Orgoglio e diritto
Crans Montana, fatture sui feriti, la Svizzera insiste, muro Italia: “Miseria contabile, burocrazia dell’idiozia. Non pagheremo mai”
Non c'è limite alla vergogna: mentre i giovani italiani lottano ancora in ospedale, Berna batte cassa. La risposta di Tajani, Gasparri e Bertolaso è un muro invalicabile: «Il dolore non si fattura»
Non c’è fine allo scempio. Limite alla vergogna. Termine all’insulto, economico e giuridico. Mentre ancora ci sono giovani italiani italiani che lottano tra la vita e la morte nei reparti grandi ustionati, che combattono per tornare a una normalità quanto più possibile vicina a quella di prima della notte di capodanno a Crans Montana, la svizzera non solo non arretra. Ma alza al quadrato la posta e le richieste…
Crans Montana, fatture ricoveri: il danno tragico e la beffa inaccettabile. La Svizzera non arretra
La burocrazia elvetica mette mano alla calcolatrice. Nonostante il dramma del rogo di Capodanno al bar Le Constellation sia ancora una ferita aperta, la Svizzera non accenna al (dovuto?) passo indietro: l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas) ha confermato nelle scorse ore l’invio delle fatture mediche alle famiglie dei feriti. Una mossa che ha scatenato una reazione corale e durissima da parte del governo e delle istituzioni italiane, decise a non cedere di un millimetro di fronte a quella che viene definita una vera e propria «miseria contabile».
Fatture dalla Svizzera, il muro del governo: «Nulla è dovuto»
Ma non è tutto, ovviamente. La posizione dell’Italia è scolpita nelle parole del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che con un post lapidario su X ha espresso la linea di totale fermezza dell’esecutivo: «Mi pare ovvio che non pagheremo le fatture per i ricoveri dei ragazzi rimasti feriti nell’incendio a Crans Montana». Una determinazione che trova eco nelle parole dell’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, pronto alla battaglia diplomatica: «Non pagheremo né ora, né mai, queste fatture. Qualora arrivassero al ministero della Salute, l’Italia le rimanderà indietro».
Indignazione e valori, Gasparri: la «burocrazia dell’idiozia»
Particolarmente duro l’intervento del senatore Maurizio Gasparri, presidente della commissione Esteri e difesa del Senato, che non ha usato mezzi termini per stigmatizzare l’atteggiamento svizzero: «A volte la burocrazia sconfina nell’idiozia. Non potremmo dire cose diverse di fronte all’atteggiamento di miseria contabile di chi dalla Svizzera chiede soldi indietro per le cure degli italiani». Gasparri ha poi anche incalzato Berna sul piano etico: «Non è una questione economica, è una questione morale. Si può essere precisi nei conti quanto si vuole, ma bisogna esistere anche sul piano dei valori umani e della solidarietà».
Lo sdegno della Lombardia: «Una richiesta abominevole»
E non è ancora finita. Dalla Regione Lombardia, che sta assistendo i feriti più gravi al Niguarda di Milano, il presidente Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Guido Bertolaso hanno a loro volta respinto al mittente le pretese elvetiche definendole «semplicemente abominevoli». Bertolaso ha sottolineato il paradosso di un Paese che pretende pagamenti mentre l’Italia cura gratuitamente chiunque: «In Italia assistiamo e curiamo gratuitamente chiunque abbia bisogno di cure salvavita. Ma in questo caso la Svizzera ha una responsabilità gravissima. Questa tragedia non doveva accadere. E non può permettersi di chiedere alcun pagamento».
Fatture dalla Svizzera, la risposta dell’Italia è netta e chiara: fatti, non conti
Così, mentre la Svizzera si rifugia dietro i commi della legge LAMal sulla “reciprocità”, l’Italia risponde con la concretezza del sostegno. Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha già annunciato una risoluzione per garantire la gratuità integrale di ogni cura post-degenza: «Dopo lo sfregio ai superstiti, l’Italia dimostrerà ancora una volta quanto sia diverso e opposto il nostro approccio rispetto alla Svizzera».
L’obiettivo è chiaro a tutti: garantire che nessun sopravvissuto debba mai preoccuparsi del costo di una crema terapeutica o di una seduta di fisioterapia. Perché se la Svizzera sceglie la via dei “ragionieri del nulla”, l’Italia sceglie quella della dignità e della difesa dei propri figli. Berna è avvisata: l’orgoglio italiano non si fattura.
La ragione morale contro i ragionieri del cinismo
Insomma, è evidente: l’Italia non è e non vuole essere un ufficio postale a cui recapitare i conti di una tragedia che non ha causato. Dietro quelle fredde fatture inviate da Berna non ci sono solo numeri, ma il riflesso di una burocrazia che ha smarrito l’anima nel tentativo di far quadrare i bilanci sopra il dolore di giovani vite spezzate o segnate per sempre.