Manovra, Sorgi promuove a pieni voti Giorgia Meloni: “Esame di maturità superato”

22 Nov 2022 9:36 - di Gabriele Alberti
Manovra Meloni Sorgi

Non era scontato. Marcello Sorgi sulla Stampa oggi in edicola scrive che Giorgia Meloni ha superato a pieni voti l’esame di maturità rappresentato dalla prima manovra finaziaria del governo di centrodestra. Dalle misure varate di cui parlerà diffusamente il premier alla 10 l’editorialista trae elementi che vanno in netta controtendenza rispetto alle critiche strumentali delle opposizioni che già strepitavano in assenza di elementi definitivi. “Melioni ha suoperato l’esame di maturità”. E’ il titolo del commento dell’editorialista. “La conclusione della legge di stabilità  ha offerto a Meloni l’occasione di mettere alla prova per la prima volta la sua leadership di governo, dimostrandosi all’altezza di un passaggio che non si presentava semplice“.

Marcello Sorgi (La Stampa): “Meloni supera l’esame di maturità”

Vera prova di leadership da parte del presidente del Consiglio. “Dire che si trattava di una manovra “obbligata”, farsi schermo dell’impianto “draghiano” della stessa, infatti, valeva fino a un certo punto. Agli alleati di governo di Draghi non importava più nulla. Ognuno era entrato in partita con un pacchetto di misure “identitarie” che dovevano segnare la misura del proprio peso, della propria vittoria o sconfitta”. Misure come la flat tax e l’età pensionabile richieste dalla Lega; le pensioni minime a mille euro volute da Forza Italia. Ebbene, “Meloni è riuscita a convincere gli alleati”, scrive Sorgi guardando ai singoli provvedimenti e alle modalità con cui sono stati “ridimensionati o rinviati”.

Manovra Meloni, sorgi: “Impianto rigoroso”

“La flat tax ha subito un minimo aggiustamento. La riforma delle pensioni non c’è stata; e si è risolta in un ennesimo posticipo di un anno della legge Fornero, con condizioni di uscita dal lavoro più dure (da quota 102 a 103). Le minime crescono, ma non fino ai mille euro”. Dunque, una manovra che si fa apprezzare “per l‘impianto rigoroso che Bruxelles dovrebbe rilevare e approvare”. Al di là dello scostamento di bilancio dovuto all’ obbligo -tante volte premesso – di riservare  21 miliardi contro il caro bollette. Il premier ha svolto due compiti, che la situazione complicata gli assegnava, in modo esemplare: “Con le buone o con le cattive, è riuscita a convincere gli alleati che già questo, aver ottenuto dalla Commissione l’autorizzazione ad aumentare l’esoso debito pubblico italiano, in nome delle insostenibili conseguenze della crisi energetica, è qualcosa che la coalizione nel suo complesso può considerare un risultato che era tutto da conquistare“.

Massimo Franco: “La prudenza di Palazzo Chigi va accolta positivamente”

“Meloni ha messo un punto. La manovra è stata il primo esame di maturità per il governo. Superarlo, e adesso poter puntare a ottenere l’approvazione in Parlamento del testo e delle tabelle entro la fine dell’anno, non era affatto scontato”. Un giudizio sereno che va nella stessa linea delle analisi di Corriere e Libero. Una singolare convergenza di opinioni che la dice lunga sulla bontà delle decisioni prese.. “Scrive Massimo Franco che  “ironizzare sul ritorno alla realtà di Giorgia Meloni e della sua maggioranza è una tentazione comprensibile. Il duro impatto con la concretezza dei conti e dei vincoli europei costringe tutti a rivedere parole d’ordine utili a prendere voti, ma scivolose quando bisogna governare. Per questo il riflesso prudente che si sta facendo strada a Palazzo Chigi va accolto positivamente”. L’editorialista del Corriere giudica la polemica sul «draghismo» di Giorgia Meloni “fuori luogo”. “Prendere quanto di buono Draghi ha seminato, per la maggioranza di destra è un vantaggio. Delegittimare quanto è stato fatto nell’ultimo anno e mezzo solo per schivare le critiche di «continuismo» o le accuse di incoerenza, perché almeno FdI era all’opposizione, mostra invece una fragilità poco comprensibile”.

Sallusti: “La via giusta”

“La via giusta” è quella intrapresa da Meloni. Alessandro Sallusti su Libero titola così il suo editoriale. “Nessuno dei provvedimenti sarà rivoluzionario – scrive il direttore di Libero-  rivoluzionaria è la strada intrapresa per sterzare il corso del reddito di cittadinanza; delle pensioni, della pressione fiscale, del rapporto tra Stato e cittadini”. Smentiti i gufi che si aspettavano un cataclisma, e magari lo speravano. “Chi ha sbandierato lo spauracchio di un governo delle destre che in modo irresponsabile avrebbe sfasciato i conti del paese alla prima occasione – cioè questa – si deve ricredere: nessuna follia, niente colpi di testa e vedrete – preconizza Sallusti- che ciò sarà loro rinfacciato dalle sinistre al motto di “non hanno mantenuto le promesse elettorali”. Da una lettura rapida dei quotidiani oggi in edicola le previsioni del direttore si sono già materializzate nero su bianco. Niente di più falso: in campagna elettorale si indicano gli obiettivi da raggiungere in cinque anni, la strada e la velocità dipendono dalla macchina che hai trovato in

 

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