L'appello degli psichiatri
Il dramma di Catanzaro e la depressione post partum: perché è un disturbo curabile e bisogna chiedere aiuto
La condizione depressiva dopo una gravidanza si affronta con coraggio e comunque fatti del genere sono estremamente rari
+ Seguici su Google DiscoverLa drammatica vicenda di Catanzaro, su cui sono ancora in corso gli accertamenti, richiama con forza l’attenzione su un tema troppo spesso sottovalutato o vissuto nel silenzio: la depressione postpartum e, più in generale, il disagio psichico nel periodo perinatale. Su questa ipotesi accendono i riflettori gli esperti della Società italiana di psichiatria (Sip), commentando il dramma della madre che nella notte si è lanciata dal terzo piano di un palazzo del capoluogo calabrese insieme ai tre figli, due dei quali morti insieme a lei.
La depressione post partum
“In queste ore il pensiero va prima di tutto alle vittime e alla famiglia coinvolta – dichiarano in una nota Guido Di Sciascio e Antonio Vita, presidenti della Sip – Ma proprio di fronte a tragedie così profonde è necessario ribadire con chiarezza alcuni punti fondamentali, per evitare che informazioni scorrette o timori infondati possano mettere a rischio altre donne e altre famiglie. Primo tra tutti il concetto che la depressione postpartum è una condizione clinica riconosciuta, frequente e curabile, che può manifestarsi con diversi livelli di intensità, da forme più lievi a quadri più complessi. Non è una colpa, non è una debolezza e soprattutto non è una condizione che debba essere nascosta per paura che ciò possa avere conseguenze sui bambini”. Uno dei timori più diffusi, ma del tutto infondato, è proprio quello che chiedere aiuto o intraprendere un percorso di cura possa comportare conseguenze sulla possibilità di accudire i propri figli, osservano gli specialisti. “E’ importante dirlo con chiarezza: curarsi non significa perdere i propri bambini. Al contrario, chiedere aiuto è il primo passo per proteggere sé stesse e i propri figli”, precisano Di Sciascio e Vita.
“Il messaggio che possiamo e dobbiamo inviare alle donne è che intanto non bisogna suggestionarsi, poiché fatti del genere sono molto rari- aggiunge Donatella Marazziti, docente a Pisa-. Chiedere aiuto è un segno di maturità e non significa perdere i figli ma superare la fase depressiva con il conforto e il sostegno di una rete ampia. Generalmente casi del genere possono riguardare la forma 1 del disturbo bipolare, anche se non mi va di fare diagnosi a distanza, poiché quello definito 2 è come se riguardasse, nelle modalità e nei tratti, ‘ognuno di noi’. Il messaggio è di non avere paura” -conclude Marazziti.
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