Clima d'odio
“Siete saponette mancate”: a Milano insulti choc alla Brigata ebraica, il 25 aprile è rosso vergogna
Le celebrazioni del 25 aprile a Milano si tingono di rosso vergogna: la Brigata ebraica è stata scortata fuori dalla manifestazione dopo contestazioni e blocchi da parte di attivisti pro Palestina. L’intervento delle forze dell’ordine, in tenuta antisommossa, si è reso necessario dopo che un gruppo di manifestanti ha fermato il corteo in corso Venezia, all’angolo con via San Donato, impedendo di fatto la prosecuzione della sfilata.
Secondo quanto riferito dai presenti, la Brigata ebraica è stata accompagnata fuori dal corteo per motivi di sicurezza. “Siamo stati cacciati dalla polizia, è un fatto grave”, ha riferito Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica.
Insulti raccapriccianti alla Brigata ebraica
Durante le contestazioni sono stati denunciati anche cori e insulti a sfondo antisemita, tra cui frasi gravissime con riferimenti all’Olocausto. Un episodio che ha suscitato dure reazioni politiche trasversali.
“Che il Pd rifletta sui propri compagni di piazza”, ha scritto il vicepremier Matteo Salvini su X commentando gli insulti rivolti alla Brigata Ebraica. La ministra della Famiglia, Eugenia Roccella ha invece parlato di “antisemitismo mascherato da geopolitica” e di un clima di “intolleranza e violenza” che si ripete ogni anno.
Andrea Pellicini, deputato di Fratelli d’Italia, ha parlato di “manifestazioni di vero odio” che “non hanno nulla a che fare con la critica al governo israeliano, ma dimostrano un antisemitismo preoccupante”. Sulla stessa linea Daniele Nahum, consigliere comunale di Azione, che ha definito quanto accaduto “una scena da anni ’30” e “una ferita per Milano e per gli antifascisti”.
Emanuele Fiano, esponente del Pd presente al corteo, ha espresso amarezza: “È la prima volta in cinquant’anni che succede una cosa del genere. Siamo stati contestati solo per la stella di David e per il diritto di Israele a esistere”. “Ci hanno urlato anche ‘siete solo saponette mancate”’, denuncia Fiano. Un gruppo di contestatori ha continuato a seguire la Brigata, urlando ”Palestina libera dal fiume fino al mare”.
Marattin dimentica che i violenti con la bandiera rossa si chiamano comunisti
Anche la senatrice Pd Simona Malpezzi ha condannato l’accaduto, sottolineando come “la Festa della Liberazione non possa trasformarsi in uno spazio di esclusione e intimidazione”. Dura anche la posizione di Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico: “Il fascismo si è fatto vivo, ma con la bandiera rossa”. A Marattin andrebbe ricordato che c’è un termine per i violenti e intolleranti con la bandiera rossa. Si chiamano: “comunisti”.
“Quello che sta succedendo – sottolinea Andrea Malaguti di FdI – è una vergogna frutto del permessivismo concesso ai Propal. L’alleanza tra gruppi di estrema sinistra e mondo musulmano radicale sta diventando sempre più pericolosa per la nostra società democratica”.
Minimizza invece le contestazioni il presidente di Anpi Gianfranco Pagliarulo, che addossa la colpa agli aggrediti: “Il problema è che la Brigata come da accordo con il questore, così mi hanno detto, doveva uscire a un certo punto dal corteo”. A conferma di un 25 aprile sempre più rosso vergogna.