Ita Airways: una parola straniera per la compagnia di bandiera. Tra i grandi Paesi lo fa solo l’Italia

16 Ott 2021 11:51 - di Marzio Dalla Casta
Ita Airways

Un marchio anonimo, scialbo, scontato: Ita Airways. Peggio: un inchino ruffiano e servile all’omologazione. Proprio come una di quelle insegne di periferia dove la scritta in inglese pretenderebbe di certificare un salto nella modernità quando è solo una ridicola fuga dalle radici. Esatto, quella roba tipo Wine bar laddove è assai probabile che a Londra o a New York troveremmo scritto “vino” proprio perché fa più italiano e quindi più trendy. Ma tant’è: tocca sorbirci Ita Airways in luogo dell’aerodinamico, dannunziano e futuristico Alitalia. Una sola parola, bellissima e moderna. Ora ne abbiamo due – un prefisso e un termine inglese – ma nessuna dice granché. Tanto più che per una start up con ambizioni da compagnia di bandiera una parola straniera è un ossimoro, una contraddizione logica.

Ita Airways ha sostituito Alitalia

E sì, perché i suoi aerei sono vessilli sfreccianti o strofe volanti dell’inno nazionale. E quell’inno, si sa, si canta non si traduce. Certo, c’è la globalizzazione e tutto il conseguente bla bla bla. Ma perché deve valere solo per noi? Perché i tedeschi hanno la Lufthansa, i francesi l’Air France, gli olandesi la Klm (Koninklijke Luchtvaart Maatschappij) e gli spagnoli l’Iberia? L’omologazione linguistica riguarda solo l’italiano? E per giunta proprio nel 700esimo della morte di Dante, padre del nostro idioma? Interrogativi superati dal tempo? Può darsi, ma neanche ci si può rassegnare allo svilimento della nostra lingua persino laddove dovrebbe campeggiare a mo’ di distintivo ufficiale. La politica ha già infilato il Jobs act nel dibattito pubblico, non c’era davvero alcun bisogno che l’imprenditoria ci regalasse ora pure l’Ita Airways.

T. Mann: «L’italiano è la lingua degli angeli»

Anche perché con cieli e nuvole vantiamo, come italiani, una certa dimestichezza se è vero che il primo a teorizzare il volo fu un certo Leonardo da Vinci. Così come è vero che a Chicago l’isteria del cancel cultur non ha ancora abbattuto il monumento dedicato  a Italo Balbo per la trasvolata oceanica del 1933 (XI E.F., tiè). E non fu forse il volare urlato da Modugno ad incantare mezzo mondo? Senza tralasciare che si deve a uno scrittore del calibro di Thomas Mann la definizione dell’italiano come «lingua degli angeli». E allora perché scegliere un’imbastardita Ita Airways per tornare ad innalzarci nel blu dipinto di blu?

 

 

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