Il decreto approvato
Primo maggio, su coraggio. Meloni sfida la lagna di sinistra e Cgil con il pacchetto “più lavoro e salario giusto”
+ Seguici su Google DiscoverChe sia una Festa di tutti, almeno questa del Primo Maggio, sembra essere il mood della premier alla vigilia del Primo Maggio. Il via libera da parte del Cdm al decreto sul salario giusto arriva a coronamento di numeri “giusti” del governo, sul lavoro, da tre anni a questa parte. E il decreto “Primo Maggio” diventa così “un ringraziamento per coloro che ogni giorno contribuiscono, con il loro lavoro, a fare grande la nostra nazione”, sono le parole della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in conferenza stampa, a due giorni da quella Festa del Lavoro che sinistra e sindacati proveranno a utilizzare più per attaccare il governo di centrodestra che per affermare i diritti dei lavoratori. Ecco perché la premier ha voluto sfornare un decreto a tutto tondo che riprende, e migliora, anche la storica battaglia del Pd sul “salario minimo”, che nella versione del governo Meloni diventa “giusto”. Ma sono tante e giuste anche le cose fatte finora che Meloni sottolinea. “I numeri Istat certificano che rispetto all’inizio della legislatura noi abbiamo quasi 1,2 milioni di occupati in più e oltre 550 mila precari in meno. Per raggiungere questi obiettivi, chiaramente ciascuno ha fatto la sua parte, a partire proprio dai lavoratori. Ma hanno fatto la loro parte anche le imprese. Ha cercato di fare la propria parte il Governo, che parallelamente alle misure per aiutare chi crea e produce in Italia e crea nuovi posti di lavoro, ha anche lavorato molto per sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori e garantire retribuzioni più adeguate”.
Meloni e l’offensiva del Primo maggio sul lavoro
“Il decreto legge che abbiamo approvato oggi in Consiglio dei ministri è chiaramente un tassello di una strategia molto più ampia che il governo ha portato avanti fin dal suo insediamento, che ha come obiettivo quello di sostenere la creazione di maggiore occupazione, ma anche di occupazione stabile e di qualità”, ha sottolineato Meloni in conferenza stampa, con la ministra Calderone e la ministra Roccella al suo fianco. “Siamo convinti – ha aggiunto – che è una sfida per un lavoro di qualità e che questa sfida si vinca solo ed esclusivamente se facciamo squadra, se lavoriamo tutti nella stessa direzione e se cerchiamo di dimostrare questa volontà con i fatti”. La premier ha ricordato con orgoglio i risultati ottenuti. “La strategia del governo sul fronte occupazionale sta dando i suoi frutti, se guardiamo a questi dati che ci consentono di dire che oggi, più di ieri, l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Noi abbiamo in questi anni raggiunto il record di numero di occupati; il tasso di occupazione femminile non è mai stato così alto; la disoccupazione, sia giovanile che generale, è ai minimi da sempre”. In sostanza, ha rimarcato la presidente del Consiglio, “è aumentato il lavoro stabile, è diminuita la precarietà, è cresciuta la percentuale del lavoro full-time, è diminuita quella del part-time. I numeri Istat, come ho già avuto modo di ricordare, certificano che rispetto all’inizio della legislatura noi abbiamo quasi 1,2 milioni di occupati in più e oltre 550 mila precari in meno”.
La principale novità del decreto Primo maggio è dunque quella del «salario giusto», per il quale il riferimento è il trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, che diventa parametro anche per gli altri accordi i quali non possono essere inferiori. A questa applicazione sono condizionati gli incentivi per le assunzioni.
“Chi sottopaga, chi applica contratti pirata, chi prova a fare concorrenza sulla pelle dei lavoratori, non potrà beneficiare delle risorse dello Stato. Con questo decreto diciamo sì al salario giusto, sì alla contrattazione di qualità, sì al lavoro dignitoso. E rafforziamo anche le tutele contro il cosiddetto caporalato digitale, per difendere in particolare i rider da nuove forme di sfruttamento. Per noi il lavoro non si difende con la propaganda, ma con misure concrete, diritti veri e rispetto per chi ogni giorno manda avanti questa Nazione”, sintetizza poi sui social la Meloni, che ringrazia “tutti coloro che hanno lavorato a questo provvedimento sul salario giusto, perchè non è stato un lavoro facile e voglio ringraziare anche quelle organizzazioni datoriali e quelle sigle sindacali che comunque in questi giorni hanno fatto arrivare le loro proposte. Noi siamo convinti che la sfida per un lavoro di qualità si vinca solo ed esclusivamente se facciamo squadra, se lavoriamo tutti nella stessa direzione, se cerchiamo di dimostrare questa volontà con i fatti”, ha detto la premier Giorgia Meloni. Ma c’è anche altro. Il decreto proroga le misure a sostegno del lavoro stabile di giovani, donne e nel Mezzogiorno, che in questi anni hanno consegnato risultati record sul fronte occupazionale. I bonus prevedono esoneri contributivi fino a due anni per i datori di lavoro privati che nel 2026 assumono con un contratto a tempo indeterminato under 35 e donne disoccupati da almeno 24 mesi o da almeno 12 se si tratta di soggetti svantaggiati. Lo sgravio può arrivare fino a 500 euro al mesi per i giovani e fino a 650 euro al mese per le donne, che possono diventare 800 euro al mese se le lavoratrici sono «residenti nelle regioni della Zes unica per il Mezzogiorno, ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali dell’Unione europea».
“La scelta di campo fatta sul salario giusto è una rappresentazione di un attento ascolto delle istanze che vengono dal mondo datoriale e sindacale. Aver manifestato l’attenzione alla fase che le organizzazioni, datoriali e sindacali, hanno in corso di confronto tra di loro significa aver fatto scelte importanti in termini di attesa e qualificazione dell’intervento. Le interlocuzioni ci ci sono e il governo ascolta”, ha detto la ministra del Lavoro, Marina Calderone.
E Meloni aggiunge: “Con i sindacati ci sono interlocuzioni costanti, anche se non ufficiali, non nel modello della convocazione del tavolo tradizionale a cui siamo abituati. Sono interlocuzioni che in alcuni casi portano anche a proposte che vengono avanzate e raccolte dal Governo, proprio perché il Governo è disponibile quando il confronto non è pregiudiziale e c’è volontà di collaborare. Questo vale anche per l’iter del provvedimento, come è accaduto in passato. Se dovessero emergere proposte migliorative o elementi che non sono stati adeguatamente considerati, siamo ovviamente aperti a raccoglierli”
Più tutele per i rider e i caregiver
Il testo prevede inoltre una stretta sul caporalato digitale, che riguarda in particolare i rider. La bozza di decreto dispone, pena sanzioni, che i lavoratori siano informati sul funzionamento dell’algoritmo e che l’accesso alla piattaforma digitale possa avvenire solo tramite strumenti certificati – come Spid, Carta d’identità elettronica, Carta nazionale dei servizi o un account con sistema di autocertificazione a più fattori – e con un solo codice fiscale per account, in modo che non si possano verificare fenomeni di cessione. Più tutele anche per i caregiver familiari, il cui lavoro di cura è stato finalmente riconosciuto dallo Stato con il disegno di legge approvato a gennaio. Il decreto prevede, per ora in via sperimentale, la copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro anche per loro. Infine, sul fronte dei rinnovi contrattuali, la bozza di decreto prevede l’adeguamento parziale dei contratti scaduti all’inflazione programmata.
Malan e Bignami
“Il nuovo decreto lavoro varato dal governo Meloni oggi mette in campo ulteriori misure concrete ed efficaci per sostenere l’occupazione e la produttività. I dati Istat parlano chiaro, con il nostro esecutivo, rispetto all’inizio della legislatura, abbiamo quasi 1,2 milioni di occupati in più e oltre 550mila precari in meno. Con questo ulteriore provvedimento intendiamo proseguire lungo la strada finora tracciata, stanziando 1 miliardo di euro che consentirà di assumere giovani under 35, donne e lavoratori all’interno dell’area ZES. A differenza della sinistra che continua a sventolare il logoro vessillo del salario minimo, che in concreto ha dimostrato tutta la sua inefficacia, con questo decreto rivendichiamo il ‘salario giusto’ con cui intendiamo riconoscere il valore della dignità del lavoro, contrastando le distorsioni del mercato e rafforzando le tutele per lavoratori e imprese sane. Il governo Meloni ha nuovamente dimostrato con i fatti chi davvero ha a cuore il benessere dei lavoratori e degli italiani”, dichiarano i capigruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, Galeazzo Bignami e Lucio Malan.
Minetti e conti pubblici
La conferenza stampa si è chiusa con domande sul caso Minetti, su cui la Meloni si è dichiarata ignara e fiduciosa in Nordio, e sui conti pubblici. ”Bisogna sapersi adeguare alle nuove priorità. Ora molta di questa materia dipende dalla capacità di risposta dell’Ue. non ci torno in maniera estremamente dettagliata perchè noi ne abbiamo parlato anche nei giorni scorsi. Le proposte che anche l’Italia ha messo sul tavolo in questi giorni sono diverse da quella di una deroga generale del patto di stabilità che, a mio avviso, non dovrebbe assolutamente essere esclusa”. Per quello che riguarda il taglio delle accise, “stiamo valutando una ulteriore proroga”. “Potrebbe essere più breve delle precedenti. La situazione internazionale è in continua evoluzione, quindi cerchiamo di restare ancorati all’andamento del quadro generale”, ha spiegato la premier.
Quindi la politica estera. Trump? “Non credo di dovermi giustificare per quello che faccio a difesa dell’interesse nazionale italiano. Non ho cambiato idea sul tema delle spese per la difesa: considero, soprattutto nello scenario che abbiamo davanti, che il tema dell’autosufficienza nella capacità di difendersi non sia secondario”, ha risposto in conferenza stampa la premier Giorgia Meloni. “Me ne assumo la responsabilità, perché so che è un tema che non ha grandissima popolarità. Però penso che le persone responsabili debbano fare ciò che è giusto, non solo ciò che è immediatamente popolare”, ha proseguito.
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