Sogno Capalbio, incubo reale
Cpr Toscana, da Giani e compagni un no secco. FdI denuncia effetti e numeri: città in regalo alla criminalità irregolare
+ Seguici su Google DiscoverMigranti e Cpr in Toscana dalla difficile gestazione, urge ribadirlo. Di più: specificare i contorni di una esigenza a cui la sinistra locale si oppone, ma che per i cittadini si fa, di fatto, improcrastinabile. Sì, perché mentre la sinistra toscana, guidata da Eugenio Giani, continua a trincerarsi dietro i “no” ideologici sintomo slatentizzato della “sindrome di Capalbio“, i numeri presentati da Fratelli d’Italia svelano una realtà drammatica: l’assenza di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) in regione è un regalo alla criminalità e un danno enorme alla sicurezza dei cittadini.
Migranti, i nodi del Cpr (osteggiato da Giani) in Toscana vengono al pettine
I dati, che anche l’Adnkronos riporta, sono impietosi. Solo a Firenze, tra fine 2025 e marzo 2026, sono state inoltrate 439 richieste di trasferimento verso Cpr di altre regioni, ma solo 98 sono andate a buon fine per mancanza di posti. Il paradosso? Per ogni trasferimento vengono sottratti al territorio fino a tre agenti per tre giorni. Tradotto: la comunità fiorentina ha perso 800 giornate di servizio di poliziotti trasformati in “accompagnatori” verso centri distanti centinaia di chilometri. Numeri, fatti, che i consiglieri regionali toscani di Fratelli d’Italia Jacopo Cellai, Claudio Gemelli e Matteo Zoppini, riassumono emblematicamente in una nota.
Migranti, FdI: «Da Firenze più di 430 richieste di trasferimento. No a Cpr è un danno ai cittadini»
Nota che riporta: «A Firenze, dal 31 dicembre 2025 alla metà di marzo, sono state 439 le richieste di Firenze, 18 aprile 2026 – trasferimento nei Cpr delle altre regioni, di cui 98 effettuati. I motivi, sono l’assenza di posti a livello nazionale e, quasi per la metà dei casi fiorentini, l’inidoneità dei cittadini stranieri allo spostamento; un dato che, di certo, dovrà imporre una riflessione. Considerando che, per ogni trasferimento, sono impiegati fino a tre agenti per due o tre giorni, per un totale di 800 giornate di servizio, importanti risorse umane sono state private alla sicurezza e alle esigenze della comunità fiorentina».
E i dati parlano chiaro: eccoli
E ancora. «I dati parlano chiaro e sanciscono quanto i ‘no a priori’ della sinistra condannino anche i fiorentini all’insicurezza tra le strade, all’assenza di regole, alla criminalità diffusa. Il nostro capoluogo ne è infestato in modo crescente. Solo nelle ultime 48 ore ci sono stati due accoltellamenti con gravi conseguenze. Reati ai quali i cittadini sono ormai assuefatti, loro malgrado. La realizzazione di un Cpr permetterebbe un numero maggiore di forze dell’ordine a Firenze, come nel resto della Toscana. E assicurerebbe, finalmente, di non doversi rassegnare alla violenza», mettono nero su bianco i consiglieri regionali toscani di FdI.
Migranti, La Porta (FdI): «Con il Cpr in Toscana ci sarebbero grandi benefici anche per Prato»
Non solo. Stessa musica a Prato, seconda provincia per richieste, dove l’assenza di una struttura locale è costata 350 giornate di presenza della Polizia in soli 14 mesi. Come sottolineato allora da Chiara La Porta (FdI), un Cpr toscano significherebbe «più agenti sul territorio e meno irregolari in strada». O meglio: «L’assenza di un Centro di permanenza per il rimpatrio in Toscana è costata a Prato circa 350 giornate di presenza di poliziotti sul territorio in 14 mesi. Oltre ai costi economici per i trasferimenti», spiega la capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale della Toscana Chiara La Porta commentando i dati relativi ai rimpatri nelle province toscane.
Cpr in Toscana? Significherebbe «più agenti sul territorio, meno immigrati irregolari in strada»
Quindi aggiunge a stretto giro. «Realizzare un Cpr nella nostra regione significa più agenti sul territorio, meno immigrati irregolari in strada, meno pressione sui Centri di accoglienza straordinaria e sulle carceri. A beneficiarne sarebbe tutta la regione e in particolare la nostra provincia, seconda in Toscana per richieste di posti nei cpr attivi in Italia» Quindi sottolinea e rilancia La Porta: «Dire pregiudizialmente no come sta facendo la sinistra significa non tanto fare un dispetto al governo, ma un torto ai toscani e ai pratesi per bene che chiedono giustamente maggiore sicurezza».
Questo quanto resoconta e commenta la capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale della Toscana Chiara La Porta, valutando i dati relativi ai rimpatri nelle province toscane. Nel 2025 da Prato sono partite 284 richieste di trasferimento nei Cpr e 43 effettivamente effettuati. Nei primi 70 giorni del 2026 40 richieste e 11 trasferimenti effettuati.
Migranti, FdI: ecco perché un Cpr in Toscana non è utile, ma necessario
«L’accoglimento delle richieste dipende, oltre che dallo stato di salute degli immigrati, anche dalla disponibilità di posti nei centri», ricorda l’esponente di FdI. «Un Cpr in Toscana aumenterebbe la capienza complessiva e faciliterebbe i rimpatri, in particolare dalla nostra regione. Inoltre permetterebbe di ridurre moltissimo l’impegno di agenti per i trasferimenti nei centri, distanti centinaia di chilometri dalla Toscana. Per ogni trasferimento sono impiegati dai due ai tre agenti per due o tre giorni, a seconda della distanza da Prato del Cpr indicato. Agenti che con un centro in Toscana sarebbero impiegati per un solo giorno. Ecco perché un Cpr in Toscana non è utile, ma necessario. Per Prato e per tutta la regione», conclude La Porta.
La resa della sinistra alla violenza d’importazione
E allora, mentre i consiglieri regionali di FdI denunciano una Firenze “infestata” dalla criminalità diffusa – con due accoltellamenti nelle ultime 48 ore, lo ribadiamo – la sinistra preferisce l’astrazione ideologica alla tutela dei toscani “per bene”. Dire no al Cpr non è, allora, un canonico sgambetto al governo Meloni. Ma un atto di irresponsabilità verso chi subisce furti e violenze. Ne consegue, che realizzare il Centro è una necessità logistica e morale: permetterebbe di svuotare le carceri, alleggerire i centri di accoglienza e, soprattutto, garantire che chi non ha diritto di stare in Italia venga rimpatriato velocemente, anziché restare a presidiare le nostre piazze. È ora che Giani e compagni scendano dai piani alti e guardino in faccia la realtà. La sicurezza non è un lusso o un bene turistico da salvaguardare. È un dovere.
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