronti opposti si misurarono senza paura del confronto democratico.
*Sen. Susanna Donatella Campione
Componente commissione giustizia
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