Bergamo e Brescia capitali della Cultura, Sgarbi è furioso: “Logo d’insolente bruttezza”

24 Gen 2023 18:40 - di Penelope Corrado
Sgarbi logo Bergamo Brescia

Il Sottosegretario di Stato alla Cultura Vittorio Sgarbi definisce quello di Bergamo e Brescia (capitali italiane della Cultura) “un logo d’insolente bruttezza”.

“Ho seguito con interesse e passione – spiega Sgarbi in una nota – la preparazione e le proposte per le iniziative di Bergamo e Brescia, capitali italiane della cultura, e verrò presto nella capitale metropolitana che si è creata tra le due città. Ma, davanti a tanto impegno, mi chiedo come sia possibile accettare, offrire alla città, al presidente della Repubblica e al ministro dei beni culturali, un logo di così insolente bruttezza con la deformazione dei numeri e delle lettere, in una fusione non necessaria che violenta anche la grammatica, declinando al singolare i nomi delle due città che rimangono due, distinte e distanti. Sono due capitali di un solo bene universale: la cultura. Ma è ridicolo declinare al singolare: ‘Siamo capitale italiana della cultura'”.

Sgarbi sul logo: “Quella B deforme è inguardabile”

Secondo il critico d’arte prestato alla politica, “c’é da sperare che chi è consapevole del significato della cultura eviti di usare un logo così povero, banale e poco rappresentativo. La storia – conclude il sottosegretario – ci riserva meraviglie: un particolare di un dipinto di Caravaggio sarebbe stato certamente più rappresentativo. Quella ‘B’ deforme, che vale per 3, è inguardabile”.

A disegnarlo è stata l’agenzia di comunicazione Akòmi: la sua idea è stata scelta fra oltre 50 proposte realizzate da 32 agenzie e professionisti di tutta Italia, che hanno partecipato a una gara dedicata.

Nicola Ghislanzoni, uno dei due soci co-fondatori di Akòmi ha spiegato a Bergamo news come è nato il logo: “Abbiamo notato un tratto comune fra Bergamo e Brescia: entrambi i nomi iniziano con la lettera b. Avevo sulla scrivania un laccetto per i cavi elettrici e ho iniziato a giocarci: era filiforme e guardando le fattezze che riusciva ad assumere ho cominciato a elaborare diverse ipotesi. L’idea progettuale si fonda sull’identificazione di un elemento semplice e lineare, la cui versatilità consente di fargli assumere di volta in volta differenti significati”.

“La costruzione geometrica – ha spiegato ancora Ghislanzoni – è basata sulla curvatura di elementi lineari a spessore costante. In prima battuta si nota che la forma principale è ispirata alla lettera B, iniziale condivisa dalle due città. Collocato vicino alle cifre 2, 0 e 2, però, il segno rosso viene percepito come un 3 e va così a completare il 2023, anno delle celebrazioni e dello slancio culturale di Brescia e Bergamo. Uno slancio enfatizzato da una delle prime forme che possiamo ritrovare nel tratto rosso: una molla elastica, che spinge Bergamo e Brescia al di sopra dei luoghi comuni che da sempre le accompagnano”.

Argomentazioni che, evidentemente, non hanno convinto il critico d’arte e sottosegretario, che ha bocciato categoricamente il logo con la sua icastica definizione: ”

 

 

 

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