Manovra, Fazzolari: «Scelte complicate, ma serve serietà: puntiamo su ciò che è davvero utile»

22 Nov 2022 10:05 - di Federica Parbuoni
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Una «manovra responsabile», il cui faro è «l’interesse nazionale». Il sottosegretario all’Attuazione del Programma, Giovanbattista Fazzolari, spiega lo spirito della manovra da 35 miliardi, varata nella notte dal Consiglio dei ministri, ribadendo quello che il governo ha chiarito fin dal primo momento: «Non abbiamo la preoccupazione della ricerca del consenso. Sentiamo il peso della responsabilità e facciamo quello che ci sembra utile».

La riforma necessaria del reddito di cittadinanza

E, in una manovra concentrata sul sostegno a famiglie e imprese, tenendo al contempo in sicurezza i conti dello Stato, l’esempio più immediato di questa linea di condotta non può che essere il Reddito di cittadinanza. Riformarlo, ha chiarito Fazzolari, «vuol dire togliere una pessima misura che funziona male come contrasto alla povertà, non serve per trovare un lavoro e si presta a molti abusi. Insomma, una misura sbagliata». Il reddito, ha quindi ricordato il sottosegretario di fronte all’obiezione che si tratterebbe di un sostegno per chi è più in difficoltà, «costa tra gli 8 e i 9 miliardi di euro l’anno: siamo sicuri che con tutti quei soldi non si sarebbero potute fare cose più utili per le persone in difficoltà?». E il rischio che le opposizioni si compattino dietro a Conte che minaccia battaglia e agita piazze, anche con l’appoggio della Cgil? «Per loro sarebbe un grande affare dire che è sbagliato distinguere tra chi può lavorare e chi no. Se vogliono farlo, per noi va benissimo».

Fazzolari: «Sul cuneo fiscale l’investimento più ingente dopo l’energia»

Il governo si è concentrato piuttosto sul sostegno al lavoro, come le «tantissime misure a favore delle imprese» e il rinnovo del cuneo fiscale, rafforzato «mettendo un ulteriore punto per i redditi fino a 20mila euro». «L’operazione costa 4,2 miliardi, ed è la più costosa, al netto dell’intervento sull’energia», ha rivendicato Fazzolari. La cornice, come spiegato nella nota di Palazzo Chigi, che ha dato conto delle misure approvate, è quella di una manovra che «si basa su un approccio prudente e realista», che tiene conto della congiuntura internazionale e della sostenibilità dei conti dello Stato. Ed è dunque in questo contesto che vanno inquadrate e valutate le misure adottate. Sì, 21 miliardi per l’energia «sono pochi», ha risposto Fazzolari a una domanda diretta, «ma chi ci critica dovrebbe dirci dove avremmo potuti trovarne cento».

Una manovra con una visione politica e strategica

Non è questione di quello che Francesco Oliva, che firma l’intervista, ha definito «tabù per il debito», ma di visione strategica rispetto a ciò che conviene e non conviene al Paese. «Non siamo virtuosi per vocazione. Ma se fare debito volesse dire mettere in allarme i mercati, l’operazione costerebbe ancora di più. Da quando siamo in carica – ha ricordato Fazzolari – lo spread è sempre diminuito, i mercati sono tranquilli. Se avessimo messo 100 miliardi sul piatto per accontentare tutti, le cose sarebbero state diverse». Dunque, ecco che torna l’interesse nazionale come faro e come binario dal quale non deragliare mai. Una impostazione che ha portato il governo a mantenere «la giusta continuità» con le politiche di Draghi che andavano in quella direzione, ma a segnare anche la netta «discontinuità di un governo politico con la sua visione». «Ci sono delle voci obbligate: il caro energia. Sul resto – ha sottolineato Fazzolari – c’è discontinuità: Reddito di cittadinanza, flat tax, limite al contante, pace fiscale».

Fazzolari: «Su benzina e gasolio scelte complicate, ma serve serietà»

E, ancora, i sussidi per benzina e gasolio, che rischiano di tornare sopra i due euro. «Era davvero il caso di toglierli?». «Sono scelte complicate. Il sostegno ci costava un miliardo al mese. Questo sconto non distingue tra chi ne ha bisogno e chi no. Siamo coscienti che il rischio è colpire i pendolari. Se ci fossero poi dei forti choc sul mercato del petrolio, questi aiuti potrebbero non fare la differenza. So che daranno la colpa a noi dell’aumento della benzina, ma se il cuneo fiscale costa 4,2 miliardi possiamo spenderne 12 sulla benzina?», ha risposto Fazzolari, sottolineando che sul tema, particolarmente caro alla Lega, «non ci sono scontri con gli alleati, ma un confronto». «Capisco che quella dei due euro è una soglia non solo psicologica, ma anche di sfiducia che può avere effetti economici. La questione esiste. Ma con serietà dobbiamo porci il tema di un costo elevatissimo». Stesso discorso per le pensioni: la possibilità di arrivare ai mille euro ipotizzati da Forza Italia non c’era, ma «noi – ha ricordato Fazzolari – aumentiamo le più basse».

 

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