Come smaschera la Schlein
“Meloni passa, la riforma resta”. Morando, uomo di sinistra tra i fondatori del Pd, spiega perché bisogna votare Sì
Lo disse nel 2025, lo ripete oggi a una manciata di giorni dalle giornate referendarie. Votare Sì anche da sinistra. Si tratta di Enrico Morando, presidente di Libertà Eguale e sostenitore del Sì da sinistra. E’ stato uno dei fondatori del Pd, tra i padri nobili del Nazareno. «La Meloni passa, la riforma resta». «Bisogna votare sul testo e non sul contesto». E aggiunge: «Quando c’è di mezzo la Costituzione, cioè le regole che valgono per tutti, è evidente che privilegiare il contesto rispetto al testo significa tradire la funzione del referendum costituzionale. Per noi che sosteniamo il Sì da sinistra questo è molto importante perché non abbiamo alcuna intenzione di sostenere il governo Meloni. Ma essendo in gioco il testo e non il contesto questa è una buona riforma che ne completa altre di cui la sinistra è stata protagonista».
Morando risponde a Violante: intervista a “Il Dubbio”
Intervistato dal quotidiano “Il Dubbio” Morando smaschera buona parte del Pd, Schlein in testa, che disconoscendo le scelte passate del partito in materia, si sono buttati sul No per mera logica anti-meloniana. Morando si trova così ad infoltire le fila di quanti da sinistra si sono detti favorevoli alla riforma Nordio. Come l’ex ministro Enzo Bianco, intervistato dal Secolo d’Italia. E come proprio in queste ore Giuliano Pisapia. Morando ha smontato sul Corriere della Sera la posizione di Luciano Violante –sostenitore del No- chiarendo alcuni aspetti della riforma. “Le precisazioni rispetto a Violante sono tre: la prima riguarda Vassalli e cosa pensasse sull’ordinamento giudiziario. È la dimostrazione che Vassalli aveva un orientamento favorevole alla riforma dell’ordinamento giudiziario; per renderlo più coerente con il rito accusatorio che caratterizzava la sua riforma del processo penale. Ma in Vassalli c’era anche la consapevolezza della difficoltà di questa operazione che lui denuncia sia nell’articolo sul Financial Times che nell’intervento al Senato citato da Violante.
“Perché si è resa necessaria questa riforma”
Il secondo aspetto che Morando sottolinea riguarda il giusto processo, “che è stato introdotto in Costituzione dieci anni dopo la riforma Vassalli. Perché si erano avute numerose sentenze della Consulta che mettevano in discussione il rito accusatorio; e consentivano che in circostanze puntuali le prove venissero definite in sede di istruttoria e portate come tali al processo. Ma l’ordinamento a proposito di carriere di giudici e pm è rimasto quel che era. E quindi per realizzare appieno il giusto processo si è resa necessaria questa riforma”.
“Morando: “Votare sul testo e non sul contesto”
La terza precisazione riguarda l’Alta Corte e il fatto che – come ormai tutti sappiamo – fosse nei programmi Pd. Morando condivide quanto ha dichiarato in queste settimane una altro uomo di sinistra, Roberto Giachetti. Che ha spiegato sempre su Il Dubbio che, in sostanza, questo governo passerà mentre la riforma resta. Morando condivide: “Certamente. Credo di essere colui che ha coniato la frase “votare sul testo e non sul contesto”. Ribadisce che si tratta di “una buona riforma”. “La separazione delle carriere è una battaglia politica che conduco ormai da trent’anni. E non mi farò convincere che l’aspetto politico sia un buon motivo per votare No. Adesso si decide sulla Costituzione e su una cosa per cui abbiamo lavorato nel corso degli anni: non ho alcuna intenzione di cambiare posizione”.