Meloni a Cernobbio: «Pnrr? Cambiarlo non è un’eresia. E su armi e sanzioni: ne va della nostra credibilità»

4 Set 2022 14:51 - di Bianca Conte
Meloni a Cernobbio

Combattiva ma anche sorridente, dialogante ma ferma sulle sue posizioni e sul programma elettorale che sta presentando agli italiani che incontra in piazze gremite, Giorgia Meloni era l’ospite più attesa dell’appuntamento con i big dei diversi schieramenti in campo, riuniti al Forum Ambrosetti di Cernobbio. E nel suo intervento, in cui si è soffermata soprattutto su temi di politica internazionale e di economia, ha ribadito coerenza e solidità delle proposte di Fratelli d’Italia, rispondendo nel merito delle emergenze in agenda a una campagna della sinistra polarizzata su insulti e spauracchi, insostenibili quanto irricevibili.

A Cernobbio arriva Giorgia Meloni, l’ospite più attesa

Oggi, a Cernobbio, è stato il momento del confronto tra gli esponenti dei partiti e delle coalizioni in corsa per le elezioni del 25 settembre. Un confronto che Giorgia Meloni ha guidato con voce ferma e toni rassicuranti, sia sul fronte della politica estera, che su quello interno dell’economia del Belpaese, martoriata da pandemia e crisi energetica. E quando il discorso con il Pnrr ha richiesto una sintesi tra i due mondi, la Meloni ha chiarito la posizione di Fdi e ribadito con nettezza quelle che sono le problematiche. Le prospettive. E le possibili soluzioni di Fratelli d’Italia a riguardo. Dichiarando: «Non può essere eresia dire che il Pnrr, scritto prima che si materializzasse il conflitto in Ucraina, può essere perfezionato».

La Meloni a confronto coi leader dei vari schieramenti: no allo spostamento di bilancio

Il nodo dei fondi con cui gestire casse in rosso, inflazione galoppante e crisi energetica, per Giorgia Meloni non può sciogliersi con un nuovo scostamento di bilancio – chiarisce la leader di Fratelli d’Italia –. Ma penso si possa provare a parlare con l’Europa per perfezionare il Pnrr. Non è impossibile: è previsto». Così come, ha aggiunto a stretto giro sull’energia, lo scorporo fra gas ed energie da fonti rinnovabili «si può fare a livello nazionale», calcolando che dovrebbe avere un costo di 3 o 4 miliardi. Rilanciando sul tema una volta di più: «Io non sarei per lo scostamento di bilancio: penso abbiamo altre risorse». Di più: «Siamo indebitati oltremisura, ma penso che si possano immaginare altre risorse e che si possa provare a dialogare con l’Europa per usare le risorse della nuova programmazione europea».

Meloni a Cernobbio: a proposito di Pnrr, crisi energetica, risorse in campo

Quindi, a proposito di Europa e di crisi energetica, la Meloni dal palco di Cernobbio ha tenuto anche a sottolineare: «Non comprendo la timidezza dell’Europa a introdurre un tetto al prezzo del gas. Il tetto al prezzo non conviene all’Olanda che ha la borsa. E alla Germania che può comprare il gas a un prezzo più alto. Nell’Europa della solidarietà gli altri difendono i propri interessi nazionali»… E a proposito di interessi nazionali, Giorgia Meloni ha affrontato anche la vexata quaestio delle guerra in Ucraina e delle sanzioni alla Russia.

«Armi e sanzioni? In gioco c’è la nostra credibilità»

Una situazione su cui, secondo la presidente di Fdi, alla guida del primo partito del Paese, si domanda: «Se l’Italia domani non mandasse più armi e non partecipasse più alle sanzioni, che cosa farebbe il resto dell’Occidente? Niente: continuerebbe a mandare armi. È la nostra posizione che stiamo decidendo. La nostra credibilità. Se domani l’Italia si sfilasse dai suoi alleati, per l’Ucraina non cambierebbe niente. Ma per l’Italia cambierebbe moltissimo. Una nazione seria che vuole difendere i suoi interessi deve avere una postura credibile».

«Se l’Ucraina cade e l’Occidente perisce, il grande vincitore sarà la Cina di Xi Jinping»

Non solo: «Indipendentemente da quanto durerà questa guerra, la divisione fra blocchi durerà», ha asserito la Meloni. Aggiungendo subito dopo: «Sono convinta che il conflitto in Ucraina sia la punta dell’iceberg di un conflitto molto più ampio. Un conflitto il cui obiettivo è la revisione degli assetti mondiali. Se l’Ucraina cade e l’Occidente perisce, il grande vincitore non sarà la Russia di Putin, ma la Cina di Xi Jinping. E chi è più debole in Occidente, segnatamente l’Europa, rischia di trovarsi sotto l’influenza cinese. Quindi bisogna combattere questa battaglia».

La battaglia per rafforzare l’Italia e rinvigorire il suo ruolo internazionale

Una battaglia che ci coinvolge anche fuori dai nostri confini, ma che si risolverà a casa nostra, e che si allinea alle crisi interne, così come viaggia in parallelo a quello che è  l’impegno per rafforzare il nostro ruolo – peso istituzionale, politico ed economico – all’estero. Una battaglia che per Giorgia Meloni non può prescindere dalla valorizzazione di una delle nostre armi più potenti: il Made in Italy. E che non può non passare per il rapporto tra Stato e cittadini. Sul punto, allora, la Meloni a Cernobbio ha spiegato che «l’Italia va rivoltata come un calzino. Occorre una rivoluzione culturale, nel fisco, nella burocrazia, nella giustizia, nella sicurezza, che è una pre-condizione di libertà. E nella politica e nel rispetto degli impegni che si prendono per i cittadini».

Elezioni, Meloni a Cernobbio: «Centrodestra diviso? Differenze e sfumature. Ma la visione è unitaria»

Impegni che il centrodestra ha chiaramente definito in un un programma ben preciso. Perché – tiene a sottolineare con forza la Meloni anche a Cernobbio – il centrodestra è unito. E se ci sono delle differenze e delle sfumature – altrimenti sarebbe un partito unico – sulla visione fondamentalmente siamo d’accordo. Come sull’approccio produttivista. Sulla centralità della famiglia. E sulla libertà economica, sul fisco». Ed è anche sulla compattezza, oltre che sulla coerenza e sulla chiarezza, che si combatte quest’ultima battaglia: quella elettorale. A cui la coalizione di centrodestra si presenta coesa e combattiva. E con una Giorgia Meloni più determinata e in forma che mai.

Sott, l’intervento di Giorgia Meloni a Cernobbio

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