“Contro Papa Ratzinger ha agito il diavolo: lo ha colpito dove fa più male…”: la rivelazione di padre Georg

2 Gen 2023 12:49 - di Monica Pucci

«Papa Ratzinger me lo ha detto a Castel Gandolfo. Era fine settembre del 2012 e la mia reazione immediata è stata questa: Santo Padre è impossibile, questo proprio non è possibile», racconta l’arcivescovo Georg Gaenswein, segretario particolare di Benedetto XVI, intervistato da Repubblica, il giorno dopo la morte del Santo Padre, a proposito del momento in cui Ratzinger gli annunciò l’intenzione di rinunciare al suo Pontificato.

“Era bianco, pallido. Gli ho detto Santo Padre, no. Si deve e si può pensare a ridurre gli impegni, questo sì. Ma lasciare, rinunciare è impossibile. Papa Benedetto mi ha lasciato parlare. E poi ha detto: lei può immaginare che ho pensato bene a questa scelta, ho riflettuto, ho pregato, ho lottato. E ora le comunico una decisione presa, non una tesi da discutere. Non è una quaestio disputanda , è decisa. La dico a lei, e lei adesso non deve dirla a nessuno”… racconta Monsignor Georg Gaenswein, attuale Prefetto della Casa Pontificia (in alto nella foto con Papa Ratzinger). Un’intervista lunga e piena di curiosità, alcune anche sul diavolo, che a suo avviso sarebbe entrato in azione in Vaticano.

Papa Ratzinger e l’ultimo addio, in lacrime, di padre Georg

I dettagli sugli ultimi istanti da Papa è toccante. Quando abbiamo lasciato il Palazzo apostolico ”ho pianto” mentre ”Papa Benedetto era in uno stato di tranquillità incredibile”. Il racconto di Monsignor Georg Gaenswein dei suoi anni accanto a Benedetto XVI e anche di quell’addio al Pontificato. “Ci sono stati molti problemi, Vatileaks, poi lo Ior. Ma è ovvio che, come direbbe Papa Francesco, il cattivo, il maligno, il diavolo non dorme. È chiaro, cerca sempre di toccare, di colpire dove i nervi sono scoperti, e fa più male”. Ha sentito la presenza del diavolo in quegli anni? ”L’ho sentito in realtà molto contrarie, contro Papa Benedetto”.

Su Vatileaks padre Georg vuole fare ”una piccola correzione. I documenti non sono stati rubati dalla scrivania di Papa Benedetto, ma dalla mia. Purtroppo me ne sono accorto molto, molto più tardi, troppo tardi. Io ho parlato con Benedetto, chiaramente, gli ho detto Santo Padre, la responsabilità è mia, me la assumo. Le chiedo di destinarmi a un altro lavoro, io mi dimetto. No, no, mi ha risposto: vede, c’era uno che ha tradito persino nei 12, si chiama Giuda. Noi siamo un piccolo gruppo, qui, e rimaniamo insieme”.

Benedetto XVI e i “lupi” che lo assediavano…

Poi c’è la prima omelia all’inizio del pontificato, quando il nuovo Papa dice pregate per me, perché io non fugga per paura davanti ai lupi.
Qualcuno mi ha chiesto se potevo fare qualche nome. Chiedete al Papa stesso, ho risposto, io non so se ha pensato a qualcuno, ma non lo credo. Certamente quell’immagine vuol dire non è facile anche essere coerente, controcorrente, e mantenere questa direzione se molti sono di un’altra opinione.. Chi crede che ci possa essere un papato di tranquillità credo che abbia sbagliato la professione“, racconta ancora padre Georg.

Il racconto delle dimissioni da Papa

L’11 febbraio, la Madonna di Lourdes. Abbiamo celebrato la Santa Messa, recitato il breviario, fatto la prima colazione, il Papa si è preparato per il Concistoro. L’ho aiutato a indossare la mozzetta con la stola, poi l’ho accompagnato con un piccolo ascensore dall’appartamento alla seconda loggia. Non abbiamo parlato, niente. Cioè il silenzio era assoluto, perché non era il momento delle parole. Alla fine del Concistoro il Papa dice: Signori cardinali, rimanete qui, devo ancora dirvi una cosa importante per la vita della Chiesa”, racconta ancora il segretario di Benedetto XVI a Repubblica a proposito di quella storica scelta di lasciare. “Direttamente in latino. Io ho chiesto perché, e lui mi ha risposto che un annuncio così si deve fare nella lingua della Chiesa, la lingua madre. Così ha letto quelle parole sono diventate la dichiarazione della rinuncia. Si sente dalla voce che il Papa era commosso e affaticato: tutt’ e due…”.

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