Canfora va a processo per diffamazione: definì Meloni “neonazista nell’anima”. A cosa si attacca la difesa

16 Apr 2024 16:27 - di Federica Argento
Canfora Meloni

Insultò la premier: Luciano Canfora è stato rinviato a giudizio. Il giudice Antonietta Guerra, del tribunale di Bari, ha accolto la richiesta della procura e disposto il rinvio a giudizio dello storico e filologo per diffamazione nei confronti di Giorgia Meloni, “rilevato che è necessaria una integrazione probatoria approfondita, incompatibile con l’udienza predibattimentale”. La prima udienza è stata fissata per il 7 ottobre prossimo difronte al giudice Pasquale Santoro. La decisione è arrivata al termine della Camera di consiglio, seguita all’udienza predibattimentale di questa mattina. Come ha spiegato ai giornalisti l’avvocato difensore dello storico, Michele Laforgia, il giudice “ha rilevato che è necessario fare una approfondita integrazione probatoria incompatibile con l’udienza predibattimentale.

Cosa disse Canfora di Giorgia Meloni

I fatti contestati a Canfora risalgono ad aprile del 2022 quando la leader di Fratelli d’Italia non era ancora premier. Il docente universitario in un convegno sulla guerra tra Russia e Ucraina tenuto in un liceo scientifico di Bari definì l’allora leader di Fdi durante un convegno in una scuola, “neonazista nell’animo”, mentre parlava della guerra in Ucraina. La presidente del Consiglio nella dichiarazione di costituzione di parte civile ha chiesto allo storico un risarcimento danni di 20mila euro. Canfora, in un passaggio sui neonazisti ucraini, parlando della leader di Fdi disse che era “una poveretta” e che “di solito è trattata come una mentecatta pericolosissima” e “neonazista nell’anima”.

L’avvocato di parte civile: “Canfora ha leso onore, decoro e reputazione”

Secondo l’avvocato di parte civile Luca Libra del foro di Vercelli, Canfora “senza giustificazione alcuna, ha leso l’onore, il decoro e la reputazione della persona offesa: onorevole Giorgia Meloni (all’epoca dei fatti non era primo ministro, ndr).  Aggredendo, vieppiù la sua immagine, come persona e personaggio politico, con volgarità gratuita e inaudita; utilizzando volgari epiteti, imprevedibili ed estemporanei, che hanno seriamente minato la sfera intima e privata, oltre al patrimonio morale e personale della stessa persona offesa”. Le parole pronunciate dal docente universitario, conclude l’avvocato Libra, sono “assolutamente e pacificamente estranee rispetto al tema oggetto dell’incontro”: costituendo perciò “condotta illecita”. Oltre alla condanna penale Meloni ha chiesto 20 mila euro di risarcimento danni.

La difesa: “Da Canfora nessun intento diffamatorio”

Di contro, la difesa afferma: “Il senso dell’intervento, condivisibile o meno – si legge in uno dei passaggi della memoria difensiva presentata da Laforgia – è chiaro e non si presta ad equivoci interpretativi: secondo l’imputato, il sostegno all’Ucraina avrebbe consentito all’Onorevole Meloni, solitamente emarginata e denigrata, di accreditarsi anche a livello internazionale come figura politica autorevole e affidabile. È dunque evidente il senso tutt’altro che diffamatorio delle espressioni utilizzate dal professor Canfora: non già per esprimere un proprio giudizio in ordine alla querelante; bensì per descrivere – criticamente – l’atteggiamento delle forze politiche e dei principali commentatori degli organi di informazione mainstream nei suoi confronti, prima e dopo la posizione assunta sulla guerra in Ucraina”.

La memoria difensiva si attacca alla stampa estera anti-Meloni

“Descrizione, peraltro, del tutto aderente alla realtà, se si ha riguardo al modo in cui Giorgia Meloni era definita dalla stampa estera (la rivista tedesca Stern il 22.9.2022 le aveva dedicato una copertina con il titolo ‘Die Gefährlichste Frau Europas’, ovvero ‘La donna più pericolosa d’Europa’) e dagli avversari politici, come riferito anche dalle testate giornalistiche dell’area di centro-destra”, aggiunge il legale. Che si attacca a pubblicazioni di parte per sostenere le tesi del suo assistito. “Il riferimento è al passaggio del l’intervento di Canfora in cui il docente universitario critica il sostegno incondizionato della Nato all’Ucraina.  “E la posizione successivamente assunta dall’Onorevole Giorgia Meloni, all’epoca dei fatti, antecedenti alle ultime elezioni politiche e alla formazione dell’attuale governo, solo presidente del partito Fratelli d’Italia”.

“Il professor Canfora, come risulta dal filmato acquisito agli atti e tuttora disponibile in rete, ha testualmente affermato quanto segue: “Non vedo, nello schieramento politico del nostro Paese, forze capaci di dire ‘Voglio capire’. Anche la terribilissima – e sempre insultata, poveretta! – leader di quel partito di destra che si chiama ‘Fratelli d’Italia’ – come se in Francia ci fosse ‘La Marsigliese’ come partito politico – trattata di solito come una mentecatta, pericolosissima, ecc, – siccome – essendo neonazista nell’animo – si è subito schierata con i neonazisti ucraini: è diventata una statista molto importante ed è tutta contenta naturalmente di questo ruolo'”.

Da queste parole il difensore desume che “va quindi senz’altro esclusa la configurabilità del reato in relazione alle espressioni “poveretta” – o meglio, “sempre insultata, poveretta!” –;  e “trattata come mentecatta”: oggettivamente prive, nel contesto in cui sono state pronunciate, di qualsiasi concreta offensività nei confronti dell’Onorevole Meloni. Risultando, semmai, critiche nei confronti di alcuni suoi detrattori, secondo il Professor Canfora proni ai desiderata della Nato e degli Stati Uniti”.

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