«La Costituzione tuteli la lingua italiana»: ddl di Menia per coniugare identità e integrazione

17 Nov 2022 19:29 - di Redazione
Menia

Tutelare la lingua italiana attribuendole rango costituzionale. È questo l’obiettivo di un ddl di riforma costituzionale presentato al Senato da Fratelli d’Italia, primo firmatario Roberto Menia. Sede della modifica è l’attuale articolo 12 della Carta (“La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni“), cui la riforma propone di aggiungere il seguente testo: “L’italiano è la lingua ufficiale della Repubblica. Tutti i cittadini hanno il dovere di conoscerla e il diritto di usarla“.

Menia è il “padre” della Giornata del Ricordo

Triestino doc, Menia è il “padre” della legge che ha istituito la Giornata del Ricordo per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo istro-giuliano-dalmata. In questa legislatura ha presentato già un ddl per il “Ripristino della festività nazionale del 4 novembre“. «L’Italia – spiega all’AdnKronosè uno dei pochi Paesi occidentali in cui la Costituzione non preveda espressamente il riconoscimento della lingua nazionale come lingua ufficiale dello Stato». A giudizio del parlamentare, «è indispensabile riconoscere il ruolo della lingua italiana quale elemento costitutivo e identificante della comunità nazionale, a prescindere dalle diversità localistiche».

I casi dell’Alto Adige e della Venezia Giulia

Sbaglierebbe tuttavia chi pensasse all’iniziativa di Menia come a qualcosa di astratto. «Tutto ciò – puntualizza – vale tanto più in questi anni in cui il fenomeno migratorio pone questioni nuove che attengono da una parte al principio di accoglienza e solidarietà. Ma dall’altra vogliono che esso si coniughi a quello del mantenimento e della difesa dell’identità italiana». Sul tema dell’identità Menia fa poi riferimento ad alcuni casi, come quello della tutela delle minoranze nazionali o linguistiche che diventano «strumento per l’imposizione di un monolinguismo nella toponomastica che cancella l’italiano, come succede da anni nell’Alto Adige con il tedesco e inizia ora ad accadere anche nella Venezia Giulia con lo sloveno».

Dove c’è unità linguistica c’è unità nazionale

È vero invece che dove c’è unità linguistica c’è unità nazionale. «La proposta – avverte infine Menia – tiene conto delle dinamiche demografiche e delle spinte migratorie con l’obiettivo di trovare un collante ed una ragione propulsiva nella lingua». Per il senatore, «quanto più la lingua italiana, con il suo portato di valori civili, morali e religiosi, sarà strumento di unione e integrazione, tanto più – conclude – potremo guardare con fiducia e speranza al futuro dell’Italia ed alle prossime generazioni di italiani».

 

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