Aveva ragione il governo
Schiaffo alla Toscana: la Consulta cancella la legge sul salario minimo, misura bandiera di Giani
+ Seguici su Google DiscoverIl Pd toscano riceve una doccia fredda dalla Consulta sul salario minimo, misura bandiera dell’amministrazione Giani. Con la sentenza numero 60, depositata giovedì, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 1 della legge della Regione Toscana numero 30 del 2025. La norma prevedeva l’introduzione nei bandi di gara della Regione e dei suoi enti di un criterio premiale consistente nell’applicazione di un trattamento economico minimo orario non inferiore a nove euro lordi.
Toscana, sul salario minimo aveva aveva ragione il governo ad impugnare la legge
La disposizione, impugnata dal Presidente del Consiglio dei ministri, viola la competenza legislativa esclusiva statale in materia di tutela della concorrenza. La Corte ha ritenuto che, nello specifico ambito dei contratti pubblici, l’uniformità di disciplina rappresenta, in quanto tale, un criterio da osservare: perché differenti normative regionali sono suscettibili di creare dislivelli di regolazione, produttivi di barriere territoriali. La Corte ha dato ragione al governo che aveva deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge della Regione Toscana avallata dalla giunta di centrosinistra. Secondo il Governo questa norma era incostituzionale, perché violerebbe le norme sulla concorrenza. La Regione Toscana annunciò ricorso ed oggi la doccia fredda: il governo ha ragione. Tanto più che il decreto primo maggio che supera il salario minimo introducendo in maniera strutturale il lavoro dignitoso e giusto, è stato salutato con soddisfazione da tutte le organizzazioni sindacale (senza Landini).
FdI: Con il dl lavoro agevoliamo il tessuto produttivo maremmano
Dunque, in materia di lavoro e salario giusto le regioni non potranno andare in ordine sparso. Il criterio premiale introdotto dalla Regione Toscana, in quanto idoneo a produrre effetti diretti sull’esito delle gare e, indirettamente, sulla scelta degli operatori economici di parteciparvi, si discosta dall’indicato punto di equilibrio; e incide sulla concorrenzialità del mercato, ponendosi così in contrasto con l’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione. “Abbandoniamo la logica del salario minimo fisso per legge. E mettiamo fine alla stagione dei contratti pirata: per accedere ai nuovi incentivi, le imprese dovranno applicare i contratti collettivi nazionali maggiormente rappresentativi”. Lo spiega bene il deputato toscano di Fratelli d’Italia, Fabrizio Rossi.
Il dl lavoro accolto con soddisfazione dai sindacati
“Con questo decreto consolidiamo la strada tracciata, introducendo misure che si adattano perfettamente alle esigenze del tessuto produttivo maremmano e della provincia di Grosseto”. Lo sottolinea Rossi entrando nel merito del decreto sulle ricadute positive per la regione Toscana. “Per la Maremma ci sono risposte fondamentali: esonero contributivo del 100% per le assunzioni di giovani under 35 e donne; (fino a 500 euro mensili per 24 mesi) per le nuove assunzioni; le stabilizzazioni di giovani under 35 mai occupati stabilmente in precedenza; oltre a sgravi fino a 50.000 euro per le imprese che investono nella conciliazione famiglia-lavoro. Incentivare l’occupazione stabile e sostenere la genitorialità significa dare forza, competitività e prospettiva a tutta la nostra provincia”.
Il Pd non si rassegna: Non finisce qui
Mastica amaro Emiliano Fossi, segretario Pd Toscana, sulla bocciatura della legge regionale. E evita di entrare nel merito del provvedimento varato dal governo e sragiona: “La sentenza della Consulta non cancella una battaglia di civiltà, ma svela l’ipocrisia della destra. Se la Toscana non può agire per competenza, allora il Governo batta un colpo: usano la Costituzione per bloccare le Regioni, ma si rifiutano di tutelare milioni di lavoratori sottopagati. Non sarà una sentenza a fermarci”. Ma la brutta giornata per il Pd toscano non finisce qui.
Altra bocciatura per la Toscana sul “Salva casa”
La Regione Toscana viene bacchettata dalla Corte costituzionale anche per il recepimento del ‘Salva casa’. La Corte riconosce un triplice motivo di illegittimità della normativa adottata l’anno scorso dalla Regione in merito agli oneri di urbanizzazione; le limitazioni ai cambi di destinazione d’uso; e pure alla disciplina transitoria. Riguardo gli oneri la Regione aveva imposto la corresponsione anche di quelli relativi all’urbanizzazione primaria nei cambi di destinazione d’uso ‘verticale’. In contrasto, però, con la disciplina statale. Che, inevitabilmente, prevale e che in maniera altrettanto cristallina prevedeva solo gli oneri di urbanizzazione secondaria.
“Salva casa” illegittimo: doppio schiaffo
Del resto la disciplina, richiama la Corte, “rientra nei principi fondamentali della materia governo del territorio”. E come tale non derogabile da parte del legislatore regionale. Altrettanto dirimente è la censura della disposizione toscana che riconosceva ai Comuni la possibilità non solo di stabilire condizioni; ma anche limitazioni ai mutamenti di destinazioni d’uso. Peccato che così facendo abbia ampliato “indebitamente” il margine d’intervento delle amministrazioni cittadine rispetto a quanto stabilito dal legislatore statale. A cadere sotto la mannaia dei giudici costituzionali è anche la disciplina transitoria regionale; che subordinava l’applicazione del decreto all’approvazione entro due anni di varianti urbanistiche o atti di adeguamento. Un pezzo di creatività normativa niente affatto gradito dal governo che ha impugnato la legge. Tanto meno dalla Corte che ha ritenuto illegittimo il differimento.
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