L'intervista
«Conte e le mascherine? Ecco com’è andata». Parla Dario Bianchi, ad della Jc Electronics
«Devo dare ragione al professore e avvocato Luca Di Donna, che non ha detto il falso quando mi dichiarò che era collega di Conte». A dirlo è Dario Bianchi, amministratore delegato della JC Eletronics, balzato alle cronache per aver raccontato, nel corso dell’ultima audizione della Commissione Covid, che l’avvocato Di Donna si sarebbe proposto per risolvere le controversie con la struttura commissariale di Domenico Arcuri dietro il pagamento del 10% delle mascherine vendute.
Eppure Conte smentisce di aver avuto rapporti professionali con l’avvocato Di Donna…
«Da un documento in mio possesso risulta che una causa del 2006 comincia con un giudizio eseguito dal professor Conte e poi tutto passa all’avvocato Di Donna. Non soltanto è la stessa causa in cui l’ex premier interviene in sostituzione di Di Donna, ma persino l’indirizzo dello studio legale è lo stesso. Sono identici anche il numero di fax, il numero di telefono e addirittura il cliente. Ci sono tante stranezze e, anche se i due avvocati non sono stati associati in studio, sono sicuramente stati dei colleghi. Con questo non dico che le dichiarazioni di Conte sono false, ma dico che sono vere quelle dell’avvocato Di Donna».
Si aspettava che sarebbe scoppiato questo polverone?
«Non dimentichiamo che la JC Electronics Italia è l’unico caso di un’azienda che intenta una causa nei riguardi dell’amministrazione pubblica, la vince e le vengono riconosciuti 203 milioni più gli interessi. Detto questo, non mi aspettavo sicuramente questo clamore, perché queste erano cose che già avevo detto. Il mio caso è simile a quello del dottor Buini, ma mi sembra che lui avesse un contratto firmato e che comunque c’era un oggetto del contratto, mentre io non ho mai avuto l’oggetto del contratto e, perciò, non posso dire se la somma che eventualmente mi è stata richiesta sia congrua o meno».
E, poi, cosa è successo?
«Abbiamo avuto una serie di problematiche con la Guardia di Finanza che mi ha chiesto tutta la documentazione relativa alle mascherine, mentre i controlli per il consorzio cinese sono stati azzerati. I controlli da documentali diventano “visita merce”, ossia ictu oculi e le mascherine vengono controllati una ad una, mentre il profilo di rischio arriva al 100%. Sono arrivato ad avere 28 gradi di giudizio di diversa natura in procedimenti penali e ho ricevuto tre sequestri delle mascherine. Addirittura nello stesso giorno un sequestro e un dissequestro. Poi, dal dottor Martina, dell’Agenzia delle dogane, vengono a sapere che le nostre merci sarebbero state bloccate e che eravamo inseriti in una black list. Non so dirle se si tratti di un dolo tale da poter esercitare l’azione penale, ma sono sicuramente stato vittima di una serie di coincidenze come il dottor Buini».
Come commenta l’articolo di giornale di Repubblica, ripreso da Boccia in commissione Covid, secondo cui lei sarebbe un finanziatore di Fratelli d’Italia?
«Mi sarei aspettato questa domanda dall’opposizione nel corso della mia audizione, ma a porla è stato il presidente Marco Lisei, a cui ho risposto che, sia nella persona di Dario Bianchi come persona fisica, sia nella persona giuridica di amministratore della Jc Electronics Italia, non ho mai effettuato alcun finanziamento».
Ha rilevato un atteggiamento spigoloso degli esponenti dell’opposizione nei suoi confronti durante l’ultima audizione in commissione Covid?
«Sarebbe molto più utile cercare un dialogo proattivo e teso alla ricerca del vero piuttosto che gettare sulla mia persona delle ombre. Ma, ritornando alla sua domanda, se lei mi chiede se ho rilevato comportamenti particolarmente spigolosi, direi di no. Sono stati in assoluta continuità con quanto è avvenuto in passato».
Che esito hanno avuto i procedimenti che riguardano la sua vicenda?
«Abbiamo avuto quattro procedimenti tributari con la Dogana, di cui due arrivati in Cassazione e vinti. Gli altri due sono stati vinti in appello e si deve andare in Cassazione. Poi abbiamo avuto un controllo dell’Agenzia delle Entrate che è perdurato per 14 mesi, con sette persone, che ha portato a un controllo su tutta l’attività svolta dall’azienda nell’anno 2020 e non hanno avuto nulla eccepire. Inoltre, tre procedimenti penali con sequestri delle mascherine per varia natura, conclusi con l’archiviazione. E ancora, abbiamo avuto un procedimento civile che ha portato all’emissione della sentenza di cui siamo oggetto nel novembre del 2024 e quello è un primo grado. E poi mi sembra che abbiamo avuto due procedimenti amministrativi, senza poi contare l’enorme numero di controlli e di verbali di accertamento di varia natura dalla Guardia di Finanza, dalla Dogana e da altre organizzazioni, tra cui addirittura la Prefettura. Tutti conclusi bene».
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