Roba da Gauche
Penne rosse in fuga dalla casa editrice francese Grasset: troppo spazio agli autori di destra
+ Seguici su Google DiscoverL’intellighenzia francese si ribella a Vincent Bolloré. Nel mirino c’è Grasset, storica casa editrice finita nell’orbita del miliardario bretone attraverso Vivendi. A far esplodere il caso è stato il licenziamento dell’amministratore delegato Olivier Nora, alla guida dal 2000. Al suo posto è stato nominato Jean-Christophe Thiery, manager di lunga esperienza all’interno del gruppo Bolloré.
La reazione è stata immediata: 170 autori legati a Grasset hanno firmato un appello contro la casa editrice, annunciando che pubblicheranno altrove e valutano una class action per riottenere i diritti sui propri libri. Un gesto senza precedenti nel panorama editoriale francese recente.
Bolloré, 74 anni, è a capo di uno dei grandi gruppi pubblicitari mondiali ed è ben conosciuto in Italia, azionista di Mediobanca e, attraverso Vivendi, di Mediaset e Telecom, vicepresidente delle Generali fino al 2013. Un protagonista assoluto della finanza internazionale, tra i duecento più ricchi del mondo, nona fortuna di Francia.
Il caso Grasset e la fuga delle penne rosse
Il finanziere francese è accusato dalla gauche, da tempo di aver spostato a destra il suo impero mediatico, dando spazio a voci considerate controverse. Tra queste, Éric Zemmour, volto noto di CNews — canale del gruppo — tra il 2019 e il 2021.
Anche sul fronte editoriale le polemiche non sono mancate: Grasset ha pubblicato l’autobiografia di Jordan Bardella, presidente del Rassemblement national. E il gruppo Bolloré è stato coinvolto nella promozione della raccolta firme per un referendum sull’immigrazione sostenuto da Philippe de Villiers, attraverso testate come il Journal du dimanche e JDNews.
Il licenziamento di Nora è stato così interpretato da molti autori come un segnale: il tentativo di rafforzare il controllo politico sulla linea editoriale. Tuttavia, non esistono motivazioni ufficiali per l’allontanamento.
Inizialmente si era parlato di contrasti legati alla pubblicazione di un libro di Boualem Sansal, scrittore franco-algerino critico verso l’islam. Ma lo stesso Sansal ha smentito: «Tu non c’entri niente», gli avrebbe scritto Nora dopo il licenziamento.
La protesta è partita da cinque scrittrici — Colombe Schneck, Virginie Despentes, Vanessa Springora, Anne Berest e Tania de Montaigne — per poi allargarsi rapidamente, anche grazie a un gruppo WhatsApp. Tra i firmatari si è aggiunto anche Bernard-Henri Lévy.
Il pluralismo al contrario: vale solo se si dà spazio alla sinistra
La polemica è arrivata fino al Festival du Livre de Paris, in corso al Grand Palais con centinaia di editori e oltre 1.800 autori. Qui il presidente Emmanuel Macron ha richiamato il valore del «pluralismo editoriale», definendolo un punto di forza della Francia insieme alla libertà degli autori e al ruolo degli editori. Parole caute anche sull’ipotesi di una “clausola di coscienza” per gli autori: «È qualcosa da considerare», ha detto, senza esporsi troppo.
Resta però una domanda aperta: cosa significa davvero “pluralismo editoriale”? In un panorama in cui gran parte dei media e delle case editrici francesi è tradizionalmente orientata a sinistra, il caso Bolloré solleva una constatazione amara. Per gli intellettuali francesi, si può essere editori solo se di sinistra.
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