L'intervista
«Esperia nasce contro la deriva anti occidentale. Report? Ci ha portato un picco di nuovi follower». Parla Zavalani
Il direttore della piattaforma social svela di aver regalato la membership onoraria a Ranucci: «Sono liberi di fare quello che vogliono, viva la libertà d'espressione. Spero solo che la prossima volta non taglino le nostre interviste in quella maniera. O magari la prossima saremo noi a mandare loro un inviato»
Centosessantamila follower in poco più di un anno, inchieste, approfondimenti e un punto di vista lontano dal mainstream sulla politica e l’attualità: con queste credenziali Esperia ha attirato su di sé l’interesse di Report, che da mesi ormai gli dedica uno spazio fisso in quella che sembra essere diventata, a tutti gli effetti, una caccia alle streghe. Ne abbiamo parlato con il direttore Gino Zavalani, bersaglio prediletto di Ranucci e soci.
L’interesse di Report per Esperia sembra muoversi su un crinale particolare: raccontare la crescita delle pagine social di destra non come un fenomeno mediatico o politico, ma quasi come un’anomalia da decifrare. Perché tante difficoltà ad accettare l’esistenza di un contraltare alla narrazione progressista?
«Più che un contraltare alla narrazione progressista, ci poniamo come un contraltare a quella antioccidentale. L’unica linea di Esperia è che siamo pro Occidente. C’è un accanimento contro l’Occidente, di cui parlò anche Ratzinger oltre 20 anni fa e che continua ancora oggi. Esperia nasce per porre un freno a questa deriva. Se questo fa arrabbiare qualcuno ce ne faremo una ragione».
Da anni esistono reti social, creator e piattaforme apertamente schierate a sinistra che vengono considerate parte del normale dibattito pubblico o addirittura canali di informazione a tutti gli effetti. Quando però si parla di ecosistemi comunicativi conservatori o identitari, il tono cambia: si evocano regie occulte e tutto diventa propaganda. Secondo lei perché Report non si è mai interessata di verificare le visure camerali di “Abolizione del Suffragio universale” o “Meme della Terza Repubblica”?
«Non mi scandalizza che ci siano pagine da una parte e dall’altra. Viva la libertà d’espressione. E anche Esperia deve poter godere di questo diritto. Non mettono la lente di ingrandimento sulle pagine legate a certi partiti e dedite in particolare alla propaganda pro-Pal perché andrebbe contro la falsa narrazione che cercano di imporre. Le do un’anticipazione: a breve usciremo con un’inchiesta su YouTube proprio su questo tema».
Il paradosso è che ad accusarvi di fare propaganda è una trasmissione che ha una precisa linea editoriale e che fa, a tutti gli effetti, opposizione al governo spacciata per informazione. Sembra un po’ il bue che dice cornuto all’asino…
«Report è libero di fare quello che vuole. Ma da una trasmissione con quel blasone mi aspetterei almeno che verificassero le fonti, non facessero illazioni infondate e non incitassero subdolamente al razzismo. Ma spesso non lo fanno. Vedi il capo ancora cosparso di cenere di Ranucci sul caso Nordio, l’inchiesta approssimativa su Esperia e i commenti che hanno scatenato sui social sulle mie origini albanesi ripetendo ossessivamente che sono nato in Albania. Che bisogno c’era? Non mi era mai capitato in 30 anni di ricevere insulti a sfondo razzista. Grazie a Report ho fatto quest’esperienza orribile».
Suggestioni su rapporti personali, parentele, asset societari ma mai una contestazione nel merito. Insomma, non potendo attaccare i contenuti si prova a delegittimare il contenitore?
«È così. Infatti questo dimostra la nostra forza sui contenuti e la nostra indipendenza. Io sono contemporaneamente editore, in quanto socio della società, e direttore editoriale. Quanti giornalisti devono rendere conto solo a loro stessi? Io posso farlo. E ne sono orgoglioso».
L’impressione è che, a conti fatti, l’inchiesta di Report vi abbia offerto una ribalta inaspettata, facendovi uscire dalla bolla social e attirando l’attenzione di un pubblico che attinge a fonti di informazione tradizionali. Siete un po’ grati a Ranucci?
«Molto. Gli abbiamo anche regalato la membership onoraria di Esperia. Grazie alle due inchieste abbiamo avuto un raddoppio delle membership e un picco di nuovi follower: molti ci hanno scoperto grazie a Report. Spero solo che la prossima volta che verranno a trovarci non taglino le nostre interviste in quella maniera. O magari la prossima saremo noi a mandare loro un inviato».
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