Michela Murgia: la morte della scrittrice unisce la politica. I post di addio da Boldrini a Salvini

11 Ago 2023 8:40 - di Carlo Marini
Michela Murgia morte

Proseguono sui social e sulle agenzie i messaggi di ricordo e affetto trasversali per la morte della scrittrice Michela Murgia, 51 anni, venuta a mancare nella notte del 10 agosto per un cancro del quale aveva parlato lei stessa in un’intervista al Corriere della Sera nel maggio scorso.

Poche settimane fa il suo “matrimonio controvoglia”

Un carcinoma al quarto stadio, del quale aveva parlato pubblicamente a maggio in una intervista. Aveva scelto di vivere pubblicamente il periodo della sua malattia, continuando a raccontarsi attraverso i suoi canali social. L’11 giugno, Murgia aveva annunciato il ritiro dagli incontri pubblici. Mentre a metà luglio aveva sposato “in articulo mortis”  Lorenzo Terenzi, attore, regista e musicista. Dopo aver reso pubblica la sua malattia, la scrittrice ha raccontato sui social i momenti privati, celebrando la sua famiglia queer ma anche continuando le sue battaglie da attivista per i diritti. Nata nel 1972 a Cabras, un piccolo comune in provincia di Oristano in Sardegna, Michela Murgia è stata un’intellettuale, scrittrice, drammaturga e opinionista, che ha percorso un’importante carriera letteraria segnata da romanzi, racconti, saggi e articoli.

Il cordoglio della politica per la morte di Michela Murgia

«Una preghiera», scrive il ministro Matteo Salvini postando una foto della scrittrice. «Lotteremo insieme sempre, perché ci sarai sempre e vinceremo noi», l’addio del deputato Pd Alessandro Zan. La ministra del Turismo Daniela Santanchè dedica parole sentite per la morte della Murgia: «Buon viaggio Michela, la pensavamo in modo diverso, ma spero tu possa ora trovare la pace». Mentre Laura Boldrini scrive un lungo post dedicato alla scrittrice sarda: «È stata una donna unica nel panorama italiano: una scrittrice, un’intellettuale, un’artista, una voce libera, una femminista con un occhio dissacrante verso le convenzioni e le ipocrisie. Una persona interessante che amava le provocazioni e la sfida a viso aperto». «Ha vissuto a modo proprio, Michela, con la sua famiglia queer, circondata da affetto. Con le scelte radicali della sua vita e anche con la sua morte, ha dimostrato intelligenza e impegno politico. Di questo e di molto altro le saremo sempre grati».

Saviano sulla morte di Michela Murgia: “Ma l’amor mio non muore”

«Molte cose ci dividevano da Michela Murgia, ma ora è il momento del dolore per la sua scomparsa e del rispetto per una donna che ha reso la sua malattia un incitamento alla pienezza della vita. Le sue argute provocazioni, anche al mondo cattolico, hanno saputo stimolare riflessioni politiche e sociali profonde. La diversità di pensiero è una ricchezza e riteniamo che persone come Michela Murgia abbiano contribuito ad elevare il livello del nostro dibattito pubblico. Ci mancherà». Lo afferma in una nota il capo politico di Noi Moderati, Maurizio Lupi. «Addio a Michela Murgia, ci ha contraddetto finché ha potuto perché la vita é questa: contraddirsi per ritrovarsi, come ora, nel rispetto e nel dolore». Così Gianfranco Rotondi, presidente di Verde è popolare e deputato iscritto al gruppo di Fratelli d’Italia.

«Ci eravamo messaggiate da poco e non potevo immaginare che tutto precipitasse così velocemente: un grande dolore e una immensa e troppo precoce perdita. Ci mancherà il tuo pensiero lucido e mai banale». Così Vladimir Luxuria saluta sui social l’autrice di Tre ciotole. «Ma l’amor mio non muore». È invece la frase scelta invece da Roberto Saviano per dire addio all’amica scrittrice. «Quel tuo ultimo sorriso, donna luminosa, lo porterò sempre con me». Così la comica e conduttrice sarda Geppi Cucciari saluta sui social la conterranea.

Una carriera dal call center al premio Campiello

Nata a Cabras nel 1972, alle spalle una formazione cattolica, prima di dedicarsi alla scrittura Michela Murgia ha svolto diverse attività: dalla sua esperienza come venditrice telefonica è nato Il mondo deve sapere (2006), romanzo tragicomico sul mondo dei call center, che ha ispirato l’opera teatrale omonima e il film Tutta la vita davanti (2008). Molto legata alla sua terra, nel 2006 ha dato vita al blog Il mio Sinis per raccontarne i luoghi meno noti, nel 2008 aveva firmato Viaggio in Sardegna (2008).

Due anni dopo è uscito Accabadora, premio Super Mondello e premio Campiello, considerato il suo capolavoro, storia di un’anziana donna che in un villaggio sardo dà di nascosto la morte ai malati gravissimi che gliela chiedono, e di una bambina che la donna adotta e che scopre a poco a poco il vero scopo delle uscite notturne della madre adottiva. Nel 2011 Ave Mary, riflessione senza filtri sul ruolo della donna nel contesto cattolico. Tra le sue opere successive il saggio breve sul femminicidio L’ho uccisa perché l’amavo. Falso!; e ancora Futuro interiore, L’inferno è una buona memoria, il saggio Istruzioni per diventare fascisti, Noi siamo tempesta. Storie senza eroe che hanno cambiato il mondo. Stai zitta, God save the queer. Catechismo femminista e infine l’ultimo Tre ciotole – Rituali per un anno di crisi, entrato subito in testa alle classifiche di vendita.

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