Il talento non abdica
Beatrice Venezi, il governo difende il direttore d’orchestra dai veti ideologici e rilancia: con un altro incarico
Fenice e non solo: per il sottosegretario Fazzolari, la musicista è vittima di un "pregiudizio ideologico" e di un’ostilità preconcetta da parte di chi non si allinea al pensiero unico. E il ministro Giuli rilancia: annuncia l'intenzione di trasformare lo storico Teatro delle Vittorie di Roma in un grande polo sinfonico con il direttore al vertice
+ Seguici su Google DiscoverBeatrice Venezi? «Una grande artista ha dovuto lasciare per un pregiudizio ideologico», dice Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario a Palazzo Chigi con delega all’attuazione del programma, a proposito dello stop del Teatro La Fenice alla collaborazione con la direttrice d’orchestra, nominata e osteggiata fin dall’istante dopo l’incarico, dagli orchestrali. Il sovrintendente del Teatro «ha agito in autonomia», ha precisato Fazzolari, ribadendo la separazione dei piani in questa controversa e discussa vicenda che spesso ha confuso le linee di confine tra professionalità e polemiche politiche, merito culturale e pregiudizio ideologico.
Fazzolari, «Venezi grande artista, lascia per pregiudizio ideologico»
Ma la cultura italiana non può essere terreno di caccia per il “metodo dell’esclusione” di una sinistra che, non potendo contrastare il merito e rinnegare i fatti, preferisce il silenziatore e la defenestrazione. Fatto sta che, oggi come ieri, il caso di Beatrice Venezi, la cui collaborazione con il Teatro La Fenice di Venezia è stata bruscamente interrotta, ha sollevato un coro di reazioni da parte dell’esecutivo, deciso a non lasciare che il preconcetto ideologico oscuri un’eccellenza nazionale e ne precluda l’espressione su podi prestigiosi. E, soprattutto, determinato a non far passare il messaggio di un silenzioso “abbandono della scena” e ritiro delle istanze all’atto finale.
Sulla Venezi un clima di ostilità preconcetta verso chi non si allinea al pensiero unico?
A dare il tono alla difesa della direttrice d’orchestra è dunque Giovanbattista Fazzolari. Il sottosegretario a Palazzo Chigi è stato chiaro: «Una grande artista ha dovuto lasciare per un pregiudizio ideologico». Parole che mettono a nudo la realtà dei fatti: lo stop della Fenice non è una scelta artistica, ma una risposta alla ritorsione politica. Fazzolari ha poi precisato che il sovrintendente del teatro «ha agito in autonomia», smarcando l’istituzione dalle logiche di sistema, ma confermando, di fatto, l’esistenza di un clima di ostilità preconcetta verso chi non si allinea al pensiero unico.
Ma se una porta si chiude, il governo Meloni è pronto ad aprire portoni da varcare esclusivamente sulla competenza. Un segnale fortissimo, in questo senso, è arrivato dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Il quale, in un vivace scambio con Fiorello sul futuro del Teatro Delle Vittorie a Roma, ha lanciato una sfida ambiziosa: trasformare lo storico spazio in un grande Teatro Sinfonico.
Giuli in diretta da Fiorello sul “Delle Vittorie”: «Faremo il possibile per farne un grande Teatro Sinfonico»
Più precisamente: «Eccellentissimo Fiorello, posso assicurare che faremo tutto il possibile. Ora conteremo i pochi piccioli a disposizione del ministero della Cultura e parleremo con la Rai. Se riusciremo con l’impresa potremmo realizzare un grande Teatro Sinfonico ed io nominerò Beatrice Venezi alla direzione». Una risposta netta, quella del titolare del dicastero della Cultura, arrivata a sorpresa nel corso della puntata di oggi de La Pennicanza, intervenendo in diretta sul caso del Teatro Delle Vittorie.
La replica con aggiunta del ministro Giuli: «Nominerò Beatrice Venezi alla direzione»
Fiorello infatti, durante la puntata, aveva lasciato un audio indirizzato direttamente a Giuli: «Abbiamo saputo che le Belle Arti tutelano il Teatro delle Vittorie – aveva scandito lo showman siciliano –. So che anche la vigilanza Rai oggi ha presentato un’istanza per poter intervenire sulla questione del Teatro. Abbiamo avuto un’idea: potrebbe comprarlo lo Stato e darlo in concessione alla Rai… Costa poco, che cosa sono per lo Stato 14 milioni?»…
La stagione dei veti deve finire
E la dichiarazione del ministro Giuli, come le precisazioni del sottosegretario Fazzolari, non sono semplici affermazioni di principio o proposte di incarico riparatrici. Ma vere e proprie dichiarazioni d’intenti. Il messaggio è chiaro: lo Stato non intende piegarsi ai diktat della “cancel culture” nostrana. Il talento di Beatrice Venezi, riconosciuto a livello internazionale, troverà sempre una casa nelle istituzioni che mettono il merito davanti alla tessera o alla simpatia politica. La stagione dei veti è finita. Quella della grande musica, libera e orgogliosa, è appena cominciata.
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