Vaccini Covid under 5, i virologi: “Più rischi che benefici”, “Vecchi”, “Utile a chi è a rischio”

20 Ott 2022 16:10 - di Mia Fenice
vaccini

Il via libera dell’Agenzia europea del farmaco Ema ai vaccini anti-Covid di Pfizer-BioNTech e Moderna per i bambini dai 6 mesi a 5 anni d’età non trova consenso tra i virologi. C’è chi lo definisce “vecchio”, c’è chi evidenzia i rischi e chi non ravvisa la necessità in questo momento. Poi c’è chi lo ritiene “utile nei bimbi a rischio”.

Vaccini under 5, Bassetti: «Oggi mi sembra vecchio»

Contrario Matteo Bassetti. «Io credo che questo vaccino, giusto ma nel momento sbagliato, serve a poco, in questo momento dobbiamo dedicarci alle persone anziane e fragili con quelli aggiornati. L’approvazione dell’Ema – sottolinea all’Adnkronos Salute il direttore della Clinica di malattie infettive del policlinico San Martino di Genova – arriva dunque in un momento in cui serve davvero a poco e non credo che vada raccomandata la vaccinazione ai bambini con questo vaccino. Andava bene nel 2021, oggi mi sembra vecchio».

Gismondo: «In questo caso sono più i rischi che i benefici»

Il via libera dell’Agenzia europea del farmaco Ema ai vaccini anti-Covid di Pfizer e Moderna, nella versione originale, per i bimbi da 6 mesi a 5 anni «è una cosa che assolutamente non comprendo e non condivido. Non la condivido perché» in questo caso «sono più i rischi che i benefici». Lo sostiene Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano. «I bambini, e non parlo di quelli non fragili, ma di quelli in buona salute – tiene a premettere l’esperta, sentita dall’Adnkronos Salute – quando contraggono questo virus hanno solo, forse, qualche volta e non sempre, un giorno o due di febbre, sintomi simili a quelli di un banale raffreddore». Per questo Gismondo dice «no a far correre loro anche il minimo rischio, con un vaccino ancora non del tutto conosciuto, che dà, e questo è stato appurato, una miocardite ogni 100mila vaccinati giovani».

Vaccino under 5, Clementi: «Non ravviso la necessità»

«L’approvazione dell’Agenzia europea del farmaco Ema» ai vaccini anti-Covid di Pfizer-BioNTech e Moderna per i bambini da 6 mesi a 5 anni d’età «non è di per sé una raccomandazione all’uso» in questa fascia. Ne è convinto Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

«È un’approvazione di efficacia del farmaco. La raccomandazione secondo me va fatta se c’è la necessità. E io, in questo momento, non ravviso la necessità di vaccinare bambini così piccoli. Bambini che magari si infettano anche, ma non stanno male».

«Non ha molto senso fare il vaccino in questo fase»

I bimbi, riflette l’esperto parlando con l’Adnkronos Salute, «possono trasferire l’infezione in casa, ma abbiamo già visto che questi vaccini non proteggono dall’infezione. Quindi anche un bambino vaccinato potrebbe trasmetterla in casa. Ecco perché non ha molto senso, a mio avviso, fare il vaccino ai bimbi piccoli in questo momento e in questa fase epidemiologica». Oggi, ricorda Clementi, «abbiamo visto un rialzo dei contagi Covid che non ha avuto grande impatto clinico. In futuro andremo avanti a piccole ondate, credo sempre più decrescenti. E poi ci saranno ritorni a una condizione di bassa infettività. Questo ci dovrebbe accompagnare a una situazione in cui il virus circola solo in determinati periodi dell’anno».

Vaccini, Pregliasco: «Utile nei bambini a rischio»

Mentre per il virologo Fabrizio Pregliasco «è interessante questa opzione che rende utilizzabile il vaccino anti-Covid anche per i più piccoli», da 6 mesi di vita a 5 anni. «E’ chiaro che questa vaccinazione», in queste fasce d’età, «la vedo soprattutto utile nei bimbi a rischio e con problematiche particolari di salute, o per chi fa parte di famiglie dove ci sono dei fragili». «E’ un’arma complementare, almeno in questo utilizzo nei bimbi. Il messaggio è che: va fatta ed è cruciale la vaccinazione dei soggetti a rischio anziani, però ci sono anche i bambini», conclude il docente di Igiene dell’Università Statale di Milano.

 

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