Oltre gli stereotipi
La sinistra non ha più cultura, ma sa vendersi: la sfida della destra è contro il linguaggio unico
La sinistra promette felicità evocando disgrazie in questo modo riempie il suo vuoto di riferimenti sociali e idee. La destra ha idee forti e chiavi di lettura, ma deve trovare un modo per trasmetterle in modo efficace
+ Seguici su Google DiscoverCome io sono effettualmente preoccupato delle sorti della cultura di destra, molto di più mi preoccuperei di quella di sinistra, se io fossi di sinistra (Dio liberi!). È vero, infatti, la cultura di sinistra occupa massicciamente giornali, tv, editoria, testi scolastici e prediche dai pulpiti; ma, a ben vedere, non è una cultura di sinistra, è un’altra cosa. Quale?
La nascita della sinistra
La sinistra nacque nel XVIII secolo per affrontare i grandi problemi che venivano posti, quasi improvvisamente, dalla rivoluzione industriale e dal nascere delle classi sociali e categorie moderne in luogo dei tradizionali ceti. Si opponeva non ai medioevali re e papi, bensì alle tesi liberali che teorizzavano, e praticavano, il libero mercato e la contrattazione individuale del lavoro. Citiamo, per non dilungarci, la Favola delle api del Mandeville, il quale afferma spudoratamente l’esigenza dello sfruttamento delle braccia ai fini della produzione della ricchezza.
La dottrina sociale cattolica, il fascismo, il socialismo
A sinistra vennero elaborate moltissime di quelle che Marx chiamò utopie; e infine il marxismo e leninismo. Tardivamente ma con una certa efficacia sorse una dottrina sociale cattolica; seguì il fascismo, che, in qualche modo derivando dal socialismo, si distingue nettamente per i principi di primato dello spirito sul materialismo; difesa della Tradizione nazionale; finalità non economica dell’economia; e collaborazione di classe al fine della produzione. Fine della lezioncina di storia.
Cosa resta oggi
Di storia, perché di tutto quanto leggete prima, poco e nulla rimane nel 2026, e, in specie, non esistono più le classi sociali sette-ottocentesche, e nemmeno i ceti. Anzi si ha l’impressione, tacita e radicata, che se non fosse per ragioni di ordine pubblico ed esistenziali, la produzione e i servizi si farebbero più comodamente a macchina e robot e internet; e con meno impicci e spese.
Il sottoproletariato culturale
Perciò non esistono i proletari; esistono solo i sottoproletari, che però non sono affatto una classe sociale, anzi sono una non-classe, e perciò non possono avere una coscienza di classe, ma solo umori e sensazioni estemporanei e irragionevoli. È un sottoproletariato culturale e morale. E mentre il robusto proletario di un tempo studiava e frequentava i partiti, il sottoproletario di oggi (spesso ignorante con laurea e master) è facilmente condizionabile perché privo di idee e ideologie definite. Per esempio, vuole la pace, però quasi sempre ignora di quale guerra e dove questa si combatta e perché.
La cultura di sinistra come il Cavaliere inesistente di Calvino
Assistiamo perciò a una cultura di sinistra senza l’oggetto originario di una cultura di sinistra: le classi sociali intese in senso scientifico e sociologico e storiografico. Se è così, ed è, com’è che esiste una cultura di sinistra, e domina e indirizza il linguaggio e la mentalità? E, come abbiamo visto e non è il caso di rimuovere il ricordo del referendum, è in grado di indirizzare anche le scelte elettorali? La cultura di sinistra è come il Cavaliere inesistente di Calvino; il quale non esiste, però combatte e vince.
Perché? Ma perché la sinistra del XXI secolo, in mancanza di proletari, punta proprio sui sottoproletari. Attenti che sottoproletario non significa finanziariamente povero; significa una massa indistinta priva d’identità, in cui si trova, come diciamo in Calabria «ricco impoverito e povero arricchito», e chi vive in una continua precarietà economica e psicologica, e di singola personalità; ed è perciò disponibile a ogni genere di sogni di una non meglio definita “felicità”, presentata come facile, anzi un diritto, e quasi un obbligo.
La ricerca della felicità evocando disgrazie
E siccome la felicità non esiste su questa Terra, e se capita dura pochissimo e poi annoia, per il momento la sinistra la promette come imminente; in attesa, tuttavia, lamenta ogni genere di disgrazie: ecologiche, telluriche, belliche, nucleari, tecnologiche, economiche, familiari, abitative, finanziarie, sessuali… ed eccetera all’infinito. Diffonde un giorno la paura dell’Apocalisse, e il giorno dopo la promessa dei “domani che cantano”, e domani di nuovo l’Apocalisse, e via così: ed è una cultura corale, cioè se uno dice qualcosa, tutti i seguaci la ripetono per mesi; esempio, il «patriarcato» anche se pioveva o faceva caldo.
Esempio: è diffusa convinzione che l’umanità si stia «estinguendo» (alla lettera!) e presto moriremo tutti, quando siamo nove miliardi rispetto al miliardo e mezzo della mia Terza Media. Maltus, chi era costui? Il risultato è la depressione generale che, da malattia psicofisica qual è, viene trasformata in profondo atteggiamento filosofico: ed ecco film e libri pesantissimi, e una scuola priva di ogni emozione. Risultato, il No.
Alla destra serve un linguaggio alternativo
Dall’altra parte, non è certo titanico lo sforzo della destra per creare un altro linguaggio, un suo linguaggio per esprimere giudizi di natura prepolitica, e di conseguenza anche politica. Cerchiamo di farci capire con queste evidenti contrapposizioni che, schematicamente, definiamo destra/sinistra, con le parole di destra e di sinistra, che sono inconciliabili, però troppo spesso si confondono negli automatismi linguistici, in cui cade anche, a volte, la persona di destra, che usa linguaggi altrui.
Le antinomie destra/sinistra
Elenchiamo alcune antinomie destra/sinistra: amor fati/abiezione; amore/sesso; angoscia/tristezza; attivismo/attendismo; comunità/società; cultura/scolarizzazione; diritto/legge; doveri/capricci; economia/finanza; eroismo/depressione; Europa/europeismo; forza/violenza; ideali/schemi; governo/cartismo; intelletto/intellettualismo; lavoro/assistenza; libertà/anarchia; lingua/globalismo; merito/lassismo; metafisica/sociologia; natura/scelta; nazionalità/mondialismo; pace/pacifismo; parità/uguaglianza; passione/casualità; Patria/paese; poesia/piagnisteo; razionalità/razionalismo; religione/spiritualismo; rispetto/inclusione; sacro/banale; storia/futuro; Tradizione/progressismo; umanità/buonismo…
Ci sarebbe un bel lavoro culturale di destra, da compiere combattendo il linguaggio di sinistra, e con la letteratura e la musica e il teatro e il cinema e i messaggi subliminali. Restiamo in attesa?
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