Nordio: “Il reato di tortura è odioso. Il governo non vuole abrogarlo”. Sinistra zittita

29 Mar 2023 17:11 - di Federica Argento
Nordio reato di tortura

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha assicurato che il reato di tortura non sarà abrogato.“Posso rispondere senza se e senza ma.  E’ un reato odioso e abbiamo tutte le intenzioni di mantenerlo“. Rispondendo a un’interrogazione al question time ha quindi spiegato che “il reato di tortura, così come è strutturato, ha delle carenze tecniche”. E sono solo queste che andranno rimodulate. Sul tema la sinistra ha attuato una profonda mistificazione. “C’è soltanto un aspetto tecnico che deve essere rimodulato- ha spiegato il ministro-. Il reato di tortura, così come è formulato, ha carenze tecniche di specificità e tipicità che devono connotare la struttura della norma penale”. Dunque, per i duri di comprendonio – come la Serracchiani che dai banchi dell’opposizione ha tentato di buttarla di nuovo in caciara- il ministro è stato ancora più chiaro:  “La volontà del governo è di tenere fermo il reato di tortura, sia per ottemperanza a quanto stabilito dalle norme internazionali, sia per una questione di coerenza, perché questo reato è particolarmente odioso, e abbiamo intenzione di mantenerlo”, ha ribadito nuovamente il Guardasigilli.

Reato di tortura, Nordio: “Il governo non vuole abolirlo”

Le “carenze tecniche” sono due: la prima “riguarda l’atteggiamento soggettivo del reato; in quanto la convenzione di New York circoscrive condotte costituenti tortura a quelle caratterizzate dal dolo specifico; attuate per raggiungere le finalità di ottenere informazioni o confessioni; punire, intimidire o discriminare”. Invece “il nostro legislatore, optando per una figura criminosa e contrassegnata dal dolo generico, quindi senza l’intenzione ulteriore di ottenere un determinato risultato, ha eliminato quello che è il tratto distintivo della tortura rispetto agli altri maltrattamenti; rendendo concreto il rischio, paventato tra l’altro anche dai rappresentanti delle forze dell’ordine, ma non solo loro, di vedere applicata la disposizione nei casi di sofferenze provocate durante operazioni lecite di ordine pubblico e polizia”.

Reato di tortura, le mistificazioni della sinistra

Un ulteriore rilievo critico, ha aggiunto Nordio, “è rappresentato dalla inopportuna fusione in un’unica fattispecie il reato delle figure criminose di tortura e di trattamenti inumani e degradanti. Che da sempre sono considerati sul piano internazionale figure distinte e meritevoli di considerazione differenziata”. Quindi, ha concluso il ministro, “sottoporre le condotte integranti due illeciti aventi una offensività diversa al medesimo rigoroso trattamento sanzionatorio appare una scelta che non è ragionevole e non è imposta dai vincoli internazionali”. La canea aizzata dalle opposizioni sul tema ha rasentato l’assurdo. E ancora tentano di fare cagnare. Infatti, Serracchiani, Zan e Scalfarotto si sono avventati sul ministro Nordio. Ipotizzando una contraddizione tra le sue parole e la proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia. Quindi col solito approccio insultante hanno dichiarato: “O Nordio sbugiarda la volontà politica del suo stesso partito, o è in malafede”. Ancora: “Immaginiamo a questo punto che i parlamentari proponenti ritireranno immediatamente il disegno di legge che hanno presentato a insaputa del governo che sostengono. E che il presidente della commissione Giustizia non lo inserirà nella programmazione dei lavori. Attediamo conferma”.

Foti sbugiarda le opposizioni: “Le dichiarazioni di Nordio in linea con FdI”

Li sbugiarda tutti il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti: “Avvezzo ad essere ventriloquo dei maggiorenti del Pd, l’onorevole Zan vuole esserlo anche di Fratelli d’Italia. Ma non glielo consentiamo. Quanto dichiarato dal ministro Nordio è esattamente in linea con quanto sostenuto da Fratelli d’Italia; non appena la sinistra ha montato un caso sulla proposta di legge in materia di reato di tortura presentata da alcuni nostri deputati. Il fumogeno rosso antico acceso da Zan altro non è che un espediente per non rispondere né personalmente né come Pd alla richiesta, che qui si reitera, in ordine al fatto di considerare reato la pratica dell’utero in affitto. Ma è fin troppo chiaro – va giù duro Foti- che l’assordante silenzio è dovuto al fatto che al riguardo nel Pd vi sono posizioni diverse e contraddittorie. Che nemmeno il cambio di 8 segretari, più due reggenze, in 16 anni è riuscito a risolvere”. Colpiti e affondati.

 

 

 

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