Coalizione da ridere
Ruffini vuole meno tasse, Patuanelli la patrimoniale: sinistra in ordine sparso su tutto. E su Kiev comanda il M5S
Da una parte l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate avverte che «l’Italia non ha bisogno di più tasse»; dall’altra il senatore pentastellato assicura che sulla patrimoniale «siamo tutti d’accordo». Il programma comune, evidentemente, verrà dopo
«Dì una cosa di sinistra». Nanni Moretti, nel celebre film Aprile, lo implorava a Massimo D’Alema davanti alla televisione. Quasi trent’anni dopo, qualcuno deve aver ritrovato la videocassetta. E preso l’ordine alla lettera. Così, proprio mentre Ernesto Maria Ruffini, colui che doveva essere il federatore del magico campo largo, prova a presentarsi come quello di sinistra che dice «l’Italia non ha bisogno di più tasse», il leader di Avs Angelo Bonelli ritorna alla carica con uno dei pezzi forti del repertorio: la patrimoniale.
Forse è ora che si mettano d’accordo. Uno dice di non aumentare le imposte, l’altro propone di aggiungerle. E siamo ancora alla fase in cui dovrebbero scrivere il programma insieme. Il prossimo 10 ottobre Ruffini trasformerà Più Uno in un nuovo soggetto politico nazionale, con l’ambizione dichiarata di «allargare il consenso nel centrosinistra». E sul fisco dice: «L’Italia ha bisogno di crescere e utilizzare meglio le risorse che già esistono». Ogni euro pubblico sprecato, sostiene l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, è sottratto a scuola, sanità, sicurezza e imprese. Messaggio ricevuto. Tranne, evidentemente, dai suoi stessi alleati.
Bonelli rispolvera la patrimoniale
Domenica 27 settembre Bonelli ha chiesto una «patrimoniale progressiva sopra i 5 milioni di euro», sostenendo che interesserebbe «solo 50.000 contribuenti su 60 milioni» — nessuno, nessuno — e permetterebbe di «abbassare le tasse al 99%». Una misura che i Verdi presentano come «una scelta di giustizia fiscale e sociale». Ce ne fosse una che non lo sia nei salotti radical…
È qui che però il campo largo comincia a diventare stretto. Perché Ruffini dice: non servono altre tasse. Bonelli dice: serve una nuova imposta sui patrimoni. Entrambi vogliono stare nello stesso centrosinistra e, prima o poi, possibilmente nello stesso programma di governo. Più che una sintesi politica servirà un bravo commercialista.
Anche il nome, del resto, ha avuto una storia tutta sua. Capendo l’aria che tira, a giugno Bonelli spiegava di non pensare a una patrimoniale permanente bensì a un «contributo di solidarietà», una «tassa di scopo» sui super ricchi per tre o quattro anni. A luglio arrivava persino l’invito: «Smettiamola di chiamarla patrimoniale». Adesso la parola è tornata sul tavolo. Patrimoniale era, patrimoniale rimane. Essenzialmente a sinistra non hanno di meglio da fare.
Campo minato non campo largo
Poi ci sono i Cinque stelle all’assalto del Pd. Nel percorso Nova, da loro organizzata, a tassa sui grandi patrimoni era stata la proposta più ricorrente nei tavoli territoriali, comparendo in 61 report su 107. Nel documento finale, però, il concetto è stato ammorbidito: maggiore prelievo sulle attività finanziarie, tassazione degli extraprofitti e promozione a livello europeo di una tassa sui super ricchi. Sul punto, inoltre, sono emerse sensibilità diverse tra Giuseppe Conte e altri esponenti pentastellati.
Poi ci sono i Cinque Stelle, che al tavolo del campo largo arrivano con una lista della spesa già piuttosto nutrita. Nel percorso Nova la tassa sui grandi patrimoni era stata la proposta più ricorrente nei tavoli territoriali, comparendo in 61 report su 107. Nel documento finale i toni sono diventati più morbidi: tassazione progressiva delle rendite finanziarie, extraprofitti e patrimoniale sui super ricchi da spingere almeno a livello europeo. Pasquale Tridico ha perfino rilanciato la tassa Zucman, con un prelievo del 2% sui patrimoni superiori ai 100 milioni, purché coordinato tra i principali Paesi europei per evitare che, insieme ai milioni, prendano il largo anche i milionari.
A certificare l’armonia ci pensa Stefano Patuanelli su Repubblica: «Siamo tutti d’accordo sull’idea di una patrimoniale». Benissimo. E sull’Ucraina? Anche lì, a quanto pare, l’accordo è semplice: devono cambiare idea gli altri. «La nostra linea coincide con quella di Avs», dice l’ex ministro grillino, ricordando che anche «gran parte degli elettori Pd» sarebbe contraria alla linea sugli aiuti militari. Quanto al problema di far convivere questa posizione con quella dei dem favorevoli al sostegno a Kiev, soluzione pronta: «Spetterà alla segretaria trovare una soluzione». Elly, pensaci tu.