L’ultimo delirio di Saviano: vuole trasformare il funerale della Murgia in una passerella politica

12 Ago 2023 11:57 - di Luca Maurelli

“Accorrete, amici che la pensate come lei, che il funerale sia un atto politico, venite a testimoniare…”, è l’invocazione di Padre Roberto Saviano, custode del “murgismo” mediatico, uno che vuole derubricare l’omaggio alla scrittrice al rango di passerella per pochi, o molti, militanti del pensiero “giusto”. Che Michela Murgia avesse le sue idee politiche, molto spesso coincidenti con quelle della sinistra, non c’è dubbio. Che avesse immaginato per se stessa un funerale “politico” nel quale far confluire solo amici e simpatizzanti, sembra impossibile, per una scrittrice di ispirazione “cristiana” che coltivava il sogno di parlare a tutti e magari di “convincere” qualcuno, forse perfino la Meloni. Il suo sogno di morire senza un premier di destra al governo non lo ha realizzato, ma quegli appelli al funerale-passerella politica, lanciati dall’amico Roberto Saviano, come al solito denotano la capacità dello scrittore napoletano di mischiare idee e faziosità, sentimenti sinceri a interessi personali o politici. Come se un funerale, fosse anche di Che Guevara, possa davvero essere trasformato in un atto “politico” che prevede avversari, nemici, lotte di classe o di opinioni perfino dal pulpito di una chiesa dove forse entrerà il Cardinale Zuppi, non proprio allineato alle convinzioni personali della Murgia. Politico può non essere necessariamente sinonimo di “fazioso”, ma Saviano, invitando chi la pensava come lei a venire, rovina anche la nobiltà di quel termine.

Il funerale politico della Murgia che tanto piace solo a Saviano

Per lo scrittore di “Gomorra”, al quale riesce difficile sempre, anche oggi, restare sullo sfondo di un evento lasciando lo zoom alla protagonista – ma anche per qualche giornale, come La Stampa e Repubblica – oggi pomeriggio alle 15.30, alla chiesa degli Artisti, nel centro di Roma, dovrebbe consumarsi un “comizietto” di amici e fans… Che peccato, che occasione persa, l’ennesima, da sinistra, per celebrare in una commozione bipartisan una figura divisiva ma centrale nel dibattito politico, come aveva sottolineato la stessa “nemica” della Murgia, Giorgia Meloni.

“Michela ha immaginato il suo funerale come un atto politico, un incontro di tutti coloro che l’hanno letta, voluta bene, difesa, sostenuta. Una celebrazione della strada percorsa insieme”, ha scritto ieri sui social Roberto Saviano invitando “coloro che hanno condiviso il sentire di Michela a venire a questo funerale che non ha nulla di privato, per tutti è stato il suo scrivere, per tutti è stato il suo dire, per tutti il suo lottare e per tutti sarà questo saluto”. Saviano che ci illumina su cosa immaginava la Murgia è un altro aspetto inquietante della vicenda.

La destra non ha diritto di omaggiare una intellettuale di sinistra?

Ma se da destra qualcuno che ha letto “Morgana” o “Accabadora” o “Tre ciotole” e che magari la pensasse come lei perfino su qualche aspetto dei diritti laici, come l’eutanasia, volesse passare ad omaggiarla, sarebbe respinta dal servizio d’ordine della Figc, come negli anni di piombo? Ovviamente no, ma Saviano, su questo, non ha riflettuto granché. Unire la politica, per lui, è una bestemmia…

Il “cattivissimo” professore “bulgaro” Tomaso Montanari, per esempio, si è espresso, per una volta, in modo molto più aperto alla sensibilità generale, non abbandonandosi alla polemicuzza di bottega, a invettive politiche contro i fascisti, la Meloni, contro chi non la pensa come lui, ma al contrario offrendoci un ritratto umano di “impegno duro” e di “umanità dolce” sul personale di una donna che al di là delle idee poteva piacere a tutti anche solo per la qualità e la profondità dei suoi scritti.

Gad Lerner e la solita solfa dell’antifascismo

Gad Lerner, sul “Fatto“, si mette sulla linea Saviano, e tira in ballo la contrapposizione politica e l’antifascismo come unico tratto dominante di una personalità che tutti definiscono “complessa”, non paragonabile, con tutto il rispetto, alle banalità e alla retorica di una Boldrini. “Credo che prima di tutto le piacerebbe essere ricordata come una militante rivoluzionaria, una sovversiva del tempo contemporaneo. Lo è stata davvero, Michela Murgia. Rigorosa e dissacratoria insieme nell’applicazione allo studio e nella fede religiosa, poi nelle relazioni sentimentali e familiari, infine, solo infine, nella scrittura. Rifuggo dall’esibizione dei ricordi personali che continuano a legarci post mortem a una persona cara. Anche se ce ne sarebbero con lei di divertentissimi e di malinconici. Ma Michela merita di essere ricordata non per aneddoti ma per quello che voleva ed è riuscita a essere, partendo da un paesino della costa più sperduta della Sardegna, testimoniando nei fatti che la rivoluzione devi innanzitutto praticarla tu, qui e ora, se vuoi essere credibile nel predicarla…”.

Hasta siempre, Gad, purtroppo anche oggi.

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