Fake news M5s
Fazzolari non ha mai presentato un emendamento per estendere il superbonus: la bufala di Conte smontata in tempo reale
+ Seguici su Google DiscoverIn merito al video condiviso sui social dal presidente del M5S, Giuseppe Conte, l’Ufficio stampa del senatore Giovanbattista Fazzolari fa sapere che “come già detto in passato, è falso che il senatore Fazzolari abbia presentato emendamenti per l’estensione del Superbonus. Come è possibile verificare facendo una ricerca degli atti parlamentari a sua firma, il senatore Fazzolari, preso atto che il governo, di cui non era parte, voleva prorogare l’assurda norma del Superbonus, ha tentato con due emendamenti alla legge di Bilancio 2022 (9.80 e 9.82) di migliorare dall’opposizione quella pessima normativa chiedendo che fosse quantomeno contemplata nella spesa anche l’installazione di impianti solari fotovoltaici. Perché tra le assurdità della norma targata M5S, che ha devastato i conti pubblici, c’era anche questo: sono state pagate con i soldi degli italiani migliorie di ogni genere a ville e castelli, ma non erano compresi gli impianti solari, neppure sui condomini popolari”.
Senza il superbonus i conti dell’Italia sarebbero in regola
Come si legge in un report del Centro studi di Unimpresa, il rapporto deficit/PIL del 2025, fissato al 3,1% dal consuntivo Istat e certificato dal Documento di Finanza Pubblica 2026 approvato ieri dal Consiglio dei ministri, è superiore di un decimo di punto alla soglia che avrebbe interrotto la procedura Ue per una ragione sola: la coda dei crediti d’imposta legati al superbonus.
Senza quella componente il deficit si sarebbe collocato al 2,7%, tre decimi sotto la soglia europea del 3%: 8,4 miliardi di euro di bonus edilizi ancora fruibili nel 2025 sulla base della legislazione previgente sono emersi in misura superiore alle attese e hanno pesato per circa lo 0,4% del pil sulla spesa in conto capitale; al netto di questa voce, di natura transitoria e non ricorrente, i fondamentali della finanza pubblica italiana nel 2025 mostrano un miglioramento strutturale.
Secondo il report di Unimpresa, il surplus primario — la differenza tra entrate e spese al netto degli interessi — è salito allo 0,8% del PIL dallo 0,5% del 2024. Le entrate sono cresciute del 4,8%, le spese del 4,1%. Lo spread BTP-Bund si è ridotto in media d’anno a poco più di 90 punti base, contro una media decennale di 162. Il DFP 2026 conferma per l’anno in corso un deficit al 2,9%, con una traiettoria discendente fino al 2,1% nel 2029 e l’uscita dalla Procedura per disavanzo eccessivo prevista nel 2027.
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