La realtà presenta il conto
Magyar: «Meloni fa un ottimo lavoro, spero di parlarci presto». La sinistra italiana subito orfana della sua nuova icona
Mentre Conte, Schlein e Fratoianni si sperticavano nel dire che la vittoria del leader di Tisza su Orban è una «sconfitta per Meloni», lui lodava la premier italiana e la sua azione di governo
«Vorrei incontrare Meloni personalmente, ha ottenuto grandi risultati. È stata in grado di ristabilire la stabilità in un Paese dove non era propriamente all’ordine del giorno. Sta facendo un ottimo lavoro». A dirlo è stata la nuova icona della sinistra italiana, quel Peter Magyar che ha battuto Viktor Orban in Ungheria e che subito tutto il campo largo ha adottato come simbolo della «sconfitta del sovranismo» a livello europeo, ma soprattutto italiano.
Magyar loda Meloni: sinistra italiana già orfana della sua nuova icona
Da Giuseppe Conte a Elly Schlein, passando naturalmente per Nicola Fratoianni, ieri da quelle parti è stato tutto uno sperticarsi a dire che «con Orban hanno perso anche Meloni e Salvini» con quel consueto slittamento di piani e Paesi tipico di una sinistra in perenne ricerca d’autori e papi – letteralmente – stranieri. E hai voglia a far notare che Magyar è uomo di destra, con posizioni di destra in alcuni casi considerate perfino più radicali di quelle di Orban, e che la sinistra nelle elezioni ungheresi non è pervenuta. Niente, loro come un disco rotto hanno continuato a ripetere quella bizzarra lettura dei fatti, tra autentico scollamento della realtà e truffaldina costruzione di una narrazione. Prendendo l’ennesima toppa.
Magyar invita la premier in Ungheria
«Non ho ancora parlato con Giorgia Meloni, ma sarò più che felice di farlo. Sentirò anche Antonio Tajani. L’Italia è uno dei miei Paesi preferiti. Ci sono rapporti molto amichevoli fra ungheresi e italiani, un’alleanza forte anche per ragioni storiche e dobbiamo cogliere le opportunità di cooperazione», ha aggiunto Magyar nella conferenza stampa dell’incoronazione, durante la quale non solo ha rivolto quelle lodi alla premier italiana e al lavoro che ha fatto per rimettere l’Italia in carreggiata, ma l’ha anche invitata nel suo Paese.
La doppia lezione ungherese a Schlein, Conte & co
«Se qualcuno ha buoni rapporti personali con Orban non significa che non potremo avere altrettanto un buon rapporto. Sarei felice di ospitarla in Ungheria se vorrà venire», ha detto Magyar, impartendo indirettamente e in un colpo solo alla sinistra italiana due lezioni che nel suo provincialismo stenta a comprendere, ma che è ben chiara alla premier italiana ai leader internazionali: la prima è che a leggere ciò che succede fuori dai confini nazionali con la lente deformante della propaganda interna si finisce fuori strada; la seconda è che i rapporti tra Paesi non si esauriscono nei rapporti più o meno amichevoli tra i loro leader, perché i leader passano e i governi cambiamo ma le relazioni restano. E, insomma, se il campo largo ci tiene tanto a “ripartire da” Magyar, forse potrebbe ripartire da qua.
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