Ma è Roma o Dacca?
Patto bangla-dem anche nella capitale: ecco l’asse neanche tanto segreto tra il Pd e i leader islamici di Torpignattara
+ Seguici su Google DiscoverTra i vicoli di Torpignattara e le strade di Centocelle, nel cuore pulsante del Municipio V di Roma, si sta consolidando un asse politico inquietante che lega a fil doppio il Partito democratico ai vertici della comunità bengalese. Di più, un vero e proprio patto elettorale: un “filo rosso” che unisce il Nazareno a leader religiosi e associativi della comunità islamica, peraltro in qualche caso finiti nel mirino della cronaca giudiziaria.
Il patto bangla-dem nelle arterie pulsanti della “Roma islamica”
Non per niente, scrive Il Tempo in edicola oggi, i ›leader degli stranieri provenienti dal Bangladesh partecipano ai convegni e alle manifestazioni indette dal Pd. E sono praticamente di casa nella sezione locale dei dem. Un esempio recente? Poco più di un mese fa, quando l’associazione Bimas (Bangladesh Immigrants’ Association Italy) ha organizzato un evento in occasione del Ramadan. Accanto al presidente Mohammad Hossain Mukter, da tutti conosciuto come Mark, sedeva l’eurodeputato dem Nicola Zingaretti (…) per invitare a votare No al referendum sulla giustizia».
I leader della comunità bengalese a braccetto con i generali dell’esercito Pd
Non solo. Perché ci sarebbe nelle more anche un incontro avvenuto alla presenza dei caporali dell”esercito” dem: da Susanna Camusso a Rachele Scarpa, fino ad Arturo Scotto», a testimoniare in qualche modo un intreccio che si fa iperbolico sul fronte dell’immigrazione. Con il Pd e i suoi “big” appena citati partecipi di un summit per evitare l’espulsione di centinaia di bengalesi con visti scaduti: stranieri entrati col decreto flussi per lavori che, però, non hanno mai trovato. Una sanatoria politica di fatto, che strizza l’occhio a un bacino elettorale specifico in cambio di protezione ideologica.
Patto bangla-dem a Roma: ecco chi c’è da una parte e dall’altra degli schieramenti
Volti noti e incroci inusuali, per una rete di relazioni e intrecci che appare sempre più fitta e ramificata. E che vede al centro per l’appunto la figura di Mohammad Hossain Mukter, detto “Mark”, presidente della Bimas, di cui il quotidiano capitolino rileva e scrive: «È molto attivo tra Torpignattara e Centocelle. Pubblica spesso riunioni organizzate nella sede locale del Partito democratico e nell’ottobre scorso, ospitato dall’Arci Roma, ha partecipato ad un incontro per affrontare il problema dei visti scaduti a centinaia di suoi connazionali. Stranieri che, in base al decreto flussi, sarebbero dovuti entrare e restare in Italia grazie ad un lavoro regolare. Occupazione che in realtà non hanno mai trovato.
Summit e convegni per fare fronte comune
A quell’incontro, ovviamente, era presente il solito “esercito” dem: da Susanna Camusso a Rachele Scarpa, fino ad Arturo Scotto», a testimoniare in qualche modo un intreccio che si fa iperbolico sul fronte dell’immigrazione. Con il Pd e i suoi “big” appena citati che partecipano a summit per evitare l’espulsione di centinaia di bengalesi con visti scaduti: stranieri entrati col decreto flussi per lavori che, però, non hanno mai trovato. Una sanatoria politica di fatto, che strizza l’occhio a un bacino elettorale specifico, in cambio di protezione ideologica.
Ma se tra i vari Mukter è oggi più che di casa nelle sezioni del Pd, va detto che non è l’unico. Perché, per esempio, accanto al suo nome spicca anche quello di Nure Alam Siddique, detto “Bachcu”, leader della storica associazione di bengalesi romani Dhuumcatu, che recentemente, a braccetto con i Musulmani per Roma 2027, ha inviato una diffida al sindaco Gualtieri affinché istituisca al più presto i consiglieri aggiunti capitolini. Ossia figure politiche che nelle intenzioni dei mittenti dovrebbero rappresentare gli interessi degli stranieri che vivono a Roma. Insomma, una figura in chiaroscuro che mobilita la piazza per i presidi antifascisti del Pd, mentre diffida il sindaco Gualtieri per ottenere poltrone da “consigliere aggiunto” in Campidoglio.
L’allarme e l’appello di FdI: “Serve trasparenza”
Fratelli d’Italia non ci sta e chiede di vederci chiaro su questo connubio e, in subordine, sul pullulare di attività commerciali poco chiare e moschee abusive, minimarket fuori controllo e intrecci politici in corso. E allora, I consiglieri Fabio Piattoni (del V Municipio) e il consigliere capitolino Federico Rocca denunciano dinamiche opache che drogano la concorrenza leale e la sicurezza dei quartieri. Ricordando, il primo come il suo partito da tempo stia «approfondendo alcune dinamiche legate alla distribuzione di attività commerciali, in diversi quartieri ma in particolare a Torpignattara. Il punto non è l’attività, che si tratti di minimarket o autolavaggi, ma il rispetto delle regole e la garanzia di concorrenza leale».
Il secondo, invece, invitando l’Amministrazione «a fare piena luce su quanto accade in alcuni quartieri, garantendo trasparenza e regole chiare per tutti. Proprio per questo è fondamentale escludere qualsiasi possibile sovrapposizione tra dinamiche politiche e altri ambiti». Il sospetto insomma c’è: ed è che la sinistra, pur di conservare il potere nel quadrante est di Roma, sia disposta a addomesticare regole e identità della città e un mondo culturale e a rivendicazioni politiche che poco hanno a che fare con il tessuto urbano su cui si innestano.
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