Caso Ravenna
Asse medici-toghe rosse, il delirio di Magistratura democratica: “Consigli” per far saltare le politiche del governo
Sulla rivista Questione Giustizia i magistrati di sinistra giudicano "buone pratiche" quelle di modificare le certificazioni mediche per bloccare le politiche del governo sui Cpr e l'immigrazione illegale: "Finché le condizioni non cambiano, nessuno dovrebbe essere giudicato idoneo"
I medici pro-migranti difesi dalle toghe pro-migranti riguardo il caso dei certificati medici falsi per evitare ai migranti di andare nel Cpr. E dov’è la novità? La novità grave e clamorosa è che i magistrati – alcuni di essi- giudichino i certificati falsi una “buona pratica” per ostacolare il sistema dei rimpatri legati all’immigrazione illegale. E poi c’è chi si ostina a dire che le correnti non contano.
L’articolo sulla rivista di Md rilanciata dal “Giornale”
“Finché le condizioni non cambiano, nessuno dovrebbe essere giudicato idoneo”. E’ una frase che segnala la posizione di Magistratura Democratica, pubblicata sulla rivista Questione Giustizia, sull’inchiesta di Ravenna. Che vede sei medici indagati per falso ideologico. Secondo l’accusa, avrebbero certificato volutamente la non idoneità al trattenimento di migranti destinati ai Cpr, impedendo così l’entrata e il successivo possibile rimpatrio. E’ il Giornale che scova questa “perla” che dimostra quanto i giudici- in questo caso le toghe rosse- si mettano di traverso nel contrastare la politica del governo. Una sorta di fanatismo unito a un delirio di onnipotenza che arriva a giustificare persino il ricorso a false certificazioni cliniche.
Come evitare ai migranti i Cpr
Le toghe- di qualunque colore- dovrebbero certificare un’illegalità. Invece gli ineffabili magistrati di Md esprimono una posizione “politica”. Nell’articolo si parla di «possibili rimedi transitori» e di «buone pratiche che hanno permesso di limitare i trattenimenti illegittimi». Insomma, il fine giustificherebbe i mezzi: ogni pratica – anche truffaldina (se le accuse verranno comprovate) giustificherebbe il fine ultimo: evitare i Cpr, con suggerimenti rivolti a medici, giudici e persino alla gestione dei trasferimenti in Albania.
Quindi la frase chiave: «Si chiede quindi ai medici di valutare questi elementi e di ponderare seriamente se certificare l’idoneità delle persone migranti al trattenimento. Finché le condizioni non cambiano, nessuno dovrebbe essere giudicato idoneo».
Il delirio di onnipotenza delle toghe rosse: sostituirsi alla politica
Md non si interroga sul senso dell’idoneità che un medico avrebbe pure il dovere di rilasciare con motivazioni. Il certificato medico falsato diventa in questa ottica distorta l’elemento che manda in tilt il sistema: ossia le politiche migratorie del governo Meloni. Se nessuno è idoneo ad entrare in un Cpr, salta il sistema dei Cpr, tanto odiati da chi propugna un immigrazionismo spinto. Di qui l’asse medici-toghe: con i primi che di fronte all’ospedale di Ravenna fanno i loro sit-in di protesta offesi per le indagini; con i secondi che appoggiano il metodo. Infatti l’inchiesta in corso viene quasi letta come un’ingerenza indebita e non come un accertamento su presunti falsi. Siamo alla follia. Nell’articolo – ricostruisce il quotidiano- , l’inchiesta viene letta come «espressione della recente svolta securitaria in tema di immigrazione, ma anche della linea generale del Governo di criminalizzazione del dissenso». Dunque, le toghe rosse si smascherano con le loro stesse parole: chiaro l’intento ideologico con il quale si entra in una logica antigovernativa e contro gli stessi altri colleghi che stanno indagando, delegittimando chi indaga.
Md sconfessa anche i giudici che indagano
Addirittura, l'”onnipotenza” dei magistrati di Md arriva a dare “consigli” ai giudici che stanno indagando per fermare il sistema. «Le udienze di convalida e proroga possono diventare utili strumenti di tutela». Poi il colmo: «I giudici della convalida o della proroga potrebbero anche, più in generale, non convalidare o prorogare il trattenimento di nessuno straniero». All’anima della terzietà. Ce n’è anche per l’Albania, i cui Cpr entrano nello stesso schema. La conclusione è agghiacciante: «Nell’attesa di una disciplina primaria puntuale… la tutela del diritto alla salute si è rivelata un punto di partenza cruciale per limitare i trattenimenti». In tal caso “giustificando”, sembrerebbe, anche possibili azioni illegali come nel caso di Ravenna.