Morale pentastellata
Incompatibili e “blindati”: tutto quello che c’è da sapere sul conflitto d’interessi di Conte & co nelle Commissioni d’inchiesta
"Giuseppi" in Commissione Covid, Scarpinato e Cafiero De Raho in Antimafia: da commissari indagano su vicende che li hanno visti protagonisti, ma non vogliono sentir parlare di dimissioni
Il conflitto d’interessi, si sa, vale solo quando riguarda il nemico politico e quello a cui stiamo assistendo nelle due commissioni parlamentari di inchiesta più importanti della diciannovesima legislatura lo dimostra. Il caso delle incompatibilità di alcuni componenti delle Commissioni Antimafia e Covid, che vedono coinvolti parlamentari del Movimento 5 stelle Roberto Scarpinato, Federico Cafiero De Raho e Giuseppe “Dpcm” Conte, è la rappresentazione plastica dell’ipocrisia che domina tra le fila degli onesti che pretendono di impartire lezioni all’intero arco costituzionale.
Il conflitto di interessi nelle Commissioni d’inchiesta
Da mesi il Parlamento discute norme, prassi, astensioni, opportunità, ma il punto è elementare: può chi è stato protagonista diretto di una stagione istituzionale indagare serenamente su quella stessa stagione? E può chi ha guidato apparati, procure, strutture o governi sedere contemporaneamente nei luoghi che devono giudicarne l’operato? Domande semplici, evidentemente troppo semplici per i politici di altissimo rango che compongono le fila del “Movimento dell’onestà”.
Il caso dell’Antimafia
Ma andiamo con ordine. La commissione Antimafia ha tra i suoi filoni di inchiesta quello relativo ai dossieraggi, su cui indaga la Procura di Perugia, che ha visto protagonista Pasquale Striano, ufficiale della Guardia di Finanza in forza per anni alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo: Striano è accusato di una serie di accessi abusivi alle banche dati della DNA attraverso i quali avrebbe ottenuto informazioni su importanti esponenti delle istituzioni e altre importanti personalità.
L’audizione di Laudati che tira in ballo Cafiero de Raho
Secondo il Procuratore di Perugia, i numeri degli accessi abusivi realizzati da Striano sono «mostruosi, con oltre 30mila file scaricati» ma il dato interessante è quello emerso durante l’audizione del magistrato Antonio Laudati, indagato insieme al finanziere. Laudati ha riferito alla Commissione che le attività che gli vengono contestate dai Pm di Perugia venivano condotte «sotto il pieno controllo del procuratore nazionale antimafia» che all’epoca era Federico Cafiero de Raho, ora deputato del Movimento 5 stelle e vicepresidente in carica della Commissione parlamentare antimafia. Insomma, uno dei soggetti chiamati a indagare sulla vicenda, a dire di uno degli auditi, risulterebbe direttamente coinvolto nell’oggetto dell’inchiesta ma, hey, perché mai fare un passo indietro?
Scarpinato e le intercettazioni di Natoli
Sotto altro fronte, brilla per trasparenza l’altro componente della Commissione Antimafia in quota 5 stelle, il senatore Roberto Scarpinato: già procuratore generale presso le Corti di Appello di Caltanissetta e Palermo, l’eroico magistrato è stato beccato a concordare con il collega Gioacchino Natoli, indagato dalla Procura di Caltanissetta per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e calunnia, il contenuto delle dichiarazioni che quest’ultimo avrebbe dovuto fornire in Commissione Antimafia.
Un’intercettazione ha rivelato una interessante conversazione tra i due, riguardante proprio la imminente audizione di Natoli, in cui si accordavano sulla strategia da adottare per fare emergere quanto di loro interesse, con quest’ultimo che chiedeva al collega di «alzargli la palla» e Scarpinato che rivelava la propria intenzione di «seppellire la Colosimo sotto una montagna di documenti»: una dichiarazione perfettamente coerente con lo spirito di leale collaborazione che dovrebbe animare l’attività di ogni commissario, no?
L’audizione del procuratore De Luca
Tralasciando i vergognosi insulti che Natoli, intercettato, rivolgeva a Borsellino e alla sua famiglia, è interessante quanto emerso dall’audizione del Procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca secondo cui le «dichiarazioni rese da Natoli innanzi a questa Commissione…riteniamo che siano assolutamente inattendibili perché sono state tutte minuziosamente e analiticamente concordate col senatore Scarpinato». Anche qui, nessun problema. L’incompatibilità logora chi non ce l’ha!
L’arroccamento del M5S
Lo dimostra la reazione del Movimento 5 Stelle alle richieste di astensione rivolte a Cafiero De Raho e Scarpinato dalla maggioranza e al tentativo di intervenire normativamente sulle incompatibilità dei commissari: «norma ad personam» per colpire Scarpinato e De Raho, provvedimento studiato «appositamente per escludere» i due ex magistrati dalla Commissione antimafia. Insomma, il più classico degli esempi di garantismo a corrente alternata, tipico dei grillini.
Scarpinato e De Raho, però, non sono due cittadini qualunque catapultati per caso a Palazzo San Macuto: sono stati figure apicali della magistratura antimafia, protagonisti di inchieste, relazioni, decisioni, polemiche. Proprio per questo la loro presenza in Commissione può essere letta in due modi opposti: enorme valore aggiunto oppure macroscopico nodo di opportunità. Ed è esattamente questo il punto che il M5S finge di non comprendere. Chi è stato protagonista attivo di passaggi cruciali della storia giudiziaria nazionale può poi diventare arbitro parlamentare sugli stessi dossier? Una questione che qualsiasi democrazia adulta affronterebbe con serenità ma che in questo caso diviene lesa maestà con i due protagonisti che, chiamati a un passo indietro, rilanciano rifugiandosi nel più miserabile vittimismo.
Il caso di Conte in Commissione Covid
Ma è in commissione Covid che la faccenda assume i toni della farsa: Giuseppe Conte, presidente del Consiglio durante la pandemia, padre dei Dpcm, uomo dei lockdown, delle conferenze stampa notturne, delle task force e dei banchi a rotelle elevati a simbolo tragicomico di una stagione buia e dolorosa, ha chiesto e ottenuto di essere nominato componente della Commissione che indaga sul suo stesso operato, determinando la sostanziale impossibilità ad essere audito e quindi a fornire informazioni chiave sulla gestione dell’emergenza.
Il giochino di Giuseppi
L’offesa alle istituzioni, però, è peggiore di quanto sembri perché Giuseppi, dimostrando una straordinaria abilità nel prendersi gioco non solo della Commissione ma anche dei Presidenti di Camera e Senato, racconta urbi et orbi di voler essere sentito per fornire tutte le informazioni necessarie ma, al contempo, non intende in alcun modo dimettersi per facilitare la propria audizione perché si tratterebbe di «una violazione delle sue prerogative di parlamentare».
Insomma: se tocca gli altri, è trasparenza, se tocca loro, è epurazione. E di fronte alle legittime richieste del Parlamento, la reazione è il vittimismo, con un desolante spettacolo indignazione selettiva: Conte che difende Scarpinato e De Raho come martiri civili, i grillini che fanno scudo intorno al loro capo che deve sempre strafare, e sfida le opposizioni a «rinunciare all’immunità» mentre lui rimane caldamente avvolto nella coperta di una incompatibilità creata ad hoc per sottrarsi alle domande scomode della Commissione Covid. Com’era? Ah, sì: Honestà!