Cerimonia a Roma
L’Italia ricorda i Fratelli Mattei. Meloni: “Una delle pagine più buie degli anni di piombo”
A 53 anni dal rogo di Primavalle in cui morirono Virgilio e Stefano le istituzioni si ritrovano insieme per ricordare. Sui social il pensiero della premier
+ Seguici su Google DiscoverNel 53mo anniversario del rogo di Primavalle, con l’uccisione dei fratelli Mattei, “colpevoli” solo di essere i figli di un dirigente del Msi, le istituzioni italiane si sono strette nel ricordo, a partire dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha voluto testimoniare sui social network la sua vicinanza di una intera comunità nazionale
Il messaggio di Meloni: “Una pagina buia”
«Dieci e ventidue anni. Avevano queste età Stefano e Virgilio Mattei il 16 aprile 1973, quando rimasero uccisi, bruciati vivi di notte nella loro casa, stretti in un abbraccio mentre cercavano di salvarsi. Due vite innocenti spezzate in modo atroce senza alcuna ragione, se non l’odio politico e ideologico di chi appiccò quel rogo: tre militanti di Potere Operaio che volevano intimidire Mario Mattei, padre di Stefano e Virgilio, ‘colpevole’ solo del suo impegno politico. Una tragedia che segna una delle pagine più buie degli anni di piombo e che ci mostra dove può arrivare la violenza quando sostituisce il confronto», le parole del premier. Giorgia Meloni.
La Russa: bestiale violenza comunista
A ricordare Stefano e Virgilio, a Primavalle c’era anche il Presidente del Senato, Ignazio La Russa. La seconda carica dello stato ha pronunciato un breve discorso toccante e sentito: «Io c’ero purtroppo, o per fortuna, non lo so. Quelli della mia generazione erano già militanti quando avemmo la notizia di questa bestiale violenza comunista che aveva tolto la vita a un ragazzino, al fratello e aveva cercato di far bruciare viva l’intera famiglia».
La Russa ha spiegato che quel rogo e quegli omicidi rappresentavano «un altro salto di qualità in negativo di quella violenza che si abbatteva sull’Italia di quegli anni. Ci sono state vittime anche a sinistra, ma nessuna bestialità enorme come questa violenza c’è mai stata. Ecco perché dopo 53 anni siamo ancora qui con la stessa emozione, con la stessa vicinanza alla famiglia, alla sorella, con lo stesso ricordo dei genitori di questi due ragazzi, che non si allontanarono dal loro impegno politico. Questa è una cosa che non la ricordiamo spesso. Non avrebbero voluto ma diventarono un simbolo della capacità di non piegare la testa, non arrendersi. Siamo qui, sperando che la memoria copra tutte le violenze, tutti gli odi, li plachi. Ma se ci guardiamo intorno vediamo che il cammino è ancora molto molto lungo, il che non ci impedisce di cercare di essere almeno noi a percorrerlo. È quello che vogliamo fare». ha concluso.
Lorenzo Fontana: “Mai più odio”
«Nel ricordo della strage di Primavalle, avvenuta il 16 aprile 1973, rivolgiamo un pensiero commosso a Stefano e Virgilio Mattei, due giovani vite spezzate in modo atroce dall’odio e dalla violenza politica. La memoria, dolorosa, di quei fatti richiama tutti alla necessità di tutelare, giorno dopo giorno, la democrazia e i suoi fondamenti. Ricordare oggi significa onorare Stefano, Virgilio e tutte le vittime innocenti di quella stagione, senza distinzioni, e ribadire con fermezza il rifiuto di ogni forma di estremismo». Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
Le celebrazioni e l’iniziativa di Rampelli
Celebrazione con deposizione di corona della Camera con Fabio Rampelli, vicepresidente di Montecitorio, del presidente del Senato, Ignazio La Russa, della Regione Lazio con gli assessori Simona Baldassarre e Fabrizio Ghera in rappresentanza del governatore Francesco Rocca, presente anche l’assessore di Roma Capitale Eugenio Patanè e il presidente del XIV municipio, Daniele Torquati.
E proprio il vicepresidente di Montecitorio, Rampelli, ha dichiarato: «Siamo venuti qui» di fronte alla casa di Virgilio e Stefano Mattei «ancora una volta, dopo 53 anni. In un clima molto diverso tutte le istituzioni hanno adottato la morte di Virgilio e Stefano. E questo è un fatto di assoluto rilievo. C’erano Roma Capitale, la Regione Lazio, c’era la Camera dei Deputati, il Senato della Repubblica a testimoniare che le morti dei questi ragazzi, anche dei ragazzi dell’altra parte che ci sono state negli anni 70 appartengono a tutta l’Italia, alla memoria storia nazionale e quindi è doveroso che le istituzioni non le lascino cadere nell’oblio. Ma c’è qualcosa di più che va detto perché la violenza non è ancora stata estirpata. Troppe volte la cronaca prende il sopravvento e possiamo vedere, testimoniandolo, ragazzi che ancora usano la violenza per ragioni apparentemente di carattere politico, quanto la politica invece è l’arte del confronto tra idee diverse. Dobbiamo evitare – e le istituzioni faranno il proprio – che quel clima orribile degli anni ‘70 faccia nuove vittime innocenti» ha concluso Rampelli.
Il rogo di Primavalle
Il 16 aprile del 1973 Intorno alle 3:00 di notte, un gruppo di militanti dell’organizzazione della sinistra extraparlamentare Potere Operaio versò circa cinque litri di benzina sotto la porta dell’appartamento della famiglia Mattei, situato in via Bernardo da Bibbiena. L’incendio divampò rapidamente, intrappolando la famiglia all’interno. Morirono carbonizzati Virgilio Mattei (22 anni) e il fratello piccolo Stefano (10 anni). Una celebre e drammatica foto dell’epoca ritrae Virgilio affacciato alla finestra mentre cercava aiuto, poco prima di soccombere alle fiamme.
Una strage impunita
Le indagini individuarono come colpevoli tre esponenti di Potere Operaio: Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo. Nel 1987 la Cassazione confermò per i tre una condanna a 18 anni di reclusione per incendio doloso e duplice omicidio colposo.
Nessuno dei condannati scontò la pena in carcere, poiché fuggirono all’estero (in Brasile, Nicaragua e altri paesi) prima della sentenza definitiva. Nel 2005 la Corte d’Appello di Roma dichiarò i reati prescritti, rendendo impossibile l’esecuzione delle pene. Achille Lollo è tornato in Italia solo molti anni dopo ed è deceduto nel 2021.
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