Il caso
Da Storace a Giachetti, un fronte bipartisan contro il no ad Alemanno al Salone del Libro
L'ex sindaco di Roma era stato invitato a presentare il libro sulla situazione carceraria, ma il Tribunale di Sorveglianza ha negato il permesso sebbene tra un mese Alemanno finirà di scontare la pena
«Alemanno è stato un mio “avversario” politico da sempre. Ma non posso che stare dalla parte di una persona che da dentro il carcere rivede il suo approccio rispetto ai diritti dei detenuti, riconoscendo il valore dell’articolo 27 della Costituzione. Il fatto che da qualche parte si abbia paura che venga resa pubblica una testimonianza di questo tipo, la trovo una cosa fuori dalla grazia di Dio». Roberto Giachetti aggiunge la sua voce a quella di quanti sono rimasti turbati dal fatto che il Tribunale di Sorveglianza di Roma abbia negato a Gianni Alemanno la possibilità di presentare al Salone del Libro di Torino il volume L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane, scritto insieme a Fabio Falbo, lo “scrivano di Rebibbia”.
Un fronte bipartisan per Alemanno
Giachetti ha affidato il suo messaggio di solidarietà a un’intervista con L’Altravoce, sottolineando che «ormai non mi meraviglio di niente». Era stato Francesco Storace un paio di giorni fa a denunciare il caso sul Tempo, parlando di «ultimo dispetto» all’ex sindaco di Roma che tra poco più di un mese – il 24 giugno – uscirà dal carcere, dove è stato condotto la notte del 31 dicembre 2024 per violazione delle prescrizioni previste per l’affidamento ai servizi sociali, stabilito dopo la condanna a un anno e 10 mesi per traffico di influenze.
La denuncia di Storace: «Continuano a fargliene di tutti i colori»
«A giugno finisce una tortura, ma ad Alemanno continuano a fargliene di tutti i colori. Ma che male c’era a dargli un permesso per presentare il libro sulle carceri al Salone del libro? Temevano atti sconsiderati? Gianni sta scontando una pena esagerata e con i dispetti non si va da nessuna parte. Chi può agisca», ha scritto poi Storace su X, rilanciando la sua denuncia.
L’invito arrivato dalla direzione del Salone del Libro
A invitare Alemanno e Falbo era stata la direzione del Salone del libro – guidato da Annalena Benini – insieme alla professoressa Anna Grazia Stammati, direttrice del Cesp-Rete delle scuole ristrette. A loro hanno scritto i due autori per comunicare il diniego del Tribunale di Sorveglianza, in una lettera in cui hanno offerto anche una riflessione sul fatto che «ci sono inviti che aprono porte e purtroppo ci sono sistemi burocratici che subito le richiudono nel silenzio». «A cosa serve investire nella cultura in carcere, se poi quella stessa cultura viene fermata quando viene invitata ad uscire fuori dal cancello?», si sono chiesti e hanno chiesto ancora Alemanno e Falbo, domandandosi se «un libro scritto in carcere può essere raccontato solo dentro la prigione».
La lettera di Alemanno e Falbo
E ancora: «Che senso ha evocare esigenze di sicurezza, quando questa non è mai stata violata da chi ha scelto la via della responsabilità, della non violenza, della parola?». «È stato imposto il silenzio. Un silenzio che non è neutro, un silenzio che seleziona, perché decide chi può parlare e chi no, senza mai dichiararlo apertamente. Questo, però – si legge ancora nella lettera – non cancella il senso del vostro invito, al contrario lo rafforza, perché dimostra che esistono istituzioni, persone e realtà culturali che credono ancora in una cultura autentica, capace di mettere in relazione, di creare ponti, di dare spazio anche a chi vive condizioni marginali o ristrette». Un valore «non solo culturale, ma un riconoscimento umano e civile, il segno che la parola può nascere anche nei luoghi più difficili e, proprio per questo, merita di essere ascoltata».
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