Lollobrigida: «Siamo riusciti a fare la manovra a tempo di record, non lasceremo nessuno a piedi»

22 Nov 2022 9:58 - di Paolo Sturaro
lollobrigida

Una manovra fatta a tempo di record. «Il nostro governo ha giurato meno di un mese fa», dice il ministro Francesco Lollobrigida al “Corriere della Sera”. «Siamo riusciti a varare una finanziaria in tempi troppo stretti per dare spazio a strategie definitive. Ma senza rinunciare a dei punti di riferimento e a cambiare rotta su alcune questioni di rilievo». Ed è proprio il cambio di rotta che caratterizza la svolta: «Impostiamo un ragionamento che verte sulla crescita economica».

Lollobrigida: «Non lasceremo a piedi nessuno»

Un dei punti su cui si discute da tempo è il Reddito di cittadinanza. «Creiamo le condizioni per trasformare un provvedimento che oggi non ha adeguate politiche attive del lavoro. Diamo un termine di meno di un anno a tutti coloro che beneficiano del Reddito ma possono lavorare», puntualizza Lollobrigida. «Lo Stato deve contribuire alla crescita di chi crea e di chi cerca lavoro. Ma non si può continuare nell’assistenzialismo, se si rifiuta un’offerta. Non lasceremo a piedi nessuno. Ci saranno mesi durante i quali attuare politiche attive del lavoro concrete e vincenti».

«Le critiche sono tutte legittime»

Carlo Bonomi dice che certe misure, come la flat tax, rispondono alle promesse elettorali mentre la vera emergenza è il taglio al cuneo fiscale. «Le critiche sono tutte legittime», risponde il ministro. «Credo che l’ultima accusa che si possa muovere al presidente Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia è di esserci mossi secondo logiche elettorali e di consenso. Sul merito ci confronteremo nei prossimi giorni. Ma un governo politico ha il dovere di portare avanti il suo programma senza essere condizionato nelle scelte da chi quei risultati non è mai riuscito ad ottenerli».

Lollobrigida e il taglio al cuneo fiscale

«Sul cuneo partiremo dalle decontribuzioni a favore dei lavoratori. Su questa legge di bilancio pesa la scarsità di risorse dovuta alle politiche degli ultimi anni, indotte anche da eventi come la pandemia o la crisi energetica. E pesa il fattore tempo: ci siamo appena messi al lavoro e la legge va subito mandata a Bruxelles».

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