L'intervento
L’Europa paga 25 anni di scelte sbagliate, ora serve una nuova visione strategica
La crisi europea non dipende dall'attuale crisi globale ma dall'incapacità di reagire strategicamente ai cambiamenti del mondo, a partire dall'ingresso della Cina nel Wto nel 2001. È necessario un cambio di paradigma o di fronte alle prossima tempesta saremo ancora impreparati
+ Seguici su Google DiscoverIl mondo attraversa l’ennesima crisi degli ultimi anni. C’è chi chiama in causa la fine della globalizzazione, il ritorno degli imperi e delle sfere di influenza, il prevalere della logica di potenza sull’ordine mondiale fondato sulle regole del diritto internazionale. C’è un po’ di ognuno di questi fattori e forse molto altro nelle crisi che stiamo attraversando ma la tempesta non consente di attardarci nella diagnosi.
Soprattutto se si guarda al tratto che accomuna la crisi iraniana a quella ucraina e ad altri scenari simili nel recente passato: crisi diverse ma una sola lezione per l’Europa. Abbiamo pagato, e stiamo continuando a pagare, il prezzo enorme degli errori di prospettiva degli ultimi 25 anni.
Dal momento dell’ingresso della Cina nel Wto nel lontano 2001, con annesso l’anomalo riconoscimento di economia di mercato per un’economia che invece nutre il suo vantaggio competitivo con ingentissimi sussidi statali, l’Europa non ha saputo cambiare paradigma. Si è cullata nella sua bolla fatta di gas russo a basso costo, sicurezza garantita dal gigante americano, mercato cinese aperto per la delocalizzazione delle proprie industrie e mercato europeo spalancato all’invasione di prodotti cinesi.
Nel frattempo abbiamo quindi aumentato tutte le nostre dipendenze strategiche e, non paghi, le abbiamo aggravate con una iper-regolamentazione burocratica e con le follie green che ci hanno consegnato mani e piedi alla Cina. E chi in questi anni ha cercato di richiamare Bruxelles a un bagno di realismo, alla necessità di fermare la deriva e invertire la rotta, è stato respinto con ignominia.
Aveva e ha ancora ragione Giorgia Meloni quando richiama con forza l’Europa a riscoprire la propria anima e il senso della propria missione nel mondo; a farsi carico della propria sicurezza, che non significa il velleitarismo di chi per un antiamericanismo da salotto vuole esibire una forza che non ha, bensì lavorare per mettere in sicurezza tutti i domini in chiave europea (da quello sottomarino allo spazio, passando per i confini ancora troppo vulnerabili all’immigrazione incontrollata); a mettere da parte lacci e lacciuoli burocratici per dare spazio all’innovazione e alla competitività che hanno consentito per secoli al genio europeo di reggere la sfida globale e che invece oggi sono sepolte sotto un cumulo di vincoli; ad archiviare definitivamente la stagione dell’ideologia green che ha appunto aumentato la dipendenza europea dall’elettrico cinese e ci ha impedito di sviluppare alternative energetiche autonome e sostenibili.
Ora certamente i poco illuminati leader europei – con la sola eccezione della nostra premier che questo allarme lo aveva lanciato molto tempo fa – possono dissociarsi da Trump, possono provare a mettersi in proprio nella missione per la libertà di navigazione a Hormuz, possono persino sposare i piani di austerity proposti da Von der Leyen, ma non possono più rimandare le risposte esistenziali che servono a sopravvivere in un mondo troppo competitivo per un’Europa che ha smesso da tempo di credere in sé stessa e di lottare.
Altrimenti, pur nell’ipotesi auspicabile ma ancora lontana che la tregua iraniana regga e il prezzo di energia, fertilizzanti e materie prime critiche ritorni a livelli accettabili, essa non sarà che la nuova sala d’attesa di una nuova crisi che ci troverà nuovamente impreparati. Per evitarlo serve avviare subito una nuova stagione che unisca pragmatismo e visione strategica: la sinistra ha fallito, ora tocca ai Conservatori – a partire da quelli italiani guidati da Giorgia Meloni – farsene carico.
*Capodelegazione di FdI al Parlamento Europeo
Ultima notizia
Il punto da Tirana
Rama blinda l’accordo con l’Italia: “Centri migranti in Albania? Concessione esclusiva a Meloni”
Politica - di Redazione