Incontri e smentite
Iran-Usa, trattativa nell’ombra: Teheran affida al Pakistan la proposta per l’accordo di pace
A Islamabad il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha incontrato il capo Stato Maggiore dell'esercito pakistano Munir a cui ha consegnato la proposta del suo governo, descritta dai media iraniani come ''esaustiva''. Intanto Trump manda sul posto l'inviato Steve Witkoff
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha visto il capo di Stato Maggiore dell’esercito pakistano Seyed Asim Munir a Islamabad. A diffondere la notizia è stata la televisione iraniana che ha trasmesso le immagini dell’incontro a Islamabad, che rientra nell’ambito dei colloqui con gli Stati Uniti per arrivare a un accordo che metta fine alla guerra. Araghchi ha utilizzato l’occasione per consegnare a Munir la proposta di Teheran per un accordo di pace con gli Stati Uniti al capo di Stato maggiore dell’esercito pakistano Asim . Secondo i media iraniani la risposta è stata descritta come ”esaustiva” e in grado di riflettere tutte le considerazioni dell’Iran.
Oltre al Pakistan anche l’Egitto prova a mediare
Oltre al Pakistan in queste ore anche l’Egitto è in contatto con i vertici di Teheran per agevolare il dialogo con gli americani. Il ministero degli Esteri egiziano ha fatto sapere in una nota che il responsabile degli Esteri, Badr Abdelatty ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar, concentrandosi sulle modalità per promuovere le relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Iran.
Teheran smentisce l’incontro con gli Usa
Prendono forma dunque nuove forme di confronto, a distanza, tra Usa e Iran, anche se Teheran smentisce la notizia diffusa ieri e circolata per tutta la notte su un possibile incontro tra le due parti e la ricostruzione riportata da Axios, secondo cui un faccia a faccia tra Araghchi e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner potrebbe svolgersi lunedì a Islamabad, dopo una serie di colloqui bilaterali separati tra i due rappresentanti Usa ei mediatori pakistani. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmeil Baghaei, aveva scritto in un post su “X” non ci saranno incontri con gli Usa e che questa opzione non è prevista: «Siamo arrivati a Islamabad, in Pakistan. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi incontrerà alti funzionari pakistani, in coordinamento con i loro sforzi di mediazione per porre fine alla guerra di aggressione imposta dagli Stati Uniti e ristabilire la pace nella nostra regione. In questo momento non è previsto alcun incontro tra l’Iran e gli Stati Uniti. Le osservazioni dell’Iran saranno trasmesse al Pakistan» ha affermato Baghaei.
Trump invia Witkoff a Islamabad
Nonostante questa smentita social è tuttavia un fatto che Trump ha mandato l’inviato Steve Witkoff a Islamabad per incontrare i negoziatori iraniani. Di certo in ogni caso non sarà all’eventuale tavolo dei negoziati il presidente del Parlamento Ghalibaf che lascia per dissidi interni. Il presidente americano ha detto che «L’Iran farà un’offerta per soddisfare le richieste Usa». Il tutto mentre Washington intanto starebbe studiando una risposta “vendetta” contro Madrid e Londra per non avere dato appoggio al conflitto in Iran: l’ipotesi è la sospensione della Spagna dall’Alleanza e un cambio di posizione degli Usa rispetto alle pretese della Gran Bretagna sulle isole Falkland, anche se gli Usa confermano la loro neutralità sulla contesa di sovranità tra Argentina e Regno Unito. Il segretario alla Difesa Hegseth ha infatti fatto sapere agli alleati europei che è ‘finito il tempo della protezione gratis’ ha definisce ‘chiacchiere’ i colloqui su Hormuz in Francia e Gb.
Germania invierà un dragamine nel Mediterraneo
La Germania, intanto, ha annunciato che invierà un dragamine nel Mar Mediterraneo per prepararsi a un’eventuale operazione nello Stretto di Hormuz prima dell’autorizzazione del Parlamento “per guadagnare tempo”. A dichiararlo è stato il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius in una intervista al ‘Rheinische Post’, spiegando che insieme al dragamine partiranno anche una nave di comando e una di rifornimento. La Dpa ricorda che i prerequisiti per un eventuale dispiegamento includono un cessate il fuoco duraturo tra Stati Uniti e Iran, un quadro giuridico ai sensi del diritto internazionale per l’operazione e un mandato del Bundestag.
Giappone studia invio dragamine nello Stretto di Hormuz
Il governo giapponese considera l’invio di dragamine delle Forze marittime di autodifesa (Msdf) nello Stretto di Hormuz, a fronte della richiesta del presidente statunitense Donald Trump di contribuire alla sicurezza della navigazione nello snodo considerato cruciale per gli approvvigionamenti di petrolio a livello globale. Takayuki Kobayashi, presidente del Policy Research Council del Partito Liberaldemocratico (Ldp), ha sollecitato l’esecutivo a valutare l’impiego di unità dragamine una volta cessate le ostilità tra Stati Uniti e Iran, sottolineando che la mossa rappresenterebbe «una delle opzioni per tutelare gli interessi nazionali del Giappone nel rispetto dei vincoli normativi». In merito alla richiesta avanzata da Trump durante l’incontro bilaterale di marzo, la premier Takaichi ha ricordato che esistono attività che il Giappone può o non può svolgere alla luce del proprio ordinamento giuridico, con particolare riferimento ai limiti posti dalla Costituzione pacifista. Ai sensi della legge sulle Forze di Autodifesa, Tokyo può ad esempio dispiegare navi specializzate per bonificare aree da ordigni residuati di conflitti armati.