"Gretini" sconfessati
Allarmisti climatici al capolinea, gli scienziati Onu confessano: “Scenari apocalittici? Implausibili”
Per 15 anni governi, banche centrali e media hanno usato modelli climatici estremi oggi archiviati dagli stessi ricercatori Onu. Cosa farà adesso la sinistra verde?
Politica - di Alice Carrazza - 19 Maggio 2026 alle 15:56
Nelle stesse settimane in cui una commissione paneuropea convocata dall’Organizzazione mondiale per la Sanità proponeva di trattare il clima come “emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale” —livello catastrofe pandemica per intendersi—, gli scienziati Onu incaricati di costruire gli scenari climatici facevano qualcosa di assai meno spettacolare: cestinavano le previsioni più apocalittiche degli ultimi quindici anni. Senza comunicati, senza breaking news, senza adolescenti disperati incollati all’asfalto.
La notizia è comparsa lo scorso 7 aprile su Geoscientific Model Development, rivista per addetti ai lavori. Titolo super tecnico: ScenarioMIP protocol for CMIP7. Verdetto: gli scenari climatici estremi usati per anni come base di politiche energetiche, stress test bancari e campagne mediatiche vengono considerati ormai “implausibili”. Traduzione: non stavano in piedi.
Il tramonto del grande spavento
Per capire la portata della retromarcia, tuttavia, bisogna entrare nella vera liturgia green. Il Cmip è il programma che coordina i principali modelli climatici mondiali. Dentro quella macchina, ScenarioMIP stabilisce le ipotesi di partenza: crescita della popolazione, uso del carbone, emissioni future, consumi energetici.
Da lì discende tutto il resto. Rapporti Ipcc, strategie europee, piani di decarbonizzazione, regolamenti finanziari, campagne pubbliche. E soprattutto la narrazione dominante e manichea della sinistra: senza l’impegno di tutti, il pianeta sarebbe collassato su stesso.
Lo scenario simbolo di questa stagione si chiamava RCP8.5, poi ribattezzato SSP5-8.5. Prevedeva un mondo nel 2100 con consumo di carbone quintuplicato, quasi 13 miliardi di abitanti e temperature oltre i quattro gradi rispetto all’era preindustriale. Una prospettiva che ha alimentato titoli, documentari, talk show, proteste verdi e intere carriere accademiche.
Peccato che la realtà sia ben diversa. Niente è esploso, nulla è collassato. La demografia globale si avvia verso un plateau molto più basso. E perfino gli autori dei modelli hanno dovuto ammettere che quelle proiezioni erano fuori scala.
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