Al Senato sì alla fiducia
Dalla rottamazione delle multe alle nuove soglie per il concordato: tutte le novità del decreto Fisco
Riduzione della pressione fiscale, sostegno alle imprese, rafforzamento della competitività: il provvedimento segna un altro passo nell'affermazione del modello impostato dal governo Meloni che punta su sostegno al lavoro e alla produttività. Nel testo c'è anche il taglio delle accise
Riduzione della pressione fiscale, sostegno alle imprese, rafforzamento della competitività. L’approvazione al Senato della fiducia al decreto Fisco segna un ulteriore passo sulla direttrice indicata dal governo fin dal suo insediamento, con una serie di misure che intervengono sia sul piano strategico sia su quello delle risposte più immediate, legate in particolare alle conseguenze della crisi in Medio Oriente. Nel dl Fisco, infatti, è confluito anche il decreto carburanti bis, con il taglio delle accise per contrastare il caro carburanti.
Dal Senato sì alla fiducia sul decreto Fisco
La fiducia è passata con 99 sì, 56 no e nessun astenuto. Ora il testo passa alla Camera, dove atteso per il 19 maggio, in vista della conversione entro il 26 maggio. Diverse le novità introdotte durante l’esame in Commissione e adottate dall’Aula. Fra queste, l’estensione della rottamazione alle pendenze con gli Enti territoriali come multe, Tari e Imu e un periodo di “tolleranza” di cinque giorni sui pagamenti; un nuovo calendario 2026 per il concordato con le nuove soglie per le partite Iva non affidabili; una maggiore elasticità nella compensazione tra crediti e debiti dei professionisti verso la Pubblica amministrazione, che diventa possibile per cartelle fino a complessivi 5mila euro.
Dalla rottamazione delle multe alle compensazioni: le novità del testo
La Commissione ha inoltre adottato un ordine del giorno per estende alle telecomunicazioni la stretta contro il telemarketing selvaggio nei settori di energia e gas, introdotta grazie a un emendamento di FdI al decreto Bollette. Il decreto chiarisce inoltre la decorrenza del nuovo regime Iva per le operazioni permutative, introduce novità sul regime fiscale per lavoratori impatriati; conferma al 30 giugno lo stop alla proroga sulla cosiddetta “tassa sui pacchi” pari a due euro; assegna agli “esodati” di Transizione 5.0 il 35% del credito d’imposta richiesto; toglie l’obbligo del “Made in Eu” per fruire dell’iperammortamento; ripristina il regime fiscale precedente la legge di Bilancio 2026 sulla esclusione dei dividendi e il regime Pex.
Infrastrutture, taglio delle tasse, sostegno alle imprese
Sono previste inoltre agevolazioni fiscali per le persone fisiche e giuridiche legate all’America’s Cup e in particolare l’esenzione dal pagamento di Ires e Irap; lo stop alla ritenuta d’acconto sulle provvigioni delle agenzie di viaggio; uno stanziamenti da 92 milioni per il potenziamento del porto di Piombino; l’obbligo di utilizzo di cantieri navali dell’Unione europea per il miglioramento dell’efficienza energetica delle navi; la creazione di un fondo da 50 milioni in due anni (2027-28) presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy per agevolazioni per l’accesso al credito in regime di de minimis per le imprese artigiane; uno stanziamento da 10 milioni per il settore del florovivaismo.
Melchiorre: «Un’altra risposta concreta»
Il decreto fiscale, ha detto nel corso del suo intervento in Aula il senatore di Fratelli d’Italia Filippo Melchiorre, vicepresidente della commissione Finanze a Palazzo Madama, è « un provvedimento concreto che continua il percorso di riduzione della pressione fiscale, di sostegno alle imprese e di rafforzamento della competitività del sistema produttivo italiano», ricordando le numerose misure d’impatto diretto su famiglie, lavoratori e sistema produttivo.
Il cambio di passo impresso dal governo Meloni
«Probabilmente – ha sottolineato Melchiorre – le opposizioni non sono mai state abituate a misure di questa portata: interventi strutturali, continui, duraturi, capaci di tutelare davvero famiglie e imprese nel tempo. E purtroppo i cittadini italiani stanno ancora pagando il conto di alcune delle vostre scelte scellerate. Basti pensare al Superbonus. Ma c’è un altro dato che dovrebbe far riflettere: l’instabilità politica è costata all’Italia, secondo stime riportate da Il Sole 24 Ore, circa 265 miliardi di euro nell’arco di dieci anni. In questi quasi quattro anni, invece, abbiamo visto il percorso opposto: lo spread è passato da circa 232 punti base a poco più di 70 punti. Un risultato che, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, comporterà un risparmio stimato di circa 17 miliardi di euro sui costi del debito nell’arco di cinque anni».
I risultati del sostegno al lavoro e alla produzione
«Vi siete chiesti perché oggi il nostro Paese registra il numero più alto di occupati della sua storia? Vi siete chiesti perché nel 2025 l’Italia ha raggiunto il minimo storico di persone a rischio povertà o esclusione sociale? Sono risultati – ha concluso il senatore di FdI – che dimostrano una verità semplice: quando si riduce il peso fiscale sul lavoro, si crea occupazione. Quando si sostiene chi produce, l’economia riparte».
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