Il dibattito
Giornaliste Italiane a Milano, lavoro e maternità al centro: «Le donne continuano a pagare il prezzo più alto»
Il sondaggio presentato a Palazzo Pirelli riapre il confronto su stipendi, leadership e disparità nel lavoro femminile: per quasi un italiano su due non esiste ancora una vera parità salariale
«A parità di ruoli e competenze, donne e uomini ricevono lo stesso stipendio?». Alla domanda contenuta nel sondaggio realizzato da Alessandra Ghisleri per l’Associazione Giornaliste Italiane, quasi un italiano su due risponde no. Il 46,5% ritiene che non esista una reale parità salariale, mentre solo il 19,1% pensa che uomini e donne vengano retribuiti allo stesso modo. È il dato che ha aperto a Milano il convegno “Eccellenza Donna. Donne e Lavoro”, organizzato nella Sala Gonfalone di Palazzo Pirelli. Una mattinata costruita attorno a numeri, testimonianze ed esperienze dirette per fare il punto sulla condizione femminile nel mercato del lavoro italiano.
Il confronto sui dati
Il sondaggio, realizzato su un campione nazionale di 800 persone tra l’11 e il 12 maggio, ha accompagnato un confronto. In collegamento da Roma, il ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone ha parlato di una crescita professionale ancora rallentata da ostacoli strutturali. «Quando c’è una compromissione della visione e degli obiettivi, nonché l’inserimento lavorativo come un percorso ad ostacoli, c’è una dispersione di energie inaccettabile. È questione di giustizia sociale: non si può lasciare ai margini una compagine, soprattutto quella femminile».
Stipendi e ruoli apicali
I numeri del sondaggio rafforzano il quadro emerso nel dibattito. Il 61,1% degli italiani ritiene che uomini e donne non abbiano le stesse possibilità di accedere ai ruoli dirigenziali. Tra le donne la percentuale sale al 70,1%. Per quasi sette italiani su dieci, inoltre, il genere continua a influenzare «molto» o «abbastanza» l’accesso alle posizioni apicali.
Nel corso della mattinata il tema della maternità e degli stereotipi torna continuamente negli interventi. Fiorenza Sarzanini, condirettore del Corriere della Sera, richiama un clima culturale che continua a incidere sulle carriere femminili. «Essere mamma non è una diminutio. Una volta si diceva se una donna fa carriera: chissà di chi è l’amante. Siamo noi a dover eliminare questi luoghi comuni. Siamo mamme, siamo lavoratrici, siamo brave. Dobbiamo essere noi a non esasperare queste differenze».
Maria Elena Viola, direttore di Donna Moderna, insiste invece sul peso del lavoro di cura. «Le donne per necessità sono diventate multitasking. Il lavoro di cura è ancora di competenza delle donne soprattutto al Sud. Gli uomini rispetto alla cura dei figli vorrebbero congedi pari a quello delle donne, ma sono frenati dal fatto che penserebbero di essere penalizzati sul lavoro. Il problema dell’occupazione femminile in Italia riguarda tutti, non solo le donne. Tanto c’è ancora da fare. Bisogna cambiare paradigma».
Dal mondo delle imprese, Cristina Scocchia, amministratore delegato di Illy Caffè, definisce quello della disparità «un tema cruciale» e soprattutto culturale. «Non c è ancora chiarezza sul fatto che uomini e donne abbiano lo stesso diritto nel crescere e fare carriera. La donna è spesso bollata come “ambiziosetta”. Io non mi sono mai considerata una donna nelle aziende, ma una persona. Uomini e donne hanno lo stesso talento, non è equamente distribuita la possibilità. Dobbiamo mettere in campo i migliori, a prescindere dal sesso».
Il divario territoriale
Nel sondaggio emerge anche una forte percezione del divario geografico. Il 78,4% degli intervistati ritiene che le maggiori opportunità lavorative siano concentrate al Nord. Quando la domanda riguarda specificamente l’occupazione femminile, il dato resta elevato: il 72,9% vede nel Nord l’area con più possibilità per le donne.
Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale di Milano, porta il punto di vista della città. «Qui il 67% occupazione è femminile. Dati positivi non soddisfacenti, ma buoni. A nessuna lavoratrice è stato regalato alcunché, spesso con retribuzioni inadeguate rispetto al loro percorso. Tanto è stato fatto, ma bisogna fare di più. Una donna libera e indipendente anche economicamente è anche meno soggetta a violenze».
Per Chiara Valcepina, consigliere regionale della Lombardia, il problema resta legato soprattutto alla difficoltà di conciliare professione e vita privata. «Il binomio donne e lavoro non sempre possibile. Quando una donna entra nel mondo del lavoro apporta una sensibilità speciale. La nostra Nazione è quello che è grazie al lavoro delle donne».
Dalla sanità allo sport
Sul fronte sanitario, Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche, sottolinea come la crescita femminile nelle professioni non corrisponda automaticamente a maggiori opportunità. «Si stanno femminilizzando tutte le professioni sanitarie. Su tutte le materie scientifiche le ragazze hanno risultati migliori. Vorrebbe dover dire maggiori opportunità, ma non è così».
Fiorenza Lipparini, direttore generale Milano & Partners, richiama invece un altro tema. «La cultura del lavoro all’estero è spesso molto diversa dalla nostra e merita di essere osservata con attenzione. Milano ha pregi e difetti: è una città compatta e i servizi essenziali sono efficienti. Resta il tema del costo della vita, che però incide su tutti, uomini, donne, famiglie».
Dal mondo dello sport interviene Manuela Di Centa, campionessa olimpica italiana e dirigente sportiva. «Lo sport ci spinge a guardare sempre oltre. Dentro e fuori dal campo portiamo avanti il significato di uguaglianza e integrazione. Chi arriva in alto deve dimostrarlo con i fatti: vinciamo, e le Olimpiadi di Milano lo hanno dimostrato, vinte dalle donne».
Cultura, televisione e nuovi lavori
Spazio anche ai nuovi lavori e al digitale con Sonia Peronaci, cuoca, conduttrice televisiva e fondatrice di Giallo Zafferano. «Giallo zafferano è stata un’idea nata per poter crescere le mie figlie. Alla base di tutto c’è un problema culturale. Sei fortunata se incontri un uomo al quale è stato insegnato a fare anche le cose che fanno le donne».
Dal mondo della cultura Carla Morogallo, direttore generale della Triennale di Milano, ricorda quanto resti difficile costruire una carriera stabile. «La mia esperienza è aver fatto carriera partendo da uno stage è una cosa rara. Sono molte di più le donne che si occupano di cultura perché la cultura viene percepita come intrattenimento».
A chiudere il confronto sul fronte televisivo è Eleonoire Casalegno, conduttrice televisiva. «Una donna deve essere libera di scegliere. Credo siano stati fatti progressi significativi, nonostante ci sia qualche retaggio maschilista e a volte la prima diffidenza arriva dalle altre donne. La bellezza ha i suo pro e i suoi contro. È un bel biglietto da visita, ma puoi essere anche bollata come poco intelligente».
Nel finale, Francesco Vecchi, giornalista e conduttore televisivo, riporta il dibattito sul senso stesso dell’incontro. «Sì celebrazione ed eccellenza femminile, ma anche di quelle che non hanno avuto l’occasione di fare carriera. Questo panel, con donne straordinarie, non significa che la strada è stata spianata, ma al contrario quante altre avremmo potuto averne».

Ultima notizia
A 38 anni dalla scomparsa
Meloni omaggia Almirante con la foto simbolo della destra: “Resta la forza delle idee”
Politica - di Eva De Alessandri