Pacificazione storica
Il 25 Aprile del “compagno” Violante : “Basta divisioni, serve rispetto anche per chi è caduto dalla parte sbagliata”
Alla vigilia del 25 Aprile, Luciano Violante, ex presidente della Camera con L’Ulivo, è tornato a parlare del significato della Festa della Liberazione in un’intervista a Bellama su Rai Due. Sono passati trent’anni dal suo discorso in Parlamento in cui, da uomo di sinistra, propose di includere i “vinti” di Salò nella memoria storica collettiva. «Da bambino, c’era una fotografia a casa che riguardava un vagone piombato, guardato, sorvegliato da un ragazzo italiano in divisa – ha spiegato nel corso della trasmissione condotta da Pierluigi Diaco -. Ma come mai questo ragazzo non capiva che lì c’erano altri italiani, che non avevano commesso nessun delitto? Questa domanda, non voglio dire una cosa grossa, ha attraversato la mia vita, sarebbe eccessivo, però ci ho pensato varie volte, anche da adulto, e mi sono trovato in quell’occasione, ho detto quello che pensavo. Per quale motivo? Per quale ragione? Non per rimproverare, ma per capire».
Il tempo non annienta certi interrogativi e proprio come fece il 10 maggio 1996 alla presenza dei suoi colleghi, Violante è tornato a chiedersi perché tanti ragazzi scelsero di arruolarsi nella Repubblica sociale italiana, anziché nella resistenza partigiana. «A tanti anni da quel giorno ho l’impressione che restino divisioni e incomprensioni», ha sottolineato, in riferimento al suo vecchio intervento istitutuzionale. La sua sensazione è che «resti, come dire, la voglia di non sforzarsi di capire. Ed è una cosa che io non condivido, l’idea che la Liberazione sia patrimonio di una sola parte politica. Io credo che la Liberazione debba essere di tutto il Paese, perché alla fine, se tutti possono liberamente dire la propria opinione, se tutti possono scrivere quello che vogliono, se tutti possono avere gli stessi diritti, è perché c’è stata la Liberazione. Perciò deve essere di tutti. Bisogna essere grati a quelli».
25 Aprile, Violante ricorda il suo intervento alla Camera e chiede rispetto per tutti i caduti
«Trovo che avere fiducia nei valori è fondamentale per vivere, non solo per lottare – ha ripreso Violante – . Ognuno di noi deve porsi questa domanda: io a che cosa direi comunque no? Se non so a che cosa dire no, vuol dire che non ho personalità, vuol dire che non ho scelto un sistema di valori a cui adeguarmi». Perciò, secondo lui «è molto importante questa cosa dei valori che devono stare dentro di noi e per i quali muoverci». Ed è proprio in questi “valori” di cui parla Violante che risiederebbe «il rispetto dell’altro, per chi è magari diverso da noi, che la pensa diversamente, però rispettarlo è fondamentale. E la pacificazione di cui si parla ha come presupposto il rispetto».
Dopo il suo discorso d’insediamento alla Camera, Violante fece arricciare il naso a molte associazioni ideologizzate di sinistra. L’ha raccontato approfonditamente questa volta in televisione, rammentando che il presidente Boldrini dell’Anpi gli telefonò per comunicargli che tutti i membri fossero «in rivolta». Poi ha aggiunto: «Andammo a Bologna e io spiegai che Togliatti, nel ’45, aveva fatto questo discorso, lo stesso discorso ai giovani comunisti, dicendo: ‘Guardate, voi ragazzi dovete andare dai vostri coetanei che stavano dall’altra parte, perché non è colpa loro, è colpa di chi li ha mandati. Non potete confondere la colpa degli adulti che sono diventati potenti durante il fascismo e li hanno mandati a combattere, con loro. Sono vostri coetanei’. Devo dire la discussione fu animata, però alla fine trovammo un’intesa sul fatto che era necessario fare questo passo, di sforzarsi di capire le ragioni degli altri».
«Non ho mai creduto al pericolo fascista»
Quando si è parlato di pacificazione, bisogna ammetterlo, Luciano Violante ha dimostrato una sensibilità che manca a molti esponenti della sua area politica. «Non ho l’autorevolezza di fare questo, però io vorrei dire: pensiamo a quelli che sono caduti dalla parte giusta e dalla parte sbagliata – ha affermato -. Pensiamo con rispetto e pensiamo a quei valori per i quali quelle persone hanno combattuto, quelli che combattevano per la democrazia, devono essere fatti da noi parte viva della nostra vita». E ancora: «Lo so che sembra una parola vuota, però difendere i valori del rispetto dell’altro, della giustizia, della libertà, credo faccia parte di questa storia, di questo modo di essere italiani liberi, perché loro questo ci hanno consegnato e noi possiamo essere eredi civili di quelle persone se manteniamo vivi questi valori. Altrimenti cadiamo nella retorica».
Ma c’è dell’altro, perché l’ex politico italiano ha ammesso un’altra cosa importante: «Alla storia del pericolo fascista non ho mai creduto. Il problema è che ci si rispetti, sinistra e destra si rispettino reciprocamente». Poi ha concluso facendo un esempio di onestà intellettuale: «Io ho colto molto positivamente il fatto che la segretaria del Partito democratico ha espresso solidarietà alla presidente del Consiglio in due recenti occasioni. Ecco, se pur essendo avversari si fa questo è un fatto positivo».