Il flop dei candidati bengalesi col Pd a Venezia: male le preferenze, peggio l’integrazione
Dai dem nessuna autocritica sul messaggio fuorviante arrivato ai cittadini. Venturini: «Da settimane avvertivo la preoccupazione della città per strappi ideologici che le sono estranei. Molti cittadini stranieri e musulmani hanno votato per me, temendo un'escalation di tensione razzista»
Esperimento fallito per il Pd a Venezia anche per quanto riguarda la squadra dei candidati bengalesi. A Mestre, territorio in cui si concentra la comunità originaria del Bangladesh, il candidato del centrosinistra Andrea Martella è andato peggio rispetto alla media della città: il risultato complessivo è stato del 39,2%, quello di Mestre del 38,49%. I dem sul territorio hanno avuto un piccolo vantaggio: hanno preso il 25,77% a fronte del 24,08% di media cittadina, ma al Municipio, dove correvano diversi candidati bengalesi, hanno preso meno di quanto in zona abbiano preso per il Comune, attestandosi al 25,47%.
Il risultato dei candidati bengalesi a Venezia
Del resto, la performance dei singoli candidati non è stata particolarmente brillante. La candidata di punta al Comune, l’architetto Rhitu Miah si è fermata a 459 preferenze. È andata anche peggio a Kamrul Syed, 41enne titolare di un negozio in una zona di Mestre ad alta concentrazione di stranieri, e identificato alla stampa locale come «la voce dei “bangla”». Syed di preferenze ne ha prese 362. In proporzione è andato meglio Afay Ali, che nella sua corsa al Municipio ha raccolto 187 preferenze. Le stime sulla presenza di cittadini bengalesi a Venezia parlano di circa 20mila persone, fra residenti e domiciliati, dei quali circa 3mila con diritto di voto. Secondo i dati del 2025, che fanno riferimento all’anno precedente, un cittadino straniero su tre tra quanti hanno ottenuto la cittadinanza a Venezia è originario del Bangladesh.
Dal Pd nessuna autocritica
La mobilitazione in lingua bengalese, gli inviti a votare Pd «in nome di Allah» arrivati da alcuni candidati, i richiami alla costruzione della moschea a Mestre, insomma, non hanno mobilitato neanche la comunità di riferimento dei candidati, mentre è assai probabile che siano serviti a far passare un messaggio di chiusura e autoesclusione rispetto alla comunità cittadina che ha allontanato l’elettorato diffuso. Il Pd che ha puntato su questa operazione, nel day after, ne attribuisce il fallimento alle polemiche che ha suscitato, senza mostrare alcun tipo di autocritica su modalità che hanno mandato un messaggio opposto all’intento dichiarato di sostenere l’integrazione. Secondo Martella, «sicuramente qualcosa hanno pesato, lo vedremo analizzando i voti. Però c’è stata una campagna che ho reputato davvero poco rispettosa di un processo di integrazione al quale noi abbiamo creduto e che è necessario in una città trattandosi di consiglio comunale».
Venturini: «Il centrosinistra ha danneggiato un processo di integrazione avviato»
Ma si può davvero liquidare la faccenda puntando l’indice contro la destra “brutta e cattiva”? O, forse, il Pd ha consentito che passasse un messaggio fuorviante sulle spalle della comunità del Bangladesh? Rispondendo a una domanda dei cronisti sul tema, il sindaco appena eletto, Simone Venturini, ha spiegato che «da settimane avvertivo la preoccupazione della città per strappi ideologici che le sono estranei». «Molti cittadini stranieri e musulmani hanno votato per me, temendo un’escalation di tensione razzista. Il centrosinistra ha danneggiato un processo di integrazione avviato: io ripartirò da lì, come sindaco di tutti», ha detto il neosindaco, che con il suo 51% di preferenze si è dimostrato nei fatti un tantino più in sintonia con la città del candidato dem.
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