Libertà negate
Dio al servizio del partito: la repressione dei cattolici in Cina dopo dieci anni di sinizzazione
I report internazionali scattano una fotografia drammatica, che è stata anche al centro di un convegno al Senato dal titolo "Il martirio della pazienza": cosa è emerso e perché il tema riguarda direttamente anche l'Occidente
Detenzioni arbitrarie, sparizioni, torture, arresti domiciliari. Un rapporto di Human Rights Watch, rilasciato a metà aprile, ha fatto il punto sulla condizione dei cattolici in Cina a dieci anni esatti dal lancio del piano di sinizzazione delle religioni. Era l’aprile del 2016 e, nel corso della “Conferenza nazionale sul lavoro religioso”, Xi Jinping affermò il principio secondo cui le religioni dovevano adattarsi ai valori socialisti. Anche Dio doveva diventare strumento del partito.
La condizione dei cattolici in Cina
Il quadro che emerge dal rapporto è drammatico: vescovi e sacerdoti delle cosiddette “chiese sotterranee”, quelle non assoggettate al potere statale, trattati come oppositori politici e fedeli costretti di fatto alla clandestinità, sotto il peso di una sorveglianza feroce.
Un quadro che si è inasprito negli ultimi anni
Nel rapporto si parla inoltre di una progressione negli ultimi anni dell’inasprimento di pratiche come «il controllo ideologico, la sorveglianza e le restrizioni agli spostamenti per i cittadini cattolici, che secondo le stime sono 12 milioni». Di una violazione sistematica, insomma, di tutti i diritti fondamentali di questa comunità religiosa, così come del resto delle altre comunità cristiane – che secondo i dati di Open Doors in Cina raggiungono una consistenza di 90 milioni di fedeli – e non solo. Basti pensare ai buddhisti tibetani.
In questo contesto, Human Rights Watch, sulla base delle testimonianze personali e documentali raccolte non senza difficoltà, sottolinea anche come gli accordi del 2018 tra Vaticano e Cina, poi rinnovati, non siano riusciti a garantire maggiori tutele alla comunità cattolica e, anzi, secondo la denuncia delle fonti, abbiano in qualche modo offerto una sorta di paravento a Pechino per le sue pratiche di repressione.
La libertà religiosa come specchio di tutte le libertà
Il tema è stato al centro di un dibattito al Senato, promosso dal senatore di FdI Andrea De Priamo e organizzato dall’avvocato Luigi Trisolino, al quale hanno partecipato la giornalista e scrittrice Annalisa Terranova, il vaticanista Nico Spuntoni, il presidente dell’Associazione Italia-Tibet Claudio Cardelli, Francesca Romana Poleggi del direttivo di Pro Vita e Famiglia, e, da remoto, l’eurodeputato di FdI Carlo Fidanza. Politici, rappresentanti del mondo associativo, giornalisti, esperti si sono travati concordi nel sottolineare che la condizione della libertà religiosa in Cina è il più efficace specchio della compressione di tutte le libertà sotto il regime comunista di Xi Jinping e più in generale nel contesto dell’ideologia comunista tout court.
Un tema che «non si può tacere»
«Difendere la libertà religiosa significa difendere una libertà fondamentale, legata alla dignità della persona e al rispetto delle identità culturali e spirituali», ha avvertito De Priamo, ricordando che quella religiosa è «una libertà fondamentale, perché tocca il rapporto più profondo dell’uomo e della comunità con i propri valori e con le proprie esigenze interiori». E, dunque, pur nel «grande rispetto per il popolo cinese, per la sua cultura e la sua storia» non si può tacere sul fatto che «i governi cinesi non rispettano la libertà religiosa, perché non riconoscono il valore della libertà nella sua totalità». «Viviamo una fase complessa, in cui tanti valori e tante certezze sembrano dissolversi ogni giorno. Proprio per questo è importante riaffermare alcuni principi fondamentali e rimetterli al centro del dibattito pubblico», ha detto ancora il senatore di FdI.
Il filo rosso dell’ideologia comunista
Il tema di fondo della repressione delle libertà e della negazione della dignità umana come portato intrinseco dell’ideologia comunista è stato affrontato da Trisolino, a partire dallo stesso titolo scelto per l’incontro nella Sala Zuccari: “Il martirio della pazienza – Condizione dei cristiani e libertà religiosa nella Cina di Xi”. Il martirio della pazienza: la Santa Sede e i paesi comunisti, 1963-89 è infatti il titolo delle memorie postume del cardinale Agostino Casaroli, esponente di punta della Ostpolitik vaticana nella gestione dei difficili rapporti tra Santa Sede e comunismo sovietico, la cui ideologia – è stato sottolineato – è ampiamente sopravvissuta al crollo del Muro di Berlino, cambiando vesti ma non sostanza e modalità.
Prima il partito-Stato, poi Dio
Dalla repressione dei diritti fondamentali all’ossessione per una potenziale “intelligenza col nemico” dei propri cittadini, la Cina replica quei vecchi schemi e, come la Mosca del secolo scorso, riduce la guida spirituale del Vaticano a livello globale a un esercizio di potere di una entità statuale straniera. Da qui la volontà di ricondurre con la forza i cattolici nell’alveo del proprio potere statale incarnato dall’Associazione Patriottica del partito comunista cinese, l’organismo che presiede alle attività religiose nel Paese e sotto la cui “ala” c’è la pretesa di ricondurre anche la spiritualità e la sua organizzazione cattolica, a partire dalla nomina dei vescovi.
La resistenza del cardinale Zen
Simbolo di questa lotta delle chiese sotterranee contro l’asservimento della religione al Partito è il 94enne cardinale Joseph Zen, che ha sempre mantenuto lo sguardo fisso su Roma rifiutando di piegarsi ai diktat di Pechino e nel nome del quale, nel corso del convegno, Trisolino ha avanzato la proposta di un “Piano Zen” per mantenere alta l’attenzione sul tema della libertà religiosa e del rispetto dei diritti fondamentali in Cina.
Un monito anche per l’Occidente
«Parlare della condizione dei cristiani in Cina significa prima di tutto interrogarsi sul rapporto tra persone e potere, tra coscienza e Stato, tra libertà e autorità. Oggi in Cina non assistiamo semplicemente alla limitazione amministrativa della libertà religiosa, ma a qualcosa di più profondo: a un progetto politico che chiede alle religioni di diventare funzionali alla ideologia, alla stabilità e alla sovranità del partito-Stato», ha avvertito l’eurodeputato Carlo Fidanza. «Tutto questo – ha proseguito – riguarda anche noi europei, perché la libertà di religione è un diritto originario della persona» ed «è un test della libertà della persona e dei limiti del potere». Per Fidanza «nei rapporti con la Cina questo non può essere un elemento secondario», ma non lo può essere neanche nelle riflessioni interne alle nostre società, perché «la libertà religiosa non è garantita una volta per tutte, è un equilibrio che va garantito anche in Occidente».
Il ricordo di Piazza Tienanmen nei versi del poeta Liu Xiaobo
Il convegno si è concluso con la lettura di versi scritti nel 1990 dal poeta e attivista perseguitato Liu Xiaobo (1955-2017) per commemorare il primo anniversario del massacro di Piazza Tienanmen: «Fuggendo l’era di Cristo/non oso incontrare lo sguardo sopra la croce/Da una sigaretta a un piccolo cumulo di ceneri/mi sono inebriato del vino dei martiri/credendo da questa primavera/sbocciasse un broccato di fiori colorati/Notte fonda, vastità della strada deserta».