L'editoriale
I sogni del campo largo si schiantano sul Mose e non passano lo Stretto. Altro che vento del “no”…
Fine dell'illusione per Schlein & co. Quando c’è da proporre, da dire qualche «sì», gli elettori guardano ai programmi e al progetto. E il risultato, nell'Italia profonda, premia ancora il centrodestra
L'Editoriale - di Antonio Rapisarda - 26 Maggio 2026 alle 06:49
Il campo largo si è schiantato sul Mose. Non è andata meglio al suo alleato immaginario, il “vento del No”: non ha nemmeno sfiorato la riva calabrese dello Stretto. Brusco risveglio per i giallo-rossi che con queste Comunali di primavera erano convinti di recapitare l’avviso di sfratto al governo Meloni. È finita già al primo turno con la disfatta nelle due sfide di rilievo nazionale: il centrodestra si conferma alla grande a Venezia, sbanca e riconquista Reggio Calabria. E anche in tanti altri centri la coalizione di governo si rivela competitiva: altro che crisi e trauma da fine impero…
Si dirà che si è trattato solo di elezioni locali (comunque con sei milioni di italiani chiamati alle urne da Nord a Sud). Non la pensava di certo così Elly Schlein che alla vigilia del voto nel capoluogo del Veneto parlava di «segnale» da lanciare, di test politico e assicurava alla piazza: «Da qui mandiamo a casa Meloni». Peccato di hybris. I veneziani, come i reggini, alla fine hanno mandato a casa il Pd e i loro alleati. «A posto» dunque, come ha commentato la stessa premier su X a corredo della maldestra “promessa” della sua rivale.
Che cosa è avvenuto in questa ultima tornata prima delle prossime Politiche? Semplice. Il referendum sulla magistratura è evaporato da un pezzo (nel frattempo le analisi del voto hanno decretato in tutti i modi che il «no», su cui hanno pesato fattori endogeni come l’Iran e il caro energia, non corrisponde al bacino dell’opposizione) ma solo a sinistra l’hanno scambiato per un biglietto “salta-elezione” per Palazzo Chigi. Alla fine la sveglia per Elly e Giuseppi è suonata: dovete sudarvela.
Fine dell’illusione. Quando c’è da proporre, da dire qualche «sì», gli elettori guardano ai programmi e al progetto. E il risultato, nell’Italia profonda, premia ancora il centrodestra. Oltretutto, dove vince, a sinistra non brilla certo il modello «testardamente unitario» e radicale della segretaria. Al contrario, è il trionfo del “caciccato”, dei ras tanto odiati da Schlein: a Salerno (De Luca) come ad Enna (con Crisafulli). Morale della storia? Proprio dalle città giungono messaggi importanti per decrittare la realtà, troppo spesso offuscata dalla propaganda anti-governativa spacciata per informazione “ufficiale”.
Il caso Venezia è plastico: settimane intere a tuonare contro il fantomatico fallimento della destra nella cultura (fra Biennale e teatro La Fenice), indicando nell’avanzata del dem Andrea Martella il colpo di grazia su una delle maggiori esperienze amministrative dal centrodestra. A trionfare invece, smontando tutta la narrazione dei circoletti, è stata la continuità laboriosa e identitaria incarnata da Simone Venturini. Stesso discorso per Reggio Calabria. Per mesi la sinistra ha straparlato di «governo contro i poveri», di «Italia spaccata». E poi nel profondo Sud a finire spiaggiati sono stati i sogni di sussidi dei 5 Stelle. A vincere è stato il suo contraltare: il modello sviluppista legato alla Zes e al Ponte.
Segnali importanti, dunque, giungono da questo primo turno di amministrative. Il primo è che il centrodestra non ha dimenticato i territori: la risposta è stata chiara. Ed è un buon viatico, un’iniezione di fiducia per la sfida delle grandi città: l’anello mancante del paradigma del buon governo sedimentato a livello regionale e nazionale. Il secondo è che la partita per le Politiche è apertissima: e pure questo è un segnale di forza per l’esecutivo Meloni. Il destra-centro dimostra di essere una coalizione strutturata, l’agenda economica del governo ha tenuto saldi i conti, i nervi e la tenuta sociale. Il terzo segnale è che, davanti a questo, dal campo largo non potranno più nascondersi dietro il «no» del referendum. Dovranno impegnarsi di più, dovranno mostrarsi finalmente per quello che sono. O forse così sarà ancora peggio…