Il profilo
Il Papa chiama, la Silicon Valley risponde: chi è Christopher Olah, il genio ateo invitato da Leone XIV a parlare di Ai
Il co-fondatore di Anthropic sarà tra i relatori della presentazione di «Magnifica Humanitas», la prima enciclica del pontificato dedicata all’intelligenza artificiale e alla tutela della persona umana
Cronaca - di Alice Carrazza - 20 Maggio 2026 alle 15:05
La scena si consumerà nelle sale del Vaticano, davanti a cardinali, teologi e studiosi della dottrina sociale della Chiesa. Ma uno dei nomi destinati a far discutere è quello di Christopher Olah, 34 anni, canadese, ricercatore nel campo dell’intelligenza artificiale e co-fondatore di Anthropic. Ateo dichiarato. Ex evangelico. E ora invitato a intervenire alla presentazione di «Magnifica Humanitas», la prima enciclica di papa Leone XIV, dedicata alla «custodia della persona umana nel tempo dell’Ai». Una presenza che rompe gli schemi. Anche perché Olah non arriva dal mondo accademico cattolico né da quello diplomatico. Arriva invece della Silicon Valley.
Il Vaticano guarda alla Silicon Valley
La scelta del Vaticano non è passata inosservata. Accanto ai prefetti dei dicasteri e agli esperti di teologia politica, Olah rappresenta un elemento estraneo rispetto al profilo tradizionale dei relatori. Ma il nodo dell’enciclica sembra spiegare la direzione presa da Prevost: affrontare l’Ai non come tema tecnico, ma come questione antropologica.
Anthropic, la società fondata da ex ricercatori OpenAI, negli ultimi mesi ha intensificato il confronto con il mondo religioso sui limiti etici dell’intelligenza artificiale. Ad aprile aveva già promosso incontri con rappresentanti delle confessioni cristiane. E proprio il lavoro di Olah sull’«interpretabilità» dei modelli avanzati — cioè il tentativo di capire come ragionano le reti neurali — si inserisce nel terreno più delicato del dibattito: capire se queste tecnologie siano davvero controllabili. Due anni fa, intervistato dal Time, Olah aveva sintetizzato così il problema: «Se riuscissimo davvero a comprendere questi sistemi – e ciò richiederebbe notevoli progressi – potremmo forse arrivare a stabilire quando questi modelli sono effettivamente sicuri. O se invece sembrano solo sicuri».
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