Intervista esclusiva
“Made in Italy: stop alle frodi. Il patrimonio agroalimentare diventa un bene protetto”. Parla De Carlo
Il presidente della Commissione Agricoltura in Senato, al Secolo d'Italia, spiega l'importanza del ddl approvato ieri e che introduce il reato di agropirateria. Sottolinea l'azione del governo: "agricoltori e i produttori tornano custodi del territorio e protagonisti dell'economia nazionale"
+ Seguici su Google DiscoverLa Camera dei Deputati ha dato il via libera al Ddl tutela agroalimentare, che introduce il reato di agropirateria e che mira alla difesa dei prodotti di qualità. Lo ha fatto nel giorno in cui l’Italia celebra le sue eccellenze, nella giornata dedicata al made in Italy.
Il Secolo d’Italia ne ha parlato in una intervista esclusiva con il Presidente della Commissione Agricoltura del Senato, Luca De Carlo.
Senatore De Carlo, il parlamento ha approvato in via definitiva il Ddl sulla Tutela Agroalimentare. Perché il Made in Italy ne esce più forte e tutelato?
«Finalmente oggi l’Italia, dopo anni, ha una legge di tutela del settore agroalimentare. Questa è sicuramente la soddisfazione più grande, come ha evidenziato anche il Ministro Francesco Lollobrigida dopo l’approvazione. Il patrimonio agroalimentare diventa un bene protetto, e questo ci consentirà di contrastare ancora più duramente le frodi ai danni di un comparto riconosciuto d’eccellenza a livello mondiale, come testimoniano anche i dati sull’export».
Che segnali sta lanciando l’Italia a livello europeo e internazionale?
«Sono tanti e li possiamo riassumere in una certezza: mai un Governo italiano ha investito e creduto così tanto nel settore primario. Andiamo a tutelare il Made in Italy e le nostre eccellenze, tuteliamo i cittadini-consumatori portando ulteriore chiarezza e sicurezza contro le frodi alimentari, sosteniamo e difendiamo le filiere e i prodotti certificati, ecc. Insomma, è chiaro che l’agricoltura è una delle priorità per questo Governo e l’Europa e il mondo devono capire che qui si produce cibo sano, sicuro, “pulito” e di eccellenza, e che l’Italia non tollererà più chi – abusando della fama internazionale del Made in Italy – vuole prendere in giro i cittadini e mettere a rischio la loro sicurezza».
Tutti i maggiori operatori del comparto agroalimentare hanno espresso soddisfazione per questo provvedimento, a partire dalla Coldiretti. Il ministro Francesco Lollobrigida ha parlato di “risultato storico”. Condivide questa definizione?
«Non posso che concordare con il Ministro Lollobrigida, e mi sento di aggiungere che tutta la sua attività – e dunque quella dell’Esecutivo Meloni – sia qualcosa di storico: questo è infatti il Governo che più di tutti i suoi predecessori ha investito risorse per il settore agricolo, anche al netto di quelle messe a disposizione dal PNRR. Con il ColtivaItalia e altri provvedimenti abbiamo sostenuto le filiere, prevedendo nel prossimo triennio un miliardo di euro per la sovranità alimentare, per il sistema degli allevamenti italiani, per il piano olivicolo nazionale, per il ricambio generazionale, per la ricerca e innovazione, per la stabilizzazione dei mercati. Inoltre abbiamo lavorato sulla comunicazione positiva del settore primario, ottenuto una visione diversa dell’Europa su quel comparto che per alcuni doveva smettere di produrre per affidarsi alle importazioni. E dal 2022 a fine 2025 abbiamo messo in campo ben 11 miliardi di euro per il settore primario.
Provvedimenti che riconoscono al settore una valenza importante…
Certo. Sono risultati storici, come l’atteggiamento di questo Governo che è tornato finalmente a trattare gli agricoltori e i produttori come “custodi del territorio” e protagonisti dell’economia nazionale e non come un fastidio per gli pseudo-ambientalisti da salotto che soprattutto in Europa per anni hanno lavorato per indebolire e colpevolizzare il comparto.
Lei è presidente in Senato della 9° Commissione permanente e tra le sue competenze ha anche il tema dell’agricoltura. Il governo Meloni in questi anni si è dimostrato particolarmente attento a questo settore. Quali sono le priorità da perseguire e quali obiettivi intendete porvi entro la fine della legislatura?
Restando nel settore primario è vero che molto è stato fatto, ma nessuno di noi ha la bacchetta magica e pretende di risolvere problemi annosi con uno schiocco di dita; c’è ancora da fare, soprattutto perché il mondo ci sta sottoponendo a nuove sfide di mercato, energetiche, produttive. Non posso quindi non pensare alle iniziative che ho portato avanti personalmente, come la nuova legge sul pane, che una volta approvate ci consentiranno di archiviare normative risalenti a più di mezzo secolo fa, introducendo anche elementi legati alla ricerca e all’innovazione. Detto questo è vero che manca un anno e poco più alla fine della legislatura, ma siamo certi che anche nel 2027 gli italiani ci confermeranno la loro fiducia: i risultati sono sotto gli occhi di tutti, e non parlo solo di quelli in tema agricolo, ma penso anche, ad esempio a quelli sull’occupazione.
Il suo pensiero in un motto, quale sarebbe?
Il mio motto è “produrre di più e meglio”: questo è l’obiettivo che ci siamo posti, e che è sempre più condiviso con convinzione dal mondo agroalimentare italiano, soprattutto perché sa di poter contare sul Governo al suo fianco.
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