Meloni: «Manovra coraggiosa e coerente. Con la nostra visione scommettiamo sul futuro»

22 Nov 2022 12:28 - di Sveva Ferri
meloni manovra

Una manovra «coraggiosa» e «coerente con gli impegni presi con gli italiani». Dunque, una manovra fortemente improntata a una precisa «visione politica», che ha dettato le «priorità» sulle quali «concentrare le risorse». Ma che, in appena un mese dall’insediamento del governo, ha anche gettato le basi di un lavoro di legislatura. Così Giorgia Meloni ha illustrato oggi, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, le misure adottate nella notte dal Consiglio dei ministri, chiarendo come ciascuna faccia parte di un impegno strategico complessivo assunto per il Paese. «È una manovra coraggiosa, perché scommette sul futuro», ha rivendicato il premier, chiarendo dunque che anche le politiche di sostegno a imprese e famiglie hanno una portata che non si limita a tamponare le difficoltà dell’oggi, ma che punta a investire sul domani e che tutto il governo si è mosso in questa direzione, senza cedimenti a «piccole questioni» o «egoismi».

Meloni: «Nella manovra due grandi priorità: crescita e giustizia sociale»

La legge di bilancio, ha ricordato il premier, «cuba complessivamente 35 miliardi di euro» e vede al centro «due grandi priorità: crescita, che significa mettere in sicurezza il tessuto produttivo, premiare chi si rimbocca le maniche; e giustizia sociale», con «attenzione alle famiglie, ai redditi più bassi e alle categorie più fragili». «Solto contenta – ha chiarito – del lavoro fatto e dell’approccio da bilancio familiare: quando ti occupi del tuo bilancio e le risorse mancano non stai a preoccuparti del consenso, ma di cosa sia giusto fare per far crescere la famiglia nel migliore dei modi, si fanno delle scelte e ci si assume delle responsabilità».

Lo sforzo da 21 miliardi contro il caro energia

Entrando nel merito delle misure assunte, Meloni ha ricordato come la gran parte delle risorse, 21 miliardi, sia stata convogliata sul caro energia, per «mettere in sicurezza il tessuto produttivo e le famiglie». In questo ambito, per le imprese il governo ha confermato e aumentato i crediti d’imposta, che passano dal 40% al 45% per le aziende energivore e dal 30% al 35% per le aziende non energivore. Per le famiglie ha allargato la platea di quelle che possono beneficiare dell’intervento dello Stato per calmierare le bollette, innalzando la soglia Isee da 12mila a 15mila euro. «È una misura per le famiglie più bisognose» che cuba circa 9 miliardi, ha ricordato il premier, spiegando inoltre che sono stati eliminati gli oneri impropri, è stata prorogata fino a marzo l’Iva al 5% sul gas ed è stata ridefinita la norma sugli extraprofitti, per superare gli elementi di contestazione che esistevano e recuperare 2,5 miliardi di euro, innalzando l’aliquota dal 25% al 35%.

Le 3 tasse piatte e la «grande attenzione» al tessuto produttivo

«Molta attenzione» è stata poi riservata al tessuto produttivo, per il quale la linea politica è stata quella di incentivare e premiare il lavoro, coerentemente con gli impegni assunti in campagna elettorale. Nella manovra ci sono 3 tasse piatte. La prima sui redditi incrementali: il 15% sul maggiore utile conseguito con soglia massima di 40mila euro. «Una misura – ha chiarito Meloni – rivolta al ceto medio, non per un favore ai ricchi, ma per riconoscere valori e sacrifici». La seconda per gli autonomi, con la soglia al 15% innalzata fino a 85mila euro. La terza per i lavoratori dipendenti, che potranno godere di una tassa al 5% sui premi di produttività fino a 3mila euro. «Questa misura fa il paio con l’estensione dei fringe benefit già approvata», ha aggiunto il premier.

Dal cuneo fiscale a “più assumi, meno paghi”: le misure per il lavoro

Il lavoro è, in generale, il comparto cui il governo ha dedicato maggiori risorse: lo stanziamento più ingente, dopo quello per l’energia, è sul taglio del cuneo fiscale. Si tratta di 4,5 miliardi di euro destinati a confermare il taglio del 2% per i redditi fino a 35mila euro e aggiungere un 1% in più per quelli fino a 20mila, che quindi potranno contare su un 3% complessivo. I benefici della misura saranno interamente «lato lavoratore» e confermano l’attenzione del governo per i redditi più bassi. C’è poi la prima applicazione del programma che in campagna elettorale Meloni sintetizzava con lo slogan “più assumi, meno paghi”: contribuzione azzerata per chi assume donne, giovani fino a 36 anni o percettori di reddito di cittadinanza. Ma, ha chiarito Meloni, «vale per i nuovi contratti», perché la misura punta a creare maggiore occupazione o maggiore stabilità, anche con la trasformazione di contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Introdotti, inoltre, buoni lavoro fino a 10mila euro in agricoltura, comparto Oreca e valori domestici, e rinviate la plastic e la sugar tax.

Una «tregua fiscale» improntata al «buon senso»

La manovra prevede anche un intervento di «tregua fiscale» per cittadini e imprese che in questi ultimi anni si sono trovati in difficoltà economica anche a causa delle conseguenze del Covid e dell’impennata dei costi energetici. Prevede la cancellazione delle cartelle fino al 2015 che hanno un importo inferiore a mille euro, la rateizzazione dei pagamenti fiscali non effettuati nel 2022 senza aggravio di sanzioni e interessi per chi a causa di emergenza Covid, caro bollette e difficoltà economiche non ha versato le tasse. È prevista una mini sanzione del 5% sui debiti del biennio 2019-2020. La rateizzazione è fino a 5 anni. Dunque, «nessun condono, ma solo operazioni di buon senso».

Fine della pacchia per le imprese “apri e chiudi”

Ancora sul fronte del lavoro e dell’impresa, il governo ha varato un provvedimento contro la concorrenza sleale delle cosiddette aziende “apri e chiudi”, «cioè di quegli esercizi – ha ricordato il premier – che aprono, non versano nulla nelle casse dello Stato, spariscono e poi ricominciano daccapo». «La misura prevede che, quando si hanno avvisaglie, l’Agenzia delle Entrate convochi il titolare e ne cancelli la Partita Iva, che potrà essere riaperta solo con fideiussione sul pagamento delle tasse dovute. Noi crediamo infatti – ha ricordato Meloni – che gli imprenditori e i commercianti vadano difesi dalla concorrenza sleale e dall’abusivismo».

Meloni: «Per famiglie e natalità un pacchetto da 1,5 miliardi che non ha precedenti»

Dunque, misure in cui l’impronta politica del governo emerge chiaramente. Così come per quelle adottate sul fronte delle famiglie, delle pensioni, del reddito di cittadinanza, fisco. Quello per la famiglia è un vero e proprio pacchetto, che getta a sua volta le basi di un programma di legislatura. Nella manovra «1,5 miliardi sono stati destinati alle famiglie e alla natalità, un impegno – ha rivendicato il premier – che non credo abbia precedenti nei governi recenti». Nel pacchetto trovano spazio gli aumenti per l’assegno unico (50% in più per tutto il primo anno di vita del bambino; 50% in più per tre anni per le famiglie numerose con 3 figli o più) e la stabilizzazione della maggiorazione per i figli disabili, che «incredibilmente – ha sottolineato Meloni – era transitoria e non strutturale. Invece noi crediamo che sia una condizione fondamentale che i bambini disabili abbiano più degli altri».

Le misure contro il “caro carrello”, con il coinvolgimento di Comuni e operatori del settore

E ancora tra le misure per le famiglie hanno trovato spazio l’Iva al 5% su tutti i prodotti per la prima infanzia e sugli assorbenti; la conferma dell’agevolazione sulla prima casa per le giovani coppie, tra le quali la copertura dello Stato copre fino all’80% mutui; un intervento sul congedo parentale facoltativo che «costituisce una piccola banca del tempo» per i genitori di bambini fino a 6 anni e che introduce un mese retribuito all’80% invece che al 30%. Nella manovra, inoltre, c’è lo «stanziamento di 500 milioni contro il caro carrello». Il governo ha deciso di non dare il via libera all’azzeramento dell’Iva su pane e latte «perché non potendo distinguere il reddito, la misura si sarebbe spalmata anche su chi non aveva bisogno: abbiamo in mente di selezionare con decreto alcuni alimenti e utilizzare questi 500 milioni per abbassare il prezzo di quei beni per gli incapienti attraverso la rete dei Comuni» e coinvolgendo anche produttori e distributori.

Il «principio di equità» applicato alle pensioni

Sul fronte pensioni, un tema – ha chiarito Meloni – affrontato con grande «serietà»: proroga dell’Ape sociale e di opzione donna, con correttivi che la rendono più equilibrata, e interventi sullo scalone pensionistico, che consentiranno di andare in pensione con 62 anni e 41 di contributi, ma «con paletti di buonsenso, il più importante dei quali è che chi decide entrare in questa finestra fino a maturazione dei requisiti non potrà prendere una pensione superiore a 5 volte la minima». Un principio di equità, che il governo ha applicato anche per la rivalutazione delle pensioni: le minime saranno rivalutate del 120%, quelle fino a 2mila euro del 100% e così a scalare fino alle pensioni che sono pari o oltre 10 volte la minima la cui indicizzazione si fermerà al 35%. «Questa è una scelta politica di cui ci assumiamo la responsabilità», ha detto Meloni, ricordando la sua storica battaglia sulla necessità di meccanismi di riequilibrio rispetto alle pensioni d’oro.

Il reddito di cittadinanza finirà nel 2023

Infine, la questione reddito di cittadinanza. «Avremmo avuto bisogno di più tempo per una riforma complessiva, ma intanto stabiliamo che si continua a tutelare chi non può lavorare – disabili, anziani, famiglie senza reddito con minori a carico, donne in gravidanza – mentre per gli altri, per chi può lavorare, il reddito di cittadinanza sarà abolito alla fine del 2023, quando comunque non si potrà percepire per più di 8 mesi e decadrà al a primo rifiuto lavoro», ha chiarito il premier, ricordando anche «l’obbligo di presenza sul territorio nazionale». «Ci siamo dati un periodo transitorio per accompagnare al lavoro», ha chiarito Meloni, ricordando che già «il contributo per chi assume percettori di Reddito di cittadinanza va in questo senso» e puntando anche sulle opportunità per la formazione offerte dal Fondo sociale europeo.

Sul reddito di cittadinanza, ha quindi sottolineato il premier, «vedo forze politiche che chiamano la piazza, bene. Ma chi lo ha pensato, lo ha immaginato come uno strumento con cui lo Stato deve occuparsi delle persone da 18 a 60anni? Evidentemente non ha funzionato come doveva. O alcuni pensavamo che ci sono persone di cui lo Stato si occupa all’infinito? Lo Stato aiuta trovando un posto di lavoro e migliorando la condizione di queste persone», ha concluso il premier, ribadendo che «noi abbiamo intenzione di rimettere complessivamente mano a questa materia».

 

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