Zerocalcare, poca ironia: il suo “dramma” per la vittoria della destra diventa polemica contro il “Secolo”

19 Ott 2022 16:34 - di Luca Maurelli

La satira sugli altri gli riesce alla grande, l’ironia su se stesso un po’ meno. Peccato. Zerocalcare, il grande disegnatore famoso per le strisce sull’Armadillo, geniale sceneggiatore di una serie tv, “Strappare lungo i bordi” (molto apprezzata anche a destra, sperando che questa affermazioni non lo spinga a querelarci), inciampa su una sua intervista dalle domande surreali e dalle risposte lunari. Non potendo lavorare di gomma cancellina, come quando realizza le sue strisce, Zerocalcare accusa su Twitter i giornali, “Repubblica” e il “Secolo d’Italia” di aver mal interpretato il suo augusto e cristallino pensiero affidato alla penna amica di una giornalista che lo aveva torchiato a sangue riuscendo nell’impresa (si fa per dire…) di fargli sostenere che la destra è un dramma per l’Italia e che non vede l’ora che si voti di nuovo.

Zerocalcare e le accuse al “Secolo d’Italia”

Banalità, insomma, drammi suoi e cazzi suoi, più che degli italiani che hanno votato a maggioranza il centrodestra, sul quale il Secolo aveva osato ironizzare un po’ in un articolo in cui lo definiva, tra virgolette, democratico, e poco rispettoso del voto freschissimo di urne.

Il “dramma” dell’Italia, di cui parlava nell’intervista a Repubblica, in realtà era un “dramma personale” come quello di Damiano dei Maneskin, che aveva cercato invano di convincere il resto dell’umanità che il suo parere valesse erga omnes. Quelle parole contro la destra che minaccerebbe i diritti e spedirebbe l’Italia nel dramma non sono tra le cose più originali e ficcanti che Zerocalcare abbia mai prodotto. Roba da cantanti più o meno alfabetizzati o giù di lì, niente a che vedere col genio intuitivo dell’Armadillo, la coscienza di Zero, che funziona decisamente meglio della sua razionalità.

Ma vediamo cosa scrive Zerocalcare su Twitter e di cosa ci accusa (riscuotendo migliaia di  like, attenzione, altro che elezioni…): “Quasi tutto ciò che c’è da sapere sull’informazione”, si intitola il post, corredato naturalmente da una vignetta esplicativa, che il fumettista e regista Zerocalcare ha dedicato ieri sera al travisamento di alcune sue opinioni sull’esito delle elezioni politiche da parte della stampa e che ha già ottenuto oltre 21.000 like e quasi 4.000 retweet solo su Twitter.
Accanto al post, una foto che mette insieme la vignetta originaria, con le citazioni di questa vignetta che gli attribuiscono ‘Repubblica‘ e ‘Il Secolo d’Italia’. “Quello che dico io (banalità de buon senso, dai)”, ricorda il fumettista sopra la vignetta dove il suo alter ego a fumetti dice: “No, non penso che ritorna il fascismo. I riferimenti economici restano sempre quelli neoliberisti e il posizionamento rimane atlantista. Penso che delle differenze ci possono stare sul piano della società, dei diritti, in senso autoritario e tradizionalista”. Poi la ‘frase incriminata’ e cerchiata in rosso: “Che è drammatico eh, mica dico di no, ma ecco non penso che mo’ per vent’anni non ci stanno più le elezioni”.

La stampa cattiva che non comprende il senso delle parole del disegnatore

Poi Zerocalcare riposta la ‘versione’ manipolata dalla stampa cattiva.Come lo trascrive Repubblica“, sottolinea Zerocalcare accanto alla foto di una frase attribuitagli dal quotidiano: “Sì è drammatico. Però, insomma, spero che in Italia ci siano di nuovo delle elezioni, almeno entro i prossimi vent’anni”. Più sotto “Come lo riporta il Secolo“, con la foto del titolo che gli dedica il nostro giornale. “La ridicola tesi del ‘democratico’ Zerocalcare: “Tornare al voto, Italia nel dramma con la destra”. “A voi studio”, è il commento conclusivo del fumettista. Standing laikkietion dei suoi fans…

Un paio di domande molto banali a Michele Rech…

A noi! (studio) dunque. Prima domanda a Michele Rech: se il Secolo sintetizza in un articolo un’intervista che Repubblica ha riportato in modo equivoco, come sostiene il disegnatore, di chi è la colpa? Di chi ha fatto un’intervista riportando erroneamente il contenuto di quello che ha detto nella quale il diretto interessato straparla come se avesse ingerito una flebo di Pentothal o un peperone imbottito, o di un giornale che riprende la stessa e lo rititola sulla base di quanto scritto da altri e con la fonte ben citata?

Poi c’è la politica. Zerocalcare sperava di aver illuminato la mente degli italiani, invece si ritrova un titolo che in effetti ne sintetizza ironicamente la ristrettezza culturale del suo pensiero. Vediamo perché.

Noi, ieri, scrivevamo, testualmente, che in una intervista sulle pagine siciliane di Repubblica, “dopo averlo interrogato a lungo sulla guerra, i curdi, la pace del mondo e i profughi in arrivo”, Zerocalcare veniva passato alle forche caudine della politica chiedendogli cosa pensasse della situazione politica italiana e della vittoria della destra. E il vignettista abboccava come un Damiano qualsiasi. Seconda domanda: di chi è la colpa?

Le domande molto “imparziali” di Repubblica e l’abboccamento all’amo

Leggiamo le domande di Repubblica vagamente tendenziose: 
“Come commenta il clima politico delle ultime elezioni?”
“Penso che non sia un nuovo clima politico. L’Italia è un paese con un forte blocco conservatore da sempre. Che prima ha votato Berlusconi, poi ha votato Salvini e ora Meloni. La differenza è che il partito della Meloni ha ottant’anni di pensiero e ideologia legati al fascismo. Ora non voglio dire che adesso il fascismo ritorna in Italia, anzi saremo saldamente ancorati dal punto di vista economico ai valori del neo liberismo. Ma penso che le ideologie dei partiti di destra stavolta peseranno in modo decisivo su spazi sociali necessari e di costume, su aborto, nazionalismo diritti civili”.

Altro assist, altra prodezza del vignettista vittima del Quarto Potere che lo manipolava.
Domanda, anzi, affermazione categorica della giornalista: “Insomma, ci prospetta un dramma”.

“Sì è drammatico. Però, insomma, spero che in Italia ci siano di nuovo delle elezioni, almeno entro i prossimi vent’anni…”

Ecco, da quella premessa sul dramma e da quella auspicata prospettiva delle urne, vagamente prematura e leggermente antidemocratica che Zerocalcare con ironia smarrita paventava “da qui a vent’anni”, il Secolo ricavava questo titolo: “La ridicola tesi del ‘democratico’ Zerocalcare: “Tornare al voto, Italia nel dramma con la destra”.

Se il senso delle frasi non è quello del titolo, allora c’è da prendersela solo con Repubblica. Se considera erronea la sintesi del titolo del “Secolo“, dopo aver riletto i suoi virgolettati integrali nel pezzo, allora il problema è più grave e Zero lo aveva individuato da solo in “Strappare lungo i bordi quando parlava dei pezzi di carta che “so boni per scaldasse e certe volte quel fuoco te basta, e altre volte no”. Come i giornali: ti scaldano solo se parlano bene di te, altrimenti, sticazzi. E vai con i like.

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